L'arte è tutto ciò che nasce dal sogno, e plasmato dalle mani dell'uomo diventa realtà....

giovedì 21 luglio 2016

Quel Treno per Nizza che non ho preso

In queste notti mi capita di svegliarmi per poi rimanere ore sveglia a fissare il soffitto, poi mi alzo, guardo il sole sorgere e ripenso a qualche giorno fa, ed a quanto siano importanti quelle piccole scelte che facciamo ogni giorno.
Mercoledì 13 luglio sono partita da Livorno, alla volta di Milano, per parlare di cucina e di nuovi libri, ogni volta che vado a Milano mi prendo una giornata per me, che sia per andare al museo o per perdermi tra i negozi a fare shopping.
Questa volta avevo progettato di andare a Torino, a trovare un amico, una "toccate e fuga" giusto per dire,  il più delle volte però, non riesco a far combaciare tutti gli impegni, quindi mi ero organizzata una gita fuori porta, da sola.
Qualche giorno prima di partire mi ero messa davanti al pc ed avevo cercato una meta.

"Mamma, stavo pensando di fare una gita  sul lago di Iseo, a vedere quell'opera di quel Christo, sai, la passerella galleggiante?"
"Guarda che l'hanno tolta qualche giorno fa"
"Ah, ok..."
La Svizzera, potrei andare in Svizzera, certo che, vicino al confine non c'è niente che mi interessi poi più di tanto...
Hmm apro un attimo la mappa e guardo cosa c'è di relativamente vicino che mi potrebbe interessare, sicuramente  non in Italia, direi Francia, sono anni che voglio tornare in Francia, e Nizza mi sembra una meta perfetta!
Non sono mai stata a Nizza, potrebbe essere l'occasione giusta, vediamo il costo del treno...
Abbordabile, si può fare , ma si, vada per Nizza, una gita alla chiesa ortodossa il pomeriggio,  una visita ad un museo e poi una bella passeggiata sulla Promenade, un cocktail o meglio un'apericena, rimane solo da organizzare il "quando", beh, il 13  arrivo, sarò stanca,  direi il giorno dopo, il 14, che poi  così mi rimane tempo per concentrarmi su ciò che devo fare il giorno dopo, e prepararmi per la cena di sabato, perfetto!
E poi il 14 è Festa Nazionale Francese, sicuramente ci sarà qualcosa di carino, magari una parata o dei fuochi d'artificio, ma si, deciso,  appena arrivo a Milano faccio il biglietto per Nizza!

Da qui si sono snodate una serie di coincidenze ed imprevisti che hanno impedito il tutto.
Casualità, piccolezze, quelle scelte, decisioni che non sembrano importanti, ma che a volte possono cambiarti la vita .
Il mio treno è arrivato a Milano con 1 ora e 45 di ritardo, a quel punto l'ultima cosa che volevo fare era fermarmi in biglietteria a fare la coda per un biglietto, così sono andata diretta a casa.
La sera è venuto giù un temporale pazzesco, io avevo mangiato tanto in un bel ristorante, e vuoi la stanchezza, o il freddo in motorino, la notte ho dormito veramente male, e la mattina mi sono svegliata in pessime condizioni, così ho deciso di fare le cose con calma, tanto il bello a Nizza sarebbe stato la sera, in passeggiata con i fuochi d'artificio...
Intanto mi metto a lavoro, sento un'amica al telefono, cerco gli orari dei treni per Nizza, prendo la carta di credito e decido di fare i biglietti on line, vengo interrotta da un sommesso bussare alla mia porta, era Allan, il curatore della collana di Libri per la quale ho scritto, doveva fare dei filmati in serata, ad un ristorante, non era indispensabile la mia presenza, perchè la cena importante per me sarebbe stata quella di sabato, la cena in avrei dovuto parlare di nuovi progetti per imbarcarmi in nuove avventure, ma in quel momento qualcosa mi distoglie dal comprare i biglietti, una sorta di rumore impercettibile, un disturbo, come il graffio su un disco di vinile, qualcosa di dissonante che mi mette quasi ansia, chiudo la pagina delle ferrovie, rimetto la carta al suo posto e penso "vabbè, ci andrò domani a Nizza".
Non una cosa da me, io non rinuncio ad una festa, ad una mostra, ai fuochi d'artificio, mai, a costo di perdere il treno, come quella volta che mi feci Firenze di corsa a piedi pur di vedere Van Gogh Alive, riuscendo a prendere per un soffio il treno per casa...
A volte prendo e vado, prendo il treno che capita e visito qualcosa, poi, da brava rondine quale sono, torno diligente a casa, dove ho lasciato il cuore.
A volte mi decido all'ultimo, a volte i miei viaggi sono tuffi nel vuoto, all'avventura, pieni di imprevisti, ma ogni volta qualcosa mi spinge a buttarmi, mentre questa volta, c'era una rete invisibile ad improgionare le mie ali di rondine, una sorta di nodo alla gola, un disagio strano a tornare in stazione e prendere quel treno, il perchè non lo so, ancora me lo chiedo, forse la paura di perdere l'ultimo treno, una paura che però non mi ha mai fermata e per il quale mi ero già organizzata.
Il non conoscere l'ambiente non era un problema, avevo già la cartina di Nizza in borsa, ed il tablet carico per fare le foto.
Non era un problema neanche il posto in cui cenare, mi sarei messa seduta in passeggiata a sorseggiare qualcosa, un posticino poi lo avrei trovato, o magari non avrei neanche cenato pur di prendere un buon posto per guardare i fuochi.
Conoscendomi mi sarei voluta mettere sdraiata in spiaggia, ma non avevo con me l'asciugamano, e così mi sarebbe toccato rimanere in strada.

Non so cosa mi abbia fermata.
Non so cosa mi tiene sveglia la notte, la domanda alla fine, nelle ore notturne, è sempre la solita "perchè".
Perchè c'è così tanta cattiveria in giro?
Perchè a volte siamo così tristi, mentre dovremmo solo esser grati e felici, per quel giorno in più che ci è concesso.
Perchè sprechiamo tempo in casa, o davanti alla tv, a deprimerci e piangerci addosso, quando la vita è così breve, ed a volte così bella, eppure, questa vita, qualcuno l'avrebbe vissuta volentieri,  ma per colpa di un camion gettato sulla folla ad alta velocità, questa vita non potrà più viverla, e dovremmo farlo noi che siamo rimasti, dovremmo vivere anche per loro; ma perchè certi avvenimenti ci fanno sentire morti dentro?

Il Giorno dopo mia mamma mi ha chiamata, il segnale andava e veniva, ed io ho capito poco o niente, perciò, la sera, appena mi sono liberata dai vari impegni, e sono uscita con un'amica, le ho chiesto se sapeva cos'era successo a Nizza, perchè non avevo capito molto della telefonata di mia mamma, avevo solo afferrato "Nizza... camion... investiti", e pensavo ad un incidente.
Sapere che non era stato un incidente ma un atto voluto, sapere che tra quelle 80 vittime molte erano bambini, immaginare la paura, ed il dolore dei rimasti, pensare che in mezzo a quella gente dovevo esserci anch'io, e che se ci fossi stata magari sarei stata tra quegli 80...
Non avrei visto crescere mia figlia, non avrei più potuto abbracciare mia mamma, o baciare il mio ragazzo, non mi sarei più seduta su una spiaggia a leggere un libro, non avrei più potuto accarezzare il mio gatto...
Magari però, se fossi stata li avrei potuto dare una mano, o forse sarei rimasta svuotata per tutta la vita da quel calore che si è riacceso in me, alla vista di tanta violenza e cattiveria, di quelle povere vittime innocenti.
Tanti pensieri vorticavano nella mia testa, troppi e confusi, di giorno sono tranquilla, e faccio finta di niente, la notte mi sveglio e penso a quanto dolore proveranno adesso quelle famiglie, a quante vite spezzate, a quanto noi sperchiamo la nostra vita e ci blocchiamo per cose inutili, mentre dovremmo soltanto vivere, e pensare che tutto può finire, dal niente, anche durante una serata di festa.
Tornata a casa a Milano, dopo la serata con la mia amica ho preso un giornale ed ho letto di quello che era successo, dei dispersi, delle vittime, di chi ancora lottava tra la vita e la morte, ho visto le immagini della promenade, con i passeggini abbandonati, accartocciati come ragni, la stessa promenade su cui poche ore prima immaginavo di essere...
Sono andata a letto, ma non sono riuscita a dormire, mi sono svegliata alle 4 e mi sono buttata sotto la doccia, per raffreddare i pensieri, o fore, con la speranza che mi scivolassero addosso come l'acqua, ma niente; ho preso un paio di forbici e mi sono tagliata i miei lunghi capelli, 50 cm, quelli che ogni volta ho il terrore di tagliare, perchè ho paura di cambiare, e molto spesso, l'essere ancora così fortemente al passato, non mi permette di andare avanti, un gesto simbolico, nei miei peniseri, un taglio alla vecchia vita, un nuovo inizio, un nuovo modo di vedere le cose, una me libera di vivere come realmente si dovrebbe fare.
Tornata a casa ho abbracciato il mio fidanzato, forte e stretto, come se potesse dissolversi nel vento, o ritornare in uno dei miei sogni, e poi ho baciato ed abbracciato mia figlia, che ormai era profondamente addormentata e non si accorgeva di niente, ma non m'importava, ero solo felice di essere li, di poterle dire "amore, sono qui".









venerdì 1 luglio 2016

Jiaozi - I Ravioli Cinesi

I Jiaozi sono un piatto della cucina Cinese, molto diffuso anche in Giappone ed in Corea, semplicissimi da preparare e con vari ripieni, i jiaozi si presentano come tanti piccoli ravioli, cotti al vapore o alla piastra, a differenza dei classici ravioli Italiani, i Jiaozi non hanno bisogno di sughi di accompagnamento, basterà condirli a piacere con poca salsa di soia.
I più diffusi sono i Jiaozi di carne di maiale e cavolo, ma non è raro trovarli ripieni di gamberi o anche sola verdura.
Da qualche tempo a questa parte, in Cina sta spopolando la moda di dare a questi ravioli delle forme divertenti, così, dato che adoro la cucina Cinese, ho pensato di prepararli anch'io

Jiaozi Mari e monti
 



 Per la pasta

250 g di farina
125g di acqua tiepida




Impastate fino ad ottenere un impasto liscio, elastico e senza grumi, stendete quindi l'impasto, facendo attenzione a non stenderlo troppo, un impasto troppo sottle tenderà a seccarsi e non tenere bene il ripieno.


Ricavate tanti cerchietti e procedete con il ripieno. 

Per il ripieno
 

500 g di gamberoni (solo la polpa)
un cipollotto

funghi shitake
alcune foglie di verza
salsa di soia



Tritate finemente con il robot a lame la polpa dei gamberi, il cipollotto e la  foglia di verza, insaporite con poca salsa di soia.
Formate i ravioli dando la forma che più preferite, e lasciateli cuocere 15 minuti nella vaporiera.

giovedì 30 giugno 2016

Macedonia millefiori e gelato di panna e stracciatella

Considero questo mio blog un po' come un diario, non un diario riservato e personale, ma un diario di bordo, di quelli che i capitani della navi scrivevano ogni sera prima di andare a dormire.
Perciò voi non siete solo i miei lettori, siete un po' i miei compagni di viaggio, dopotutto è per questo che è nato il mio blog, per condividere le esperienze del mio viaggio con voi.
Il nome "Lovely Cake" è nato per caso, fondendo l'amore per i libri, ed in questo caso il titolo di un libro specifico, uno dei miei preferiti, con l'amore per  le torte, perchè io ho iniziato questo percorso cucinando torte, poi, da li mi si è aperto un mondo.
Mentre i dolci lievitavano in forno, immaginavo di poter parlare con mia nonna, lei si che era brava a cucinare, purtroppo non ha potuto insegnarmi niente, ma ricordo tutti i suoi gesti, quasi un rituale meticoloso, di quando cucinava, ricordo i profumi ed i sapori.
Purtroppo non posso ricordare lo strudel tanto acclamato che faceva la mia bis-nonna Tona, di origine Austriaca, ma con il passare del tempo, scavando nei ricordi e tra le lettere ingiallite lasciatemi da mia nonna, ho trovato la sua ricetta.
Non ero abbastanza brava per preparare uno strudel, e non lo ero neanche a far foto, agli inizi di questa avventura fotografavo i miei piatti con il cellulare, e non avevo la benchè minima idea di come si dovesse disporre qualcosa in un piatto.
In mia difesa posso dire che ero e sono completamente audodidatta, ed allora ero una poco più che ventenne amante della cucina e negata per la fotografia, io sperimentavo, per me cucinare era come dipingere, e come per la pittura, cercavo di trasmettere le mie emozioni tramite la mia arte, ma in quel caso avevo davanti un piatto al posto della tela.
L'amore per la pittura e l'impronta degli studi all'istituto d'arte me li sono tuttavia portati dietro più di una volta, dedicando i miei piatti a quadri o poesie, sono nati così la sogliola alla Picasso ed il Riso Venere di Botticelli, ma non solo, riferimenti ad arte e letteratura si trovano nella maggior parte dei miei piatti più conosciuti.
In questi ultimi anni me ne sono capitate di tutti i colori, ho dovuto superare migliaia di prove, e sono stata costretta ad ascoltare le lamentele di chi aveva paura di mostrarmi al mondo, di chi non voleva che io fossi me stessa, di chi pensava che la cosa migliore per me, fosse smettere di cucinare, smettere di provarci; ma non mi sono mai arresa, sono caduta forse, ma arresa mai, ed ho continuato imperterrita, ritroando fiducia in me stessa, quella fiducia che per molto tempo mi era mancata.
Si dice che quando si chiude una porta si apra un portone, io ho sempre chiamato questa mia nuova casa, la "casa del vento" perchè qui, immersa nel verde, dove da una finestra si vede il mare, e dall'altra le montagne che d'inverno mostrano le cime imbiancate, qui di vento ce n'è tanto, e quando una porta si apre per il troppo vento, si spalanca tutto.
Questo non lo avevo calcolato.
Avevo immaginato la mia vita come una nave in balia delle onde, e sono riuscita a sopravvivere alla tempesta solo perchè quella tempesta l'ho fatta mia, imparando ad amarla, ma non avevo calcolato che il vento che ti spinge nel cuore della tempesta, possa spingerti altrove, perchè magari il vento sapeva che quella nave, la tempesta poteva superarla, e dopo la pioggia e la spuma di mare, dopo i tuoni e l'oscurità, il vento avrebbe condotto quella nave verso un nuovo mondo, ed è quello che è successo, quello che non avevo calcolato, quel vento mi ha spinta oltre la tempesta, quel vento ha spalancato ogni porta possibile, e metti che, una sera, dopo aver consegnato l'ennesimo articolo da pubblicare, felice e soddisfatta come non mai, io incontri per caso una persona del mio passato, riscoprendola diversa, migliore, perfetta; perchè quel vento che spingeva me dentro la tempesta, ci ha spinto anche lui, facendoci incontrare.
Finalmente, dopo tanto termpo, posso dire di essere veramente felice, soddisfatta e amata.


Macedonia millefiori e gelato di panna e stracciatella


Avete mai pensato di fare una macedonia con i fiori di campo?
Trifogli e primule sono particolarmente indicati e lievemente zuccherini, io sono innamorata del foraging!

1 kiwi
1 pesca
1 albicocca
1 pera
1 mela
1 arancia
1 banana
qualche acino d'uva
qualche ciliegia
fiori di malva
fiori di primule
fiori di trifoglio bianco e rosa
miele millefiori
scaglie di cioccolato fondente


Pennellate leggermente il fondo del piatto con un velo di miele e spolveratelo a piacere con oro edibile in polvere.
Tagliate cubetti di uguali dimensioni da ogni frutto, zuccherate a piacere e condite con qualche goccia di limone, mescolate, mpiattate ed unite i fiori e le scaglie di cioccolato.

Per il Gelato Panna e Stracciatella 

200 ml di latte intero
200 ml di panna fresca
80g di zucchero
1 cucchiaio di maizena
100 g di gocce di cioccolato

Portare ad ebollizione il latte con la panna e lo zucchero, unire quindi la maizena e frullate con il frullatore ad immersione.
Fate raffreddare, trasferite nella gelatiera, e come inizia a solidificare, unite e gocce di cioccolato.

mercoledì 29 giugno 2016

Ravioli di Borraggine agli scampi con polvere di Lime

Come ogni anno, di questo periodo, vado per campi a cogliere erbe selvatiche, molte le essicco per poi poterle utilizzare anche l'inverno, questa cosa di conserva le cose e fare scorta come gli scoiattoli è una cosa
che mi accompagna da quando ero piccola, e fissavo nonna preparare marmellate, conserve di pomodoro, e tutto il resto.


Osservavo il barattolone con le alici e la colatura che piano piano si formava, finivo di "pulire" le pentole mangiandomi l'ultimo cucchiaio rimasto di marmellata, ed intanto progettavo uno spazio tutto mio, come il ripostiglio di nonna, scuro e fresco, dove appesi al soffitto stagionavano salumi, e sopra le mensole barattoli di marmellata ed olio prendevano polvere.
Ci sono erbe poi, come la borraggine, con la quale si può fare la pasta, per poi seccarla, chiuderla per bene in un contenitore a chiusura ermetica ed usarla quando ci va.
Il mio consiglio perciò è quello di preparare questa pasta in grandi quntità, con una parte fare tagliatelle e tagliolini da essiccare, e con l'altra preparare questi ravioli, semplici ma delicatissimi.

Ravioli di Borraggine agli scampi con polvere di Lime



70 g di semola
30 g di farina 00
una presa di sale
50 g di borraggine sbollentata e frullata




Unite tutti gli ingredienti, lavorate per bene la pasta, non dovranno esser presenti grumi o striature.
Quindi stendetela.
Se l'impasto risulta troppo appiccicoso potete unire altra farina.

 Per il ripieno


400 g di polpa di scampi
1 mazzetto di prezzemolo
sale
pepe bianco

Unite tutti gli ingredienti e tritateli finemente con un coltello.

Componiamo il piatto

Stendete la pasta, disponetevi al centro l'impasto di scampi, coprite con altra pasta e formate i ravioli.
Tuffateli in abbondante acqua bollente salata, saranno pronti in circa 5 minuti.
Saltateli in padella con burro d'alpeggio, una spolverata di pepe bianco, ed a piacere pinoli tostati e polvere di lime.





martedì 28 giugno 2016

Rocher di Foie Gras alle Albicocche

La vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai uello che ti capita.

(Cit Forrest Gump)

Perchè la vita a volte è davvero come una scatola di cioccolatini, e solitamente quelli buoni non sono mai i primi che ci capitano; quando ero piccola adoravo i cioccolatini al caramello, beh, in verità anche adesso, solo che ora non posso morderne metà e lasciare il resto a mamma perchè non è al caramello.
Ho sempre trovato molto carina la metafora della scatola e dei cioccolatini, e per adesso possiamo dire che nella confezione della mia vita ho trovato troppi cioccolatini al cocco, che non mi piace, e veramente pochi al caramello, che invece adoro.
Certo, sarebbe tutto più facile se potessimo scoprire quello che le persone hanno dentro come scopriamo il ripieno dei cioccolatini leggendo gli ingredienti, aimè nessuno nasce con un libretto di istruzioni (ma sopratutto di avvertenze) annesso, e se qualcuno ce lo allegasse sarebbe sicuramente in Finlandese, ed i Finlandesi lo troverebbero in Giapponese, insomma, troveremo comunque il modo di incasinarci la vita.
Mettiamo poi che un giorno decidiamo di buttare via la vecchia scatola, quindi di cambiare vita, abitudini e tutto il resto, per comprarne una nuova, ad occhi chiusi, come un tuffo nel vuoto, sapendo benissimo che la vità sarà anche come una scatola di cioccolaini, e non sapremo mai cosa ci capiterà, ma chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova, e magari quello che si trova non ci piace affatto, comunque io ci ho provato.
Mi sono liberata di tutti quei cioccolatini al cocco, che non mi piacevano, di quelle persone che mi circondavano e affossavano con quello che loro chiamavano "bene" ma chiunque definirebbe una zavorra al collo di uno che non sa nuotare ed ormai è a largo, ed ho voltato pagina, o canbiato scatola, che dir si voglia, comunque ho deciso di cambiare vita.
Non so bene come, ma mi sono ritrovata tra le mani una scatola di soli cioccolatini al caramello.
Davvero non so come sia possibile, ritrovarsi ad un tratto, dopo anni di vita piatta, circondata da amici e da un ragazzo meraviglioso che mi fa sentire a casa anche in capo al mondo, e tutto è diventato più bello e luminoso, le idee hanno ricominciato ad affollarsi ed accavallarsi, i progetti sono diventati tantissimi, la voglia di fare è al massimo ed io mi ritrovo a scoppiare di felicità, come se dopo tanto tempo sott'acqua, avessi finalmente trovato il modo di tornare in superficie a respirare.
A respirare a pieni polmoni, aria pura, fresca e dorata, a respirare la felicità.

Rocher di Foie Gras alle Albicocche
 


Questa è una cosa interessante da servire ai vostri ospiti, molto chic e scenografica, e ripiena, come un cioccolatino, soltanto che qui il cioccolato non c'è, abbiamo invece un ripieno di albicocche avvolte da un vellutato strato di foie gras, ricoperto da croccante granella di mandorle tostate, un piccolo sfizio che si può preparare con largo anticipo e servire come aperitivo o piccolo antipasto.


200 g di foie gras
50 g di mandorle
1 presa di sale
1 noce di burro d'alpeggio
100 g di albicocche
1 cucchiaio di zucchero di canna
1 bicchierino di Brandy


Denocciolate le albicocche e tritatele grossolanamente.
In una padella fate sciogliere la noce di burro, unite le albicocche tritate e fatele dorare, unite 1 cucchiaio di zucchero di canna ed una presa di sale, sfumate e fiammeggiate con il Brandy, fate cuocere qualche minuto fino a che non saranno caramellate, fate raffreddare.
A parte, disponete il foie gras in piccoli stampini semi-sferici, lasciando un incavo al centro della parte piatta, trasferiteli qualcheminuto nel congelatore, giusto il tempo di farli leggermente solidificare, quindi disponete un pezzetto di albicocca al centro di una semi-sfera e chiudete con un'altra semi-sfera, premete in modo che le due metà aderiscano bene aiutandovi con le mani, trasferite in frigorifero a riposare ed intanto preparate la granella.
Tritate finemente le mandorle e tostatele in una padella con il fondo antiaderente,. fatele raffreddare e disponete la granella ottenuta su un ripiano freddo, preferibilmente di legno o marmo, fatevi rotolare le palline di foie gras.
A piacere potete incartarle con carta stagnola dorata, e servirle con dei pirrottini marroni, proprio come i famosi cioccolatini, molto presto vi presenterò anche la versione "Bacio".
Si conservano già pronti in frigorifero, per qualche giorno, in un contenitore ben chiuso.





martedì 21 giugno 2016

New Orleans Barbecue Beer Shrimp - Gamberi alla Birra

Adoro provare nuove ricette, e nutro una particolare simpatia per la cucina creola e cajun, saporita, speziata, piena di salse, marinature ed intingoli, certo, forse non la cucina più light del mondo, tuttavia sempre una goduria per il palato, la ricetta di oggi è decisamente più fattibile in casa, rispetto alle ricette che vi ho dato negli scorsi giorni, che richiedevano ingredienti particolari come la medusa, o il caviale di lumaca, anche la preparazione è davvero semplice ed il risultato gustoso ed adatto ad ogni occasione, in più è davvero facile e veloce da preparare.
Questa ricetta nasce a New Orleans, quando gli uomini tornavano a casa dalla pesca ai gamberi, ne portavano sempre un sacchetto a casa, e poi li consegnavano alle mogli, che li cucinavano in mille maniere diverse, una delle più interessanti è senza dubbio questa, che unisce gamberi e birra.
Immaginate: estate, il sole è tramontato ma il cielo è ancora chiaro, voi seduti ad una grande tavola di legno con i vostri amici, le lantarne che illuminano l'ambiente, le risate che riempiono l'aria, tanti amici, una bella padellata di gamberi, accompagnata da riso e bruschette e tanta birra fresca.

New Orleans Barbecue Beer Shrimp - Gamberi alla Birra



40 g di burro salato
4 spicchi d'aglio
succo di 1 lime
1 cucchiaio di salsa worchestershire
1/2 cucchiaino di paprika dolce
1 cucchiaio di foglie di origano fresco
1 cucchiaino di foglie di timo
500 g di gamberi puliti e senza testa
10 gocce di tabasco
250 g di birra bionda Alica Shopiemonte
sale
pepe


In una padella fate sciogliere il burro a fuoco lento.
Tritate gli spicchi d'aglio molto finemente e fateli dorare nel burro, unite i gamberi e sfumateli con la birra, le spezie, il succo di lime, la salsa worchestershire ed il tabasco, portate a cottura, quindi salate e pepate.
Servite accompagnando con fette di pane tostato o riso bianco, ed ovviamente, un bel boccale di birra fresca.



La nuova frontiera del caviale: il caviale di Lumaca

Sono sempre stata una persona curiosa, e quando la curiosità non va a braccetto con la paura, si ottiene una persona pronta a tutto, in effetti, una delle frasi che più spesso ripetevo tra me e me prima di uscire di casa era "sempre pronta" intendendo proprio "sempre pronta a tutto", poco importa che quel tutto sia un tuffo nel vuoto con il paracadute o la nuova scoperta culinaria, io sono pronta, sempre, a tutto.
Tempo fa, nella mia ricerca di alimenti strani, dopo aver cucinato la medusa accompagnata da una delicatissima spuma, mi sono imbattuta nell'uovo centenario e nel caviale di lumaca, l'uovo ho avuto il coraggio di assaggiarlo, ma per le uova ho aspettato un po', ancora più indecisa sul da farsi perchè sentivo dire da chi le aveva provate, che erano buone e con un sapore erboso, adesso io per "sapore erboso" mi immagino un sapore che sa di erba, misto a paglia, fieno e terriccio, e perchè no anche una nota di muschio, invece sono molto meglio così, ma molto assai, così pochi giorni fa mi sono imbattuta in una pagina facebook nata da poco "Le delizie di Nissene" che produce il fantomatico caviale di lumaca, così ho iniziato a fare ricerche, e non c'era confronto, per il rapporto qualità prezzo erano assolutamente i migliori, prodotti e lavorati completamente in italia, e senza conservanti che ne falsano il sapore o che vanno ad intaccarne la genuinità, perciò ero certa di andare sul sicuro, così, non appena è arrivato il pacco, mi sono fiondata sul caviale, che per essere consumato in maniera ottimale va tirato fuori dal frigo almeno 30 minuti prima e non va toccato con un cucchiaino di metallo, ed armata di un cucchiaino di madreperla mi sono preparata all'assaggio.
E' solo un'altra moda culinaria?
Forse si, o forse no, superato lo shoc iniziale del "sono uova di lumaca" ci ritroviamo davanti piccole perle lucidissime, bianche e rosate, piccole e saporite, il sapore non è "erboso", è sapido, salino, ricorda molto la salinità della salicornia o il profumo del mare, ma sanno anche di lattuga, ed hanno un retrogusto leggermente limonoso che le rende un perfetto ed inconsueto abbinamento con il pesce cotto e crudo, perciò ho voluto creare qualcosa appositamente per queste uova, ed è nato un piatto strano ed unico nel suo genere, che unisce più stili clinari, ha diverse consistenze e diverse temperature, un gioco per le papille gustative.

Una triglia sfilettata e deliscata, farcita di scampi e foie gras di pescatrice, ricompattata con la transglutaminasi, insaporita con pepe rosa e cotta a bassa temperatura si poggia delicatamente su una demi glacè di scampi alla moda orientale e la si serve coronandola con un filo d'olio robusto a filo, foglie di nasturzio per un'insolita notta piccante e caviale di lumaca.
Siete pronti?

Una triglia nel prato
 




Per la triglia

1 triglia grande a persona
transglutaminasi*
sale
pepe rosa
foie gras di pescatrice
4 scampetti freschi


Squamate la triglia ed apritela a metà, privandola della lisca centrale, lasciate attaccato il pezzo finale della coda e con delle pinzette abbiate cura di togliere le lische rimanenti, salate e pepate con sale e pepe rosa, spolverate con la transglutaminasi, dispoenete gli scampi sgusciati sui bordi della triglia ed al centro il foie gras di rana pescatrice spolverate con un altro pizzico di trasglutaminasi, chiudete e compattate bene, mettete sottovuoto e lasciate compattare in frigorifero per una notte.
Cuocetele a 60' per 40 minuti.


*La Transglutaminasi è un enzima, cioè una proteina che accelera la formazione di legami covalenti tra due amminoacidi: lycine e glutammina, in poche parole, grazie a questa magica sostanza, che si trova naturalmente in piccole quantità, nei cibi che mangiamo, è possibile fondere tra loro diversi tagli di carne  per creare pezzi più grandi, oppure, se fate come me, potrete fondere tra loro due alimenti diversi, io ad esempio, ho unito tonno e salmone, per queste sue proprietà viene quindi chiamata "meat glue".
Nell'industria alimentare è utilizzata per realizzare surimi, salsicce e polpette, e si presenta come una finissima polverina, è possibile utilizzarla in purezza, spargendone poca sui ritagli di carne che vogliamo incollare, oppure può essere diluita con l'acqua, per penetrare meglio, io preferisco il secondo metodo.
Ricordate di non toccare la Transglutaminasi con le mani, sempre meglio un paio di guanti, anche se, utilizzata in piccole dosi, non vi "incollerà" le dita tra loro,e se la toccate non succede niente, è comunque meglio evitare il contatto prolungato.
Altra cosa: l'alimento trattato con la Transglutaminasi va consumato cotto


Per la demi glacè di scampi alla moda orientale


400 g di chele e gusci di scampi
1 carota
6 cucchiai di amido di riso
1 gambo di sedano
1 manciata di pomodorini ciliegini
2 cucchiai di salsa di soia shoyu
1 cm di radice di zenzero fresco
1/2 bicchiere di vino bianco

In una pentola capiente mettete un filo d'olio e tutti gli ingredienti tranne il vino, pestateli e soffriggeteli per qualche minuto, sfumate quindi con il vino bianco, coprite con l'acqua e fate cuocere a lungo a fuoco basso per 2 ore.
Frullate il tutto e passatelo in un colino a maglie fitte, trasferite in una pentola pulita e fate addensare fino ad ottenere una salsa densa e liscia, aggiustate di sale e di pepe.

Impiattiamo



caviale di lumaca
nasturzio fiori e foglie
salicornia fresca

Disponete un velo di demi glacè sul fondo del piatto, appoggiatevi delicatamente la triglia, ultimate con qualche rametto di salicornia, le foglie del nasturzio e caviale di lumaca

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