L'arte è tutto ciò che nasce dal sogno, e plasmato dalle mani dell'uomo diventa realtà....

sabato 27 agosto 2016

La Burrata, capolavoro Italiano - Frutti della Terra: Burrata ripiena di pomodorini del Piennolo Confit

Negli scorsi giorni vi ho lasciati con la ricetta del tofu home made, e sebbene io debba ancora darvi una curiosa versione con un italianissimo ingrediente, ovvero il finocchio di mare, di cui vi parlerò, oggi passerò ad una ricetta più semplice, così semplice e buona che dovrebbe diventare patrimonio culturale italiano, sia chiaro, non perchè l'ho inventata io, ma perchè il classico abbinamneto: "mozzarella di bufala, pomodori, basilico, olio buono" è conosciuto in tutto il mondo ed ampliamente, nonchè giustamente, apprezzato.
Un piatto che nasce nelle campagne Italiane, con ingredienti semplici quanto ineguagliabili,mozzarella di bufala, svuotata delicatamente e farcita con burrata e pomodorini confit, olio buono e basilico, l'importante?
La provenienza.

La Burrata, Capolavoro Italiano

Così buona che un suo dipinto potrebbe tranquillamente essere esposto in un museo, la burrata, prodotto tipico Pugliese, formaggio unico nel suo genere, tanto buono da essere letteralmente un capolavoro,  si presenta come una sacchetto di pasta filata al cui interno si nascondono "sfilacci" della stessa pasta filata e panna freschissima.
L'insieme di panna e "sfilacci" è detto stracciatella.


Candida e morbida, dal colore bianco brillante, in bocca la burrata è un esplosione di sapore, sapida e con piacevoli sentori di latte fresco e panna.
Il riconoscimento del marchio IGP per la Burrata di Andria è in fase di riconoscimento.

Come cosumarla

Al naturale, così com'è, senza troppi fronzoli ed intingoli, tuttavia, l'abbinamento con il pomodoro ed il basilico è senza dubbio uno dei meno arditi e più conosciuti, perciò servitela con dei pomodorini del contadino, e delle foglie di basilico fresco, irrorate il tutto con un abbondante filo d'olio.

Frutti della Terra

Ho deciso di chiamare questa ricetta "i frutti della terra", è di una semplicità imbarazzante e di una bontà inaudita, si tratta di svuotare delicatamente una mozzarella di bufala contenente della fresca burrata, condire il tutto con pomodorini del Piennolo, o i miglior pomodorini tipo piccadilly o ciliegino, olio extra vergine Campano dal gusto robusto, e rimettere delicatamente tutto dentro, condite con un abbondante filo d'olio al basilico e coronate con foglie fresche, non sembra un frutto paradisiaco?

Per i pomodorini del Piennolo

800 g di pomodorini del Piennolo
origano fresco
basilico fresco
zucchero di canna
olio extra vergine d'oliva
sale

Lavate i pomodorini, tagliateli in 4 parti e disponeteli su una teglia da forno, conditeli con il sale e lo zucchero, con un abbondante filo d'olio ed infine con un battuto finissimo di erbe.
Infornate a 100° per 2 ore.

Per la Burrata

1 burratina monoporzione a testa
pomodorini del Piennolo confit
basilico fresco
sale
olio extra vergine d'oliva Campano, gusto Robusto

Svuotate delicatamente la pasta della mozzarella dalla burrata, conditela con olio e sale, con i pomodorini confit e con un generoso filo d'olio.
Farcite nuovamente la pasta della mozzarella ed adagiatela delcatamente sul piatto.

Impiattate


Olio extra vergine d'oliva Campano, gusto Robusto
1 mazzetto di basilico

Frullate l'olio insieme al basilico e filtrate. condite con l'olio aromatizzato ottenuto, la vostra burrata, ultimate con una foglia di basilico e servite subito.



venerdì 26 agosto 2016

Tofu Fusion in Agrodolce

L'autunno è alle porte, ed io amo l'autunno, certo, l'idea dell'estate che corre via non mi piace per niente, quest'anno, a parte i vari viaggi di lavoro, che comunque vedo come mini-vacanze, perchè riesco sempre a farci incastrare qualcosa che progettavo da tempo, non ho fato grandi viaggi, certo, c'è ancora tempo, ma sono a lavoro su un nuovo progetto per una casa editrice, il blog cambierà radicalmente, verrà finalmente riaperta la sezione "Schede di Viaggio" e sarà più ricca e coinvolgente che mai!
In attesa di farvi vedere questi nuovi cambiamenti, sappiate che sto letteralmente riorganizzando la mia vita, ed anche il blog sta più o meno subendo le conseguenze di questo dolcissimo cambiamento.
Ormai non cucino più dalla mia cucina, ma da quella di casa del mio ragazzo, dove non solo ci divertiamo un mondo a sperimentare cose nuove facendoci assaggiare gustose novità a vicenda, ma andiamo insieme alla ricerca di nuovi ingredienti e li elaboriamo poi in mille modi, divertendoci come se fosse un gioco.
Insomma, avrete di certo capito che la mia vita è migliorata un bel po', e che a breve anche questo mio blog ne trarrà giovamento...
Intanto, giusto per non farmi mancare niente, sto organizzando una nuova avventura, anche se, quella più bella l'ho appena iniziata...

Giusto ieri vi davo la ricetta del Tofu Home Made, il "formaggio" vegano per eccellenza, fatto in casa poi è veramente delizioso, tuttavia, mi sono limitata a darvi la ricetta semplice, di base, per prepararlo, partendo dal latte di soia o dalla soia stessa, ma nonvi ho detto come servirlo.
Il Tofu è estremamente versatile, lo si può usare per arricchire le insalate, è ottimo piastrato, ma anche fritto, lo si può trasformare in un dessert o in un vegan-spezzatino, tuttavia, una ricetta buonissima e facilissima è senza dubbio quella che sto per darvi.
Si tratta di una ricetta di base, dove il Tofu mantiene il suo sapore originale poichè crudo e manipolato il meno possibile, si tratta solo di condirlo, in questo caso con un condimento fusion ed agrodolce, con un retrogusto piccante, ricetta vegetariana, nonchè vegana, perfetta servita come antipasto per una cena di fine estate.

Tofu Fusion in Agrodolce


Per i pomodorini Confit


500 g di pomodorini piccadilly
origano fresco
timo fresco
cipollotto fresco
zucchero di canna
sale
pepe
olio allo zenzero

Condite il Tofu



Lavate i pomodorini, tagliateli in 4 parti e disponeteli su una teglia da forno, conditeli con il sale e lo zucchero, con un abbondante filo d'olio allo zenzero ed infine con un battuto finissimo di erbe.
Infornate a 100° per 2 ore..

1 Cubo di Tofu fresco consistenza budino a testa
1 cucchiaio di radice fresca di zenzero macinato
salsa di soia dolce
1 mazzetto di basilico o fresco
1 mazzetto di finocchio di mare, o in alternativa, aneto fresco

Condite i pomodorini confit precedentemente ottenuti, con la radice di zenzerograttugiata, unite il battuto di finocchio di mare e basilico, disponeteli sopra al cubo di Tofu e prima di servire irrorate con abbondante salsa di soia dolce.

giovedì 25 agosto 2016

Tofu Home Made

La prima volta che ho assaggiato il Tofu sono rimasta letteralmente schifata, e non capivo come potesse esistere gente che riuscisse a mangiarlo con piacere, tuttavia, io sono fatta strana, quando una cosa non mi piace, a distanza di tempo, la assaggio nuovamente, sia mai chei gusti mi siano cambiati o che alle volte, lo stesso prodotto realizzato in modo differente possa piacermi, e questo è il caso del Tofu.
Ho imparato che esistono 3 consistenze diverse, una più budinosa, in assoluto la mia preferita, ottima per le zuppe, una media, da consumare anche "cruda", ed una più consistente, perfetta per le cotture su piastra e griglia.
Certo, c'è da dire che non nutro particolare amore per il Tofu che si compra confezionato al supermercato, ma per quello che mangio al Giapponese vicino casa si, dopotutto, le cose fatte in casa sono sempre le più buone, e così, tempo fa, mi sono messa alla ricerca della ricetta, non troppo segreta, del Tofu Home made...

Il tofu è un alimento di orgine vegetale, (vegano) molto proteico e con un irrisorio contenuto in grassi, perciò è un alimento consigliato per chi segue regimi alimentari ipocalorici ma completi di nutrienti.
Il Tofu viene alla luce in Cina nel II secolo d.C, grazie alle tecniche insegnate dai Mongoli. 
Con il passare del tempo, il Tofu viaggia e lascia la cine per diventare un alimento importantissimo anche in Giappone, Corea, Vietnam, Thailandia e Cambogia.

Il procedimento da allora è rimasto invariato praticamente ovunque, esiste la versione in cui nella cagliata vengono aggiunte delle erbe, ma non esistono tante versioni di Tofu quante ne esistono invece di formaggio caprino od ovino, resta perciò, nonostante la sua longevità, un alimento manipolato il meno possibile, leggero, proteico, sano e dal gusto delicato e fresco.

Farlo in casa non è difficile, si ha bisogno di edamame e nigari, ovvero fagioli di soia gialla e caglio vegetale, la soia viene sbollentata e pestata per ottenere il latte, che viene poi fatto cagliare, una volta aggiunto il caglio il latte si addensa e diventa tofu, che viene poi pressato per eliminare i liquidi in eccesso.

I diversi tipi di tofu e le sue consistenze

Esiste il Tufo delicato, il mio preferito, con la consistenza molto simile a quella di un budino bianco e profumato, lo si ottiene pressando poco e delicatamente la cagliata ottenuta.

Il tofu solido ed il Tofu secco sono le varianti mediamente e maggiormente pressate, più si pressa la cagliata, più si ottiene un Tofu solido e compatto.

Quanto fai bene Tofu

Il tofu possiede proteine di alto valore biologico, le stesse della soia, e assimilabili alle proteine nobili della carne, inoltre è ricco di sali minerali, in particolar modo di  ferro, manganese, rame e selenio con azione antiossidante, ha perciò effetti antinvecchiamento e antitumorali.
E' ottimo per contrastare le malattie cardiovascolari e per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo, attenuando i livelli di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e incrementando i livelli di colesterolo HDL (colesterolo buono).
Nell'antica Cina veniva considerato un rimedio contro la febbre alta e l'emicrania, venivano messe alcune fette fresche sulla fronte al malato che sentiva subito del sollievo.


Ma come si prepara il Tofu Home Made?


Tofu Home Made 


E' possibile partire dal latte di soia o dalla farina, ma la cosa migliore è partire dai fagioli secchi, fatti rinvenire in acqua almeno una notte.

600 g di edamame (fagioli di soia gialla)
5 litri d'acqua
7 g di nigari*

Dopo aver ammollato i fagioli di soia, rullateli aggiungendo poca acqua a filo, fino ad ottenere una crema liscia.
Trasferite la crema ottenuta sul fuoco, con la restante acqua, portate ad ebollizione mescolando costantemente.
Filtrate con una garza il latte ottenuto.
Avete appena ottenuto dell'ottimo latte di soia, lo scarto che rimarrà nella garza si chiama okara**


Trasferite il latte ottenuto e ben filtrato sul fuoco, portate ad ebollizione ed aggiungete il nigari.

*Il nigari è un caglio naturale vegetale ottenuto dal sale, in questa ricetta può essere sostituito con il succo di 2 limoni, il sapore del tofu risulterà così più aspro ed acido, ma la consistenza sarà la stessa, otterrete però un tofu meno delicato, adatto più alla cottura che al consumo da crudo.

Mescolale il latte facendo si che il nigari si sciolga per bene, coprite la pentola, toglietela dal fuoco e lasciatela riposare, dopo 10 minti noterete che il latte avrà iniziato a cagliare.
Lasciate che cagli completamente, aspettando ancora 20 minuti, quindi raccogliete con un mestolo i fiocchi di tofu e disponeteli in una forma traforata (va bene anche una fuscella per formaggi) rivestita da una garza o un canovaccio di cotone bianco e pulito.
Chiudete i lembi del canovaccio, e disponete sopra al tofu un peso.
Lasciate sgocciolare dai 20 ai 50 minuti, a seconda della consistenza che vorrete ottenere.

**Sarebbe un peccato sprecare l'okara!
Con l'okara infatti si possono preparare molte ricette, come 
pasta,
crackers,
biscotti,
pane
e polpette.
A breve troverete le ricette per utilizzare la vostra okara; se non avete voglia di ammattire ed utilizzarla come base per una nuova ricetta, sappiate che è anche un ottimo concime per le vostre piantine aromatiche.

giovedì 21 luglio 2016

Quel Treno per Nizza che non ho preso

In queste notti mi capita di svegliarmi per poi rimanere ore sveglia a fissare il soffitto, poi mi alzo, guardo il sole sorgere e ripenso a qualche giorno fa, ed a quanto siano importanti quelle piccole scelte che facciamo ogni giorno.
Mercoledì 13 luglio sono partita da Livorno, alla volta di Milano, per parlare di cucina e di nuovi libri, ogni volta che vado a Milano mi prendo una giornata per me, che sia per andare al museo o per perdermi tra i negozi a fare shopping.
Questa volta avevo progettato di andare a Torino, a trovare un amico, una "toccate e fuga" giusto per dire,  il più delle volte però, non riesco a far combaciare tutti gli impegni, quindi mi ero organizzata una gita fuori porta, da sola.
Qualche giorno prima di partire mi ero messa davanti al pc ed avevo cercato una meta.

"Mamma, stavo pensando di fare una gita  sul lago di Iseo, a vedere quell'opera di quel Christo, sai, la passerella galleggiante?"
"Guarda che l'hanno tolta qualche giorno fa"
"Ah, ok..."
La Svizzera, potrei andare in Svizzera, certo che, vicino al confine non c'è niente che mi interessi poi più di tanto...
Hmm apro un attimo la mappa e guardo cosa c'è di relativamente vicino che mi potrebbe interessare, sicuramente  non in Italia, direi Francia, sono anni che voglio tornare in Francia, e Nizza mi sembra una meta perfetta!
Non sono mai stata a Nizza, potrebbe essere l'occasione giusta, vediamo il costo del treno...
Abbordabile, si può fare , ma si, vada per Nizza, una gita alla chiesa ortodossa il pomeriggio,  una visita ad un museo e poi una bella passeggiata sulla Promenade, un cocktail o meglio un'apericena, rimane solo da organizzare il "quando", beh, il 13  arrivo, sarò stanca,  direi il giorno dopo, il 14, che poi  così mi rimane tempo per concentrarmi su ciò che devo fare il giorno dopo, e prepararmi per la cena di sabato, perfetto!
E poi il 14 è Festa Nazionale Francese, sicuramente ci sarà qualcosa di carino, magari una parata o dei fuochi d'artificio, ma si, deciso,  appena arrivo a Milano faccio il biglietto per Nizza!

Da qui si sono snodate una serie di coincidenze ed imprevisti che hanno impedito il tutto.
Casualità, piccolezze, quelle scelte, decisioni che non sembrano importanti, ma che a volte possono cambiarti la vita .
Il mio treno è arrivato a Milano con 1 ora e 45 di ritardo, a quel punto l'ultima cosa che volevo fare era fermarmi in biglietteria a fare la coda per un biglietto, così sono andata diretta a casa.
La sera è venuto giù un temporale pazzesco, io avevo mangiato tanto in un bel ristorante, e vuoi la stanchezza, o il freddo in motorino, la notte ho dormito veramente male, e la mattina mi sono svegliata in pessime condizioni, così ho deciso di fare le cose con calma, tanto il bello a Nizza sarebbe stato la sera, in passeggiata con i fuochi d'artificio...
Intanto mi metto a lavoro, sento un'amica al telefono, cerco gli orari dei treni per Nizza, prendo la carta di credito e decido di fare i biglietti on line, vengo interrotta da un sommesso bussare alla mia porta, era Allan, il curatore della collana di Libri per la quale ho scritto, doveva fare dei filmati in serata, ad un ristorante, non era indispensabile la mia presenza, perchè la cena importante per me sarebbe stata quella di sabato, la cena in avrei dovuto parlare di nuovi progetti per imbarcarmi in nuove avventure, ma in quel momento qualcosa mi distoglie dal comprare i biglietti, una sorta di rumore impercettibile, un disturbo, come il graffio su un disco di vinile, qualcosa di dissonante che mi mette quasi ansia, chiudo la pagina delle ferrovie, rimetto la carta al suo posto e penso "vabbè, ci andrò domani a Nizza".
Non una cosa da me, io non rinuncio ad una festa, ad una mostra, ai fuochi d'artificio, mai, a costo di perdere il treno, come quella volta che mi feci Firenze di corsa a piedi pur di vedere Van Gogh Alive, riuscendo a prendere per un soffio il treno per casa...
A volte prendo e vado, prendo il treno che capita e visito qualcosa, poi, da brava rondine quale sono, torno diligente a casa, dove ho lasciato il cuore.
A volte mi decido all'ultimo, a volte i miei viaggi sono tuffi nel vuoto, all'avventura, pieni di imprevisti, ma ogni volta qualcosa mi spinge a buttarmi, mentre questa volta, c'era una rete invisibile ad improgionare le mie ali di rondine, una sorta di nodo alla gola, un disagio strano a tornare in stazione e prendere quel treno, il perchè non lo so, ancora me lo chiedo, forse la paura di perdere l'ultimo treno, una paura che però non mi ha mai fermata e per il quale mi ero già organizzata.
Il non conoscere l'ambiente non era un problema, avevo già la cartina di Nizza in borsa, ed il tablet carico per fare le foto.
Non era un problema neanche il posto in cui cenare, mi sarei messa seduta in passeggiata a sorseggiare qualcosa, un posticino poi lo avrei trovato, o magari non avrei neanche cenato pur di prendere un buon posto per guardare i fuochi.
Conoscendomi mi sarei voluta mettere sdraiata in spiaggia, ma non avevo con me l'asciugamano, e così mi sarebbe toccato rimanere in strada.

Non so cosa mi abbia fermata.
Non so cosa mi tiene sveglia la notte, la domanda alla fine, nelle ore notturne, è sempre la solita "perchè".
Perchè c'è così tanta cattiveria in giro?
Perchè a volte siamo così tristi, mentre dovremmo solo esser grati e felici, per quel giorno in più che ci è concesso.
Perchè sprechiamo tempo in casa, o davanti alla tv, a deprimerci e piangerci addosso, quando la vita è così breve, ed a volte così bella, eppure, questa vita, qualcuno l'avrebbe vissuta volentieri,  ma per colpa di un camion gettato sulla folla ad alta velocità, questa vita non potrà più viverla, e dovremmo farlo noi che siamo rimasti, dovremmo vivere anche per loro; ma perchè certi avvenimenti ci fanno sentire morti dentro?

Il Giorno dopo mia mamma mi ha chiamata, il segnale andava e veniva, ed io ho capito poco o niente, perciò, la sera, appena mi sono liberata dai vari impegni, e sono uscita con un'amica, le ho chiesto se sapeva cos'era successo a Nizza, perchè non avevo capito molto della telefonata di mia mamma, avevo solo afferrato "Nizza... camion... investiti", e pensavo ad un incidente.
Sapere che non era stato un incidente ma un atto voluto, sapere che tra quelle 80 vittime molte erano bambini, immaginare la paura, ed il dolore dei rimasti, pensare che in mezzo a quella gente dovevo esserci anch'io, e che se ci fossi stata magari sarei stata tra quegli 80...
Non avrei visto crescere mia figlia, non avrei più potuto abbracciare mia mamma, o baciare il mio ragazzo, non mi sarei più seduta su una spiaggia a leggere un libro, non avrei più potuto accarezzare il mio gatto...
Magari però, se fossi stata li avrei potuto dare una mano, o forse sarei rimasta svuotata per tutta la vita da quel calore che si è riacceso in me, alla vista di tanta violenza e cattiveria, di quelle povere vittime innocenti.
Tanti pensieri vorticavano nella mia testa, troppi e confusi, di giorno sono tranquilla, e faccio finta di niente, la notte mi sveglio e penso a quanto dolore proveranno adesso quelle famiglie, a quante vite spezzate, a quanto noi sperchiamo la nostra vita e ci blocchiamo per cose inutili, mentre dovremmo soltanto vivere, e pensare che tutto può finire, dal niente, anche durante una serata di festa.
Tornata a casa a Milano, dopo la serata con la mia amica ho preso un giornale ed ho letto di quello che era successo, dei dispersi, delle vittime, di chi ancora lottava tra la vita e la morte, ho visto le immagini della promenade, con i passeggini abbandonati, accartocciati come ragni, la stessa promenade su cui poche ore prima immaginavo di essere...
Sono andata a letto, ma non sono riuscita a dormire, mi sono svegliata alle 4 e mi sono buttata sotto la doccia, per raffreddare i pensieri, o fore, con la speranza che mi scivolassero addosso come l'acqua, ma niente; ho preso un paio di forbici e mi sono tagliata i miei lunghi capelli, 50 cm, quelli che ogni volta ho il terrore di tagliare, perchè ho paura di cambiare, e molto spesso, l'essere ancora così fortemente al passato, non mi permette di andare avanti, un gesto simbolico, nei miei peniseri, un taglio alla vecchia vita, un nuovo inizio, un nuovo modo di vedere le cose, una me libera di vivere come realmente si dovrebbe fare.
Tornata a casa ho abbracciato il mio fidanzato, forte e stretto, come se potesse dissolversi nel vento, o ritornare in uno dei miei sogni, e poi ho baciato ed abbracciato mia figlia, che ormai era profondamente addormentata e non si accorgeva di niente, ma non m'importava, ero solo felice di essere li, di poterle dire "amore, sono qui".









venerdì 1 luglio 2016

Jiaozi - I Ravioli Cinesi

I Jiaozi sono un piatto della cucina Cinese, molto diffuso anche in Giappone ed in Corea, semplicissimi da preparare e con vari ripieni, i jiaozi si presentano come tanti piccoli ravioli, cotti al vapore o alla piastra, a differenza dei classici ravioli Italiani, i Jiaozi non hanno bisogno di sughi di accompagnamento, basterà condirli a piacere con poca salsa di soia.
I più diffusi sono i Jiaozi di carne di maiale e cavolo, ma non è raro trovarli ripieni di gamberi o anche sola verdura.
Da qualche tempo a questa parte, in Cina sta spopolando la moda di dare a questi ravioli delle forme divertenti, così, dato che adoro la cucina Cinese, ho pensato di prepararli anch'io

Jiaozi Mari e monti
 



 Per la pasta

250 g di farina
125g di acqua tiepida




Impastate fino ad ottenere un impasto liscio, elastico e senza grumi, stendete quindi l'impasto, facendo attenzione a non stenderlo troppo, un impasto troppo sottle tenderà a seccarsi e non tenere bene il ripieno.


Ricavate tanti cerchietti e procedete con il ripieno. 

Per il ripieno
 

500 g di gamberoni (solo la polpa)
un cipollotto

funghi shitake
alcune foglie di verza
salsa di soia



Tritate finemente con il robot a lame la polpa dei gamberi, il cipollotto e la  foglia di verza, insaporite con poca salsa di soia.
Formate i ravioli dando la forma che più preferite, e lasciateli cuocere 15 minuti nella vaporiera.

giovedì 30 giugno 2016

Macedonia millefiori e gelato di panna e stracciatella

Considero questo mio blog un po' come un diario, non un diario riservato e personale, ma un diario di bordo, di quelli che i capitani della navi scrivevano ogni sera prima di andare a dormire.
Perciò voi non siete solo i miei lettori, siete un po' i miei compagni di viaggio, dopotutto è per questo che è nato il mio blog, per condividere le esperienze del mio viaggio con voi.
Il nome "Lovely Cake" è nato per caso, fondendo l'amore per i libri, ed in questo caso il titolo di un libro specifico, uno dei miei preferiti, con l'amore per  le torte, perchè io ho iniziato questo percorso cucinando torte, poi, da li mi si è aperto un mondo.
Mentre i dolci lievitavano in forno, immaginavo di poter parlare con mia nonna, lei si che era brava a cucinare, purtroppo non ha potuto insegnarmi niente, ma ricordo tutti i suoi gesti, quasi un rituale meticoloso, di quando cucinava, ricordo i profumi ed i sapori.
Purtroppo non posso ricordare lo strudel tanto acclamato che faceva la mia bis-nonna Tona, di origine Austriaca, ma con il passare del tempo, scavando nei ricordi e tra le lettere ingiallite lasciatemi da mia nonna, ho trovato la sua ricetta.
Non ero abbastanza brava per preparare uno strudel, e non lo ero neanche a far foto, agli inizi di questa avventura fotografavo i miei piatti con il cellulare, e non avevo la benchè minima idea di come si dovesse disporre qualcosa in un piatto.
In mia difesa posso dire che ero e sono completamente audodidatta, ed allora ero una poco più che ventenne amante della cucina e negata per la fotografia, io sperimentavo, per me cucinare era come dipingere, e come per la pittura, cercavo di trasmettere le mie emozioni tramite la mia arte, ma in quel caso avevo davanti un piatto al posto della tela.
L'amore per la pittura e l'impronta degli studi all'istituto d'arte me li sono tuttavia portati dietro più di una volta, dedicando i miei piatti a quadri o poesie, sono nati così la sogliola alla Picasso ed il Riso Venere di Botticelli, ma non solo, riferimenti ad arte e letteratura si trovano nella maggior parte dei miei piatti più conosciuti.
In questi ultimi anni me ne sono capitate di tutti i colori, ho dovuto superare migliaia di prove, e sono stata costretta ad ascoltare le lamentele di chi aveva paura di mostrarmi al mondo, di chi non voleva che io fossi me stessa, di chi pensava che la cosa migliore per me, fosse smettere di cucinare, smettere di provarci; ma non mi sono mai arresa, sono caduta forse, ma arresa mai, ed ho continuato imperterrita, ritroando fiducia in me stessa, quella fiducia che per molto tempo mi era mancata.
Si dice che quando si chiude una porta si apra un portone, io ho sempre chiamato questa mia nuova casa, la "casa del vento" perchè qui, immersa nel verde, dove da una finestra si vede il mare, e dall'altra le montagne che d'inverno mostrano le cime imbiancate, qui di vento ce n'è tanto, e quando una porta si apre per il troppo vento, si spalanca tutto.
Questo non lo avevo calcolato.
Avevo immaginato la mia vita come una nave in balia delle onde, e sono riuscita a sopravvivere alla tempesta solo perchè quella tempesta l'ho fatta mia, imparando ad amarla, ma non avevo calcolato che il vento che ti spinge nel cuore della tempesta, possa spingerti altrove, perchè magari il vento sapeva che quella nave, la tempesta poteva superarla, e dopo la pioggia e la spuma di mare, dopo i tuoni e l'oscurità, il vento avrebbe condotto quella nave verso un nuovo mondo, ed è quello che è successo, quello che non avevo calcolato, quel vento mi ha spinta oltre la tempesta, quel vento ha spalancato ogni porta possibile, e metti che, una sera, dopo aver consegnato l'ennesimo articolo da pubblicare, felice e soddisfatta come non mai, io incontri per caso una persona del mio passato, riscoprendola diversa, migliore, perfetta; perchè quel vento che spingeva me dentro la tempesta, ci ha spinto anche lui, facendoci incontrare.
Finalmente, dopo tanto termpo, posso dire di essere veramente felice, soddisfatta e amata.


Macedonia millefiori e gelato di panna e stracciatella


Avete mai pensato di fare una macedonia con i fiori di campo?
Trifogli e primule sono particolarmente indicati e lievemente zuccherini, io sono innamorata del foraging!

1 kiwi
1 pesca
1 albicocca
1 pera
1 mela
1 arancia
1 banana
qualche acino d'uva
qualche ciliegia
fiori di malva
fiori di primule
fiori di trifoglio bianco e rosa
miele millefiori
scaglie di cioccolato fondente


Pennellate leggermente il fondo del piatto con un velo di miele e spolveratelo a piacere con oro edibile in polvere.
Tagliate cubetti di uguali dimensioni da ogni frutto, zuccherate a piacere e condite con qualche goccia di limone, mescolate, mpiattate ed unite i fiori e le scaglie di cioccolato.

Per il Gelato Panna e Stracciatella 

200 ml di latte intero
200 ml di panna fresca
80g di zucchero
1 cucchiaio di maizena
100 g di gocce di cioccolato

Portare ad ebollizione il latte con la panna e lo zucchero, unire quindi la maizena e frullate con il frullatore ad immersione.
Fate raffreddare, trasferite nella gelatiera, e come inizia a solidificare, unite e gocce di cioccolato.

mercoledì 29 giugno 2016

Ravioli di Borraggine agli scampi con polvere di Lime

Come ogni anno, di questo periodo, vado per campi a cogliere erbe selvatiche, molte le essicco per poi poterle utilizzare anche l'inverno, questa cosa di conserva le cose e fare scorta come gli scoiattoli è una cosa
che mi accompagna da quando ero piccola, e fissavo nonna preparare marmellate, conserve di pomodoro, e tutto il resto.


Osservavo il barattolone con le alici e la colatura che piano piano si formava, finivo di "pulire" le pentole mangiandomi l'ultimo cucchiaio rimasto di marmellata, ed intanto progettavo uno spazio tutto mio, come il ripostiglio di nonna, scuro e fresco, dove appesi al soffitto stagionavano salumi, e sopra le mensole barattoli di marmellata ed olio prendevano polvere.
Ci sono erbe poi, come la borraggine, con la quale si può fare la pasta, per poi seccarla, chiuderla per bene in un contenitore a chiusura ermetica ed usarla quando ci va.
Il mio consiglio perciò è quello di preparare questa pasta in grandi quntità, con una parte fare tagliatelle e tagliolini da essiccare, e con l'altra preparare questi ravioli, semplici ma delicatissimi.

Ravioli di Borraggine agli scampi con polvere di Lime



70 g di semola
30 g di farina 00
una presa di sale
50 g di borraggine sbollentata e frullata




Unite tutti gli ingredienti, lavorate per bene la pasta, non dovranno esser presenti grumi o striature.
Quindi stendetela.
Se l'impasto risulta troppo appiccicoso potete unire altra farina.

 Per il ripieno


400 g di polpa di scampi
1 mazzetto di prezzemolo
sale
pepe bianco

Unite tutti gli ingredienti e tritateli finemente con un coltello.

Componiamo il piatto

Stendete la pasta, disponetevi al centro l'impasto di scampi, coprite con altra pasta e formate i ravioli.
Tuffateli in abbondante acqua bollente salata, saranno pronti in circa 5 minuti.
Saltateli in padella con burro d'alpeggio, una spolverata di pepe bianco, ed a piacere pinoli tostati e polvere di lime.





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