L'arte è tutto ciò che nasce dal sogno, e plasmato dalle mani dell'uomo diventa realtà....

lunedì 4 gennaio 2016

Risotto alle Ostriche con Polvere Croccante di Prosciutto

Il Treno

Salgo sul treno, mi accomodo, ed attendo che parta.
Di fianco a me si siede una ragazza, la musica esce dalle sue cuffiette bianche così alta da trapanarmi il cervello, per più di un attimo mi chiedo come farà a non scendere sorda dal treno.
Una fila avanti a me, una ragazza si infila le dita nel naso con l'entusiasmo di chi ha trovato una mappa del tesoro e l'ubicazione della classica "X".
Parte il treno poi si ferma, riparte, si ferma, riparte, si ferma, e si ferma.
Poi finalmente riparte, sul serio; un vento gelido ed un rumore assordante investono i passeggeri, tanto che siamo in diversi a controllare che qualche porta non sia rimasta aperta.
Piccola stazione, il treno si ferma e lascia salire nuovi passeggeri.
Sale una Giapponese, che mi chiede indicazioni in Inglese, le rispodi in Inglese, ovviamente, e vengo a scoprire che devo parlare con il suo telefono, perchè a quanto pare lei l'Inglese non lo sa, ma il telefono si.
Sale una Senegalese, che chiede a me indicazioni in Inglese, non so una mazza delle fermate dimenicate da Dio, le dico di attendere, chiedo in Italiano al controllore, rispondo a lei in Inglese, che risponde a me in Francese.
A questo punto decido che la cosa migliore da fare è fingere di dormire.
Riparte, il "treno", fisso il finestrino con gli occhi socchiusi, soppesando la gravità dell'enorme crepa che vi è sotto, in una mentale imitazione di Amy Pond (C'è una crepa nel mio muro), solo che il mio non è un muro, ma un treno, e la crepa non si affaccia in un altro universo, mi separa invece dall'esterno, e sembra pericolosamente troppo grande, aperta e fuori posto..
Lo spiffero d'aria troppo freddo invade nuovamente il vagone, il rumore della musica della mia vicina è troppo alta, il rumore metallico del motore decisamente troppo forte.
Nella carrozza cade il silenzio, incrocio gli sguardi sbigottiti degli altri passeggeri, che come me cercano di capire cosa diamine stia succedendo, forse la crepa nel mio treno si sta aprendo, ed io sto finalmente entrando in un altro universo...
Fuori la neve, dentro un nauseante odore di qualcosa che brucia, un misto tra avocado ed olio bruciati insieme, - non buono -.
Il ragazzo nella fila di fronte gioca con il suo bagaglio, lasciandolo cadere ripetutamente a terra, con grande disappunto degli altri passeggeri che ad ogni tonfo sobbalzano, ma lui sembra non curarsene e mette i piedi sopra la poltrona davanti a lui.
Il treno sobbalza, si lamenta, nel mio immaginario esplode, poi si ferma in mezzo al niente, inghiottito dal buio che fuori dalla carrozza sembra esere tangibile, denso e soffocante.
Passa il tempo, ed il treno è fermo.
Passa il tempo, ed il treno rimane ancora fermo.
Passa il tempo, e l'intera carrozza è in preda ad una sorta di agonia collettiva.
Quattro ragazzi nella fila davanti a me si lamentano di quanto questa attesa sia atroce, perchè faranno tardi e non potranno comprare gli alcolici per la serata.
Il signore in giacca e cravatta si lamenta che non arriverà in tempo a cena da sua figlia.
La ragazza che ascolta la musica non si accorge di niente.
Dal fondo della carrozza due donne si lamentano che perderanno il bus, i mariti che perderanno la partita.
Anche gli Arabi in fondo fanno qualcosa di molto simile al lamentarsi, ma nessuno li capisce, parlano Arabo, perciò nessuno si cura di loro.
Io ho solo voglia di Mostarda.
Cerco di dormire, l'alternativa sarebbe quella di alzarsi e sbattere ripetutamente la testa sul vetro del finestrino, tanto per verificare se davvero è infrangibile, sperando solo di svenire presto.
Dopo qualcosa che somiglia molto a quell'ansia che hai, quando speri di non essere interrogato, perchè non hai studiato una mazza, il treno riparte,  l'altoparlante stride, ronza, gracchia, frigge, ed infine una voce prorompe spaccando i timpani degli sventurati viaggiatori:
"Trenitalia vi da il benvenuto..."
- Pensa te se non eravamo i benvenuti...-

Risotto alle Ostriche con Polvere Croccante di Prosciutto 


Che dire, il mondo è pieno di ricette, lo è ancor più di ricette di risotti alle ostriche, ma questa è la mia, semplice, ma con una nota croccante conferita dala polvere di prosciutto crudo, che ne esalta la salinità, e dalla foglia d'ostrica, che intensifica il sapore dell'ostrica regalando al piatto un'inaspettata nota di freschezza.

Per due persone


5 pugni di riso Acquerello invecchiato 1 anno
6 Ostriche
il succo di un limone
pepe nero macinato fresco
olio di nocciole
3 fette molto fini di prosciutto crudo dolce
acqua ricca di minerali tipo Ferrarelle


In una padella fate tostare in poco olio di nocciole il riso.
Sfumate con il succo di limone e portate a cottura unendo acqua Ferrarelle a temperatura ambiente meglio se leggermente tiepida.
Intanto, da parte, aprite le ostriche e tenetene due da parte, le restanti frullatele con la loro acqua, precedentemente ben filtrata.
Infornate, in forno preriscaldato a 180° le fette di prosciutto crudo ben stese su un foglio di carta da forno fino a che non diventeranno croccanti, stando attenti a non bruciarle.
Una volta che le fette saranno croccanti e ben fredde tritatele aiutandovi con un mortaio, evitate di usare robot a lame, altrimenti otterrete una polvere, il risultato che vogliamo ottenere per queta ricetta è invece una granella croccante.


Mantecate il riso con la purea di ostriche precedentemente ottenuta, impiattate in un piatto decorato con una pennellata di nero di seppia, spolverate con abbondante pepe nero e con la granella croccante di prosciutto.
Ultimate con un ostrica ed una foglia d'ostrica.
Per secondo vi consiglio carciofi trifolati e merluzzo al forno


Partecipo a: Cooking with lemons  con questa ricetta partecipo al concorso organizzato da amalfilemonexperience.it/ e da Scatti Golosi


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