About me

L'arte è tutto ciò che nasce dal sogno, e plasmato dalle mani dell'uomo diventa realtà....

domenica 18 settembre 2016

Tra Orto e Pineta - Indivia Cbt farcita, con Caviale di Lumaca

Le giornate autunnali avanzano senza troppa calma, l'estate ci sta abbandonando più velocemente del previsto, sciogliendosi inesorabilmente come un ghiacciolo ormai finito, ormai di lei rimane solo il ricordo...
Ho sempre amato l'autunno, e la malinconia che porta con se, i viali infiammati dalla foglie cadute, l'odore di terra bagnata, la corteccia degli alberi che si fa più scura ed il muschio più vivo e soffice, ho sempre amato tutto dell'autunno, l'aria frizzantina e quasi più nitida e avvolgente, quai più tangibile, il profumo di legna bruciata, i vigneti che si spogliano, i ricordi della vita di campagna, di mio nonno che tirava le somme della stagione passata e di mia nonna che meticolosamente finiva di preparare le scorte per l'inverno-
Amavo l'aspettativa dei fuochi e delle castagne arrosto, del vino novello e delle muffole, dei cesti di funghi e degli ultimi pomodori dell'orto, tuttavia, lo vivevo sempre con una nota profondamente malinconica, come se stessi dando un addio ad un'estate che non avrei visto più tornare, come se non si fosse chiusa solo una stagione, ma proprio un capitolo della mia vita, forse è per questo che sono sempre stata così malinconica durate l'autunno...
Non avrei mai pensato che un giorno, avrei potuto godere a pieno della gioia che questa stagione mi porta, non avrei mai pensato di cambiare così profondamente, ma alla fine così è stato; ho riscoperto una gioia nuova, una sensazione mai provata prima, un sentimento così forte e coinvolgente che si può paragonare solo al primo amore che può avere una quindicenne, ma con la razionalità e la maturità che l'età porta.
Siamo sinceri, sono sempre stata una persona fin troppo razionale, a 5 anni sapevo benissimo che quella che avevo davanti era solo una cotta, e non l'amore della mia vita. a 18 sapevo che 'amore ero non era di certo quello che potevo trovare tra i banchi di scuola, ed a 20 sapevo che il lieto fine lo si poteva trovare solo nelle favole.
Sono sempre stata una persona realista, con i piedi per terra, e con la consapevolezza che il "per sempre" non esiste, questo non mi ha mai impedito di comportarmi bene, e di fare le cose come andavano fatte, anche se la vita, fin troppe volte mi ha riservato la strada più difficile per giungere alla meta, ma alla fine, dopo anni di storie e ostacoli, sono arrivata alla meta, e lo sento, non ho dubbi, come non li ha chi sente arrivare l'autunno, come non li ha chi sa di essersi svegliato dal letargo.
Ho trovato la mia anima gemella, e per la prima volta il "per sempre" non è nè una favola, nè una speranza, nè una frase che ci si dice la notte prima di addormentarci per sentirci al sicuro, questa volta il per sempre è una certezza, naturale come lo è bere acqua per dissetarsi, o prendere il sole per scaldarsi, un qualcosa di così naturale che sembra tutto già scritto, ho trovato una persona che mi ama, e che io amo, che mi fa vedere solo il lato bello di ogni cosa, che mi fa sentire al sicuro, come dentro una conchiglia, ma che mi fa sentire libera e con le ali spiegate.
Ho trovato qualcuno che mi viene a prendere se mi perdo in mezzo alla tempesta, e che mi strappa via tutta la malinconia che ho dentro, e così, tutto quello che è stato fin'ora, è solo un ricordo privato delle parti difficili, perchè con lui al mio fianco, io mi sento in pace; io, che non ho mai avuto radici, se non quelle strappate alla mia famiglia, dall'altra parte del mare, dove lasciai il cuore, con lui mi sento a casa.
A casa finalmente, dopo anni di vagare ininterrotto, a casa, e con lui "casa" è anche in capo al mondo, e non pensavo fosse possibile poter amare così tanto una persona.

Perciò se oggi amo l'autunno più che mai, ed amo passare i pomeriggi tra le sue braccia assopita come un gatto, mentre fuori piove, lo devo a lui, se i tuoni non mi fanno più paura lo devo a lui, se la vita adesso mi da tutto ciò che desidero lo devo a lui, ed al destino che dopo 9 anni ci ha fato ritrovare...

Tra orto e Pineta



La ricetta di oggi racchiude i profumi che la stagione passata ci lascia, il profumo delle pinete, dei pinoli e della frutta secca, ed il calore della stagione che verrà.
E così abbiamo una morbida indivia marinata ai germogli di pino e cotta sottovuoto a bassa temperatura, su un cremoso di spinacini freschi e latte di mandorla, ad esaltare il tutto il ricercato olio di pinoli ed il preziosissimo caviale di lumaca, che conferirà al piatto una delicata nota sapida ed erbacea, che esalterà il sapore dell'indivia e degli spinaci.

Per l'indivia


Marinate l'indivia in una miscela composta da 50% di sale ed il restante di zucchero per 5 ore, quindi eliminate la marinatura in eccesso, e praticate un incisione su un lato, eliminate qualche foglia dal centro per far sazio al ripieno.

100 g di melanzane rosse
50 g di pancetta affumicata
50 g di noci
100 g di salsiccia
1 scalogno
olio
sale
pepe
aneto

Tritate finemente lo scalogno, fatelo dorare in padella con un filo d'olio, unite quindi le melanzane rosse, la pancetta tritata finemente, la salsiccia e l'aneto, infine i gherigli di noce tritati grossolanamente, salate e pepate.
Fate raffreddare.
Farcite con questo ripieno la vostra indivia.
Disponete l'indivia in un sacchetto per sottovuoto, cuocete in bagno termostatico a 70' per 3 ore.

Per il cremoso di spinaci


500 g di spinacini novelli
latte di mandorla non zuccherato q.b
sale
olio di pinoli

Sbollenatete leggermente i germogli di pinaci in acqua bollente salata per 2 minuti, te fermate la cottura tuffandoli in acqua e ghiaccio.
Scolateli nuovamente, asciugateli tamponando, conditeli con il sale e l'olio e frullateli con l'aiuto del frullatore ad immersione, aggiungendo latte di mandorla a filo fino ad ottenere una crema.

Impiattiamo

Disponete alla base del piatto uno specchio di cremoso di spinaci, adagiatevi sopra l'indivia farcita ancora calda, ultimate con una spolverata di semi di papavero e di pinoli, prima di servire coronate con un cucchiaino di caviale di lumaca.

Altre ricette con Caviale di Lumaca u Lovely Cake:

Potete trovare il caviale di Lumaca presso "Le delizie di Nissene" caviale e sughi prodotti e lavorati completamente in italia, e senza conservanti che ne falsano il sapore o che vanno ad intaccarne la genuinità.
Per essere consumato in maniera ottimale il caviale va tirato fuori dal frigo almeno 30 minuti prima del consumo e non va toccato con un cucchiaino di metallo.

Voglio aprire una piccola parentesi, per dirvi che la mia ricetta "é caduta una pesca in giardino" è arrivata prima al contest sulla #pescalonda, ed adesso tutti ne parlano!
Volevo inoltre ringraziare il mio fidanzato Valerio: "Grazie amore, niente di tutto ciò sarebbe stato possibile senza di te".



venerdì 16 settembre 2016

Le Regole Del Viaggiatore

Le Regole Del Viaggiatore

Ebbene si, c'è differenza tra un viaggiatore ed un turista, il turista è quello che se la prende comoda, che cerca il confort, gli hotel con piscina, i tour guidati e i viaggi d'agenzia; il viaggiatore è quello che ai xompra una guida, fa ricerche, decide da solo il suo itinerario, segna sulla cartina il percorso e parte all'avventura.
Certo, partire all'avventura non è sempre semplicissimo, perchè molto spesso significa star fuori molto, cambiando albergo ogni notte, spostandosi di città in città ogni giorno, perciò ci sono delle piccole cose da sapere, e dei consigli da dare a chi si approccia per la prima volta a questo tipo di esperienza.
Come avrete notato, questo blog si è trasformato negli anni in un blog di cucina che gira il mondo, tra queste pagine troverete escursioni nelle cucine più disparate, ed emozionanti avventure in molti paesi, non a caso è nata una sezione apposita per i viaggi, un vademecum per organizzare al meglio il vostro viaggio, con idee per tutti i gusti e per tutte le tasche.
Perciò cosa state aspettando?
Imbarcatevi con me in questa entusiasmante avventura!

Le Regole Del Viaggiatore


1 L'itinerario e le mappe

Un buon viaggiatore organizza il suo viaggio prendendo appunti anche su carta, si porta dietro una guida con una mappa, con tante piccole note a bordo pagina, quando si è in viaggio non sempre si ha l'occasione di ricaricare un cellulare o un tablet, è sempre bene attrezzarsi alla vecchia maniera.

Il vocabolario

Un viaggiatore non sempre va dove si conosce l'inglese, a me è capitato in Marocco ad esempio, più volte mi sono ritrovata a parlare con persone che non sapevano altre lingue se non l'arabo, se si è scelta una meta come questa allora è bene portarsi dietro un piccolo vocabolario, e segnarsi magari le frasi indispensabili, se non addirittura impararle a memoria.

2 La scelta dell'albergo

Ad un viaggiatore un albergo serve per dormire e farsi una doccia, scegliete un albergo in posizione centrale, non importa avere una camera bella e spaziosa, dovrete solo dormirci, inutile spendere soldi per una camera in cui trascorrerete si e no l'1% del vostro viaggio, risparmiate i soldi ed usateli per escursioni, visite ai musei, e trasporti.

3 La Valigia

Senza dubbio la cosa più importante è: "portare meno peso possibile", evitare libri da leggere in treno o aereo per passare il tempo, se proprio volete prendete una rivista da lasciare da qualche parte o da buttare una volta letta, oppure approfittate del tempo per dormire e ricaricarvi o leggere ancora la guida e ripassare l'itinerario; può sembrare una banalità, ma è una strana legge matematica, al ritorno il volume delle cose aumenta magicamente, ed in valigia non entra mai neanche metà delle cose che ci siamo portati da casa, figuriamoci il doppio...

Considerate lo spazio per gli acquisti, è buona regola non partire mai con una valigia troppo piena.
Portate una valigia/sacco di quelle pieghevoli, di scorta, puù sempre essere utile.

Saponi e compagnia bella

Non portate flaconi immensi di shampoo e bagnoschiuma, adoperate invece i campioncini di profumeria o querlli che avete trovato nelle riviste, restano sempre in bagno ad accumularsi e non sappiamo mai che farcene, questa è una buona occasione per utilizzarli.
Se non avete campioncini di sapone da portare con voi, portatelo in flaconcini piccoli, in modo da buttarli una volta finiti, per non portare peso inutile avanti e indietro.
Stessa regola per i profumi, per quanto riguarda deodarante e dentifricio, scegliete i formati mini.

La Biancheria

Una volta mia zia mi disse una cosa che poteva sembrare strana, ma fu un consiglio molto utile "in viaggio, porta la biancheria usa e getta", io non capì subito, però poi realizzai, e le cose si fecero molto più semplici, avete presente quei calzini con l'elastico che inizia a cedere?
Quelli che "li metto solo un ultima volta e poi li butto", ecco, portate quelli, ed invece di infilarli nuovamente in valigia, buttateli, acquisterete spazio ed i vestiti in valigia non rischieranno di essere "contaminati" da cose sporche.

Le Scarpe

Partite sempre con un paio di scarpe comode, mai mettere un paio di scarpe nuove prima di un viaggio, potreste seriamente vedere le stelle per il dolore...
Un buon viaggiatore ad ogni modo sa, che le scartpe eleganti in valigia, occupano solo spazio e sono inutili, perchè a sera i piedi fanno sempre un gran male, evitate di portarle.


Gli accessori

Niente ombrelli, a meno che non andiate in un posto piovosissimo, ovvio, gli ombrelli pesano ed ingombrano, meglio un impermeabile, di quelli che si piegano e diventano piccini picciò, il vero viaggiatore non si ferma davanti a niente, neanche davanti alla pioggia, se poi dovesse servire per forza, basterà comprarlo durante il viaggio nel momento del bisogno. vige sempre la regola del "lasciate a casa tutto ciò che è superfluo, nel caso si compra poi".

Ricordate di portare sempre qualche sacchetto di plastica, possono essere utili per riporre qualcosa che non deve entrare in contatto con il resto del materiale presente in valigia (souvenir, scarpe, cose liquide).


4 Durante il Viaggio

Che sia in treno o bus ha poca importanza, cogliete l'occasione per riposarvi, ricordate sempre che "ogni momento è buono" per attaccare i dispositivi elettronici sotto carica, fatelo perciò ogni volta che potete, sia in treno che in albergo.

Fate amicizia con un abitante del luogo e chiedete a lui consigli su dove andare o cosa fare, molto spesso vi consiglieranno posti che difficilmente si trovano sulle guide turistiche, vivrete così esperienza indimenticabili.

5 Lasciate sempre detto a qualcuno dove state andando

Prima di partire date una copia del vostro itinerari a qualcuno di fidato, non si sa mai, dovete sempre calcolare tutto, è importante, prima di partire per l'estero, segnarsi anche gli indirizzi delle ambasciate, prevenire è meglio che curare.

6 Il Kit

I quasi indispensabili da portare sempre dietro, o quasi appunto:
cerotti
bottiglietta d'acqua
analgesici
crema solare
burro di cacao

Regolatevi a seconda delle temperature del luogo in cui state andando, anche uno spray antizanzare potrebbe essere una buona idea.












domenica 4 settembre 2016

Patè Flambè Affumicato in gelatina di Pesca Londa

Non mi piacciono le cose "forzate", l'idea di creare una ricetta partendo da un prodotto prestabilito, per un contest ad esempio, è accattivante, mi mette alla prova e mi piace, ma se devo creare qualcosa senza l'ispirazione no, aspetto che si accenda la famosa lampadina, ed intanto mi adopero per assaggiare l'ingrediente preposto, concentrandomi per poterne assaporare a pieno ogni sfumatura, per poi poter proporre il migliore abbinamento, ed il piatto alla fine, non deve solo convincermi, ma deve entusiasmarmi, piacermi, deve essere uno di quei piatti che sarei felice di poter servire agli ospiti, o ad una persona cara.
Per questo mi ritrovo sempre all'ultimo minuto, ma sono felice di essere così, perchè almeno so che quel piatto l'ho fatto con amore e passione, e sono convinta della mia opera; spero ogni vota di far trasparire questa cosa tramite i miei piatti.
Questo è il caso della ricetta di oggi, creata in extremis per #pescalonda
In questi giorni ho pensato agli abbinamenti possibili con le pesche, a qualcosa di meno scontato di un dolce, anche se il dolce è stata la mia prima proposta, volevo però far vedere ai miei lettori, che abbinare una pesca al salato, facendola diventare un antipasto o un secondo, si può.
Gli abbinamenti sono molteplici, partendo da un'insalata i valeriana, pesche e noci condita con ceto balsamico, magari arricchita con qualche cubetto di formaggio stagionato al fieno, si presta egregiamente per risotti mantecati con formaggi erborinati, e per salse agrodolci per carni al forno o alla brace, però io volevo fare qualcosa di diverso.
Mi sono distesa al sole, con una pesca in mano, e mentre il succo mi colava sulle dita ne assaporavo ogni sfaccettatura..
I pensieri si rincorrevano, m nella mia testa un'immagine era più vivida che mai: pesca Londa, l'ultima pesca estiva, che ha racchiuso in se tutto il calore del sole estivo, che viene raccolta quasi a cavallo dell'autunno, quando i viali si infiammano di foglie cadute, color tramonto, color pesca...
Ci voleva poi qualcosa di dorato, un vino liquoroso magari, dolce, per esaltare quella nota di miele denso: il marsala!
E qualcosa che ricordasse il profumo di legna bruciata che si sente a fine estate...
Ed è così che è nato il patè flambè affumicato...

Patè Flambè Affumicato in gelatina di Pesca Londa



Per il Patè


300 g di fegatini di pollo freschissimi
70 g di burro freddo salato d'alpeggio
2 scalogni
2 foglie di alloro
pepe nero appena macinato
sale
1/2 bicchiere di marsala
1 presa di peperoncino


Tritate molto finemente gli scalogni, lasciate che si dorino a fiamma bassa in metà burro.
Unite le foglie di alloro, alzate la fiamma e sfumate con il marsala, inclinate la casseruola in modo che il composto si infiammi, attendete che la fiamma si spenga, quindi portate a cottura, salate, pepate, eliminate l'alloro e trasferite in un robot a lame, aggiungete il rimanente burro freddo e tritate finemente il composto fino ad ottenere una crema.
Trasferite in frigorifero e lasciate solidificare per 30 minuti, trascorso il tempo togliete dal frigo ed affumicate on legno di pesco.
Per affumicare seguire le istruzioni qui.
Date al patè la forma di una pesca e rimettete in frigo.
Con queste dosi otterrete 3 pesche.



Per la "scorza"


200 ml di estratto di pesca
200 g di polpa di pesca
1 presa di sale 
4 gocce di tabasco
1 g di agar agar


Unite a freddo tutti gli ingredienti, con una frusta a mano mescolate bene, trasferite su una fiamma alta e fate addensare qualche minuto, quindi fate intiepidire e colate sulle pesche di patè.
Decorate con foglie di alloro
Servite accompagnando con grissini, crostini e bruschette. 




lunedì 29 agosto 2016

E' caduta una pesca in Giardino

Adesso vi narrerò una storia...

Cera una volta, 
non molto tempo fa, in una terra non molto lontana, al di là del mare, chiamata Sardegna, una famiglia molto ricca.
Il conte e la contessa Dessì avevano avuto due figli, che crescevano forti e sani.
Non c'era figlia di nobili che non volesse conoscerli, in paese erano amati ed apprezzati da tutti.
La madre aveva assunto per loro le migliori insegnanti, ed i due giovani crescavano colti e pieni di interessi, il più giovane amava la caccia, ed il più grande si dilettava con la lettura e l'equitazione.
Il padre, ripeteva loro ogni giorno la fortuna che avevano avuto a nascere in una famiglia di Conti, ricca e fortunata, e ribadiva loro ogni sera l'importanza di sposare una nobildonna di nobili origini per non insozzare la linea di sangue.
Ma alla villa dei conti Dessi, pochi anni dopo la nascita dei due fratelli, era nata una bambina, figlia di una serva, ed alla morte della donna, la ragazza, in giovane età, vene presa a servire al posto della madre.
Era una bella ragazza, con occhi verdi come i prati della sardegna e capelli ondulati come le onde del mare increspate dal vento del primo pomeriggio, ciuffi color nocciola le ricadevano sulle bianche spalle mentre eseguiva i lavori domestici, una ragaza umile e dolce, con la pelle bianca come la luna, non passava di certo inosservata, ma non amava gli sguardi degli altri su di se, cercava quindi di passare sempre inosservata e teneva sempre lo sguardo basso, era esile e taciturna ma di una dolcezza infinita.
Un giorno però, lo sguardo della giovane serva e del fratello più grande si incrociarono, e fu amore a prima vista.
Il giovane cercò di convincere il padre a dargli il consenso per sposare la serva, ma il Conte non voleva saperne.
Per i due giovani era impossibile star lontani, ed un giorno la giovane serva rimase incinta.
La giovane serva era disperata, un matrimonio con il suo amato era impossibile, e lei avrebbe dovuto crescere da sola il frutto del loro amore, il giovane Conte invece, andò nuovamente dal padre, per spiegargli la situazione e per chiedergli il permesso di sposare la giovane, ma il Conte andò su tutte le furie, e lo minacciò : se non avesse cacciao immediatamente di casa la serva con il bambino che aveva in grembo allora avrebbe fatto sì che al giovane non spettasse niente della sua eredità, e lo avrebbe privato delle terre e del titolo.
Ma il giovane, che era un uomo giusto, disse al padre che non ci sarebbe stato bisogno di privarlo del suo titolo, in quanto lui stesso rinunciava ad ogni suo avere, al titolo ed alle terre, e se quello era il prezzo da pagare per stare con la donna amata e con suo figlio, lo avrebbe pagato volentieri.
Il padre e la madre fecero di tutto per fermarlo, fino a rinchiuderlo nelle sue stanze, ma il giovane una notte di tempesta riuscì a fuggire, raggiungendo la sua amata che a sua volta era stata rinchiusa in un fienile, i due presero un cavallo e cavalcarono tutta la notte per fuggire alle guardie del padre che li inseguirono, era qasi mattina quando finalmente trovarono un posto che i due credevano sicuro.
I due giovani si fermarono, ed entrarono velocemente in una baracca di legno marcio che avevano trovato in mezzo alla sterpaglia in un campo, mentre fuori infuriava una tempesta come Dio comanda, la giovane serva dette alla luce un bellissimo bambino.
Al mattino quando la tempesta fu passata, i due uscirono dalla baracca, e guardarono il bambino alla luce del sole, era forte e robusto, con grandi occhi verdi e guance rosa come i petali del pesco.
-Mi dispiace mia cara, ma ho dovuto rinunciare al mio cognome per poter staere con voi, nostro figlio perciò, non potrà avere il cognome della mia famiglia, dovremmo trovargliene uno noi- esordì il giovane un po' rammaricato...
I due si guardarono intorno, e davanti alla porta della baracca videro un albero di pesco, forte e robusto, che aveva reistito alla tempesta senza perdere neanche un fiore, così si guardarono sorridendo - è forte come un albero, ed ha radici profonde anche se nessuno le potrà mai vedere, ha gli occhi verdi come la vita ed è forte come questo pesco che è nato nella brulla terra, contro la volontà dell'uomo e senza l'aiuto di nessuno, ha le guance rosee come i fiori di pesco, il suo cognome sarà: Pesco!-

Questa è la storia del mio bisnonno, e di come è nato il cognome Pesco, che ancora i miei parenti portano; non so perchè ma nella mia famiglia, per via di questa storia, ci siamo sempre sentiti legati all'albero del pesco ed ai sui frutti, tanto che in ogni nostro giardino, ed in ogni nostro fazzoletto di terra, troneggiava sempre un albero di pesco, ed i bambini gli giravano intorno e ci si arrampicavano sopra per mangiare le pesce succose e dolce come nettare.
Non a caso, quando ho saputo di un contest sulle pesche, mi ci sono fiondata, ed ho ideato un dessert che mi ricordasse in tutto e per tutto la mia infanzia.
Le briciole delle nocciole e le scaglie di cioccolato che la nonna mi spolverava sulle pesce appena raccolte, la crema pasticcera con cui farciva crostate di pesce morbide come il burro, e lo zucchero alla vaniglia, croccante e dal profumo di ricordi, ho messo ttto in questo dessert, i profumi della mia ianfanzia, i suoi sapori ma anche le sue immagini, volevo che fosse un'istantanea della mia vita, del mio passato, e di quello che sarà il futuro della mia famiglia, di mia figlia e dei suoi figli, giovani rami di questa famiglia nata da un albero di Pesco, ho voluto perciò raffigurare una pesca in tutta la sua semplicità, quando matura cade dal ramo, ed affonda nella terra morbida e profumata di muschio, che ne attutisce la caduta, quasi per dirle "sei un frutto così prezioso che sarò sempre pronta ad accoglierti con gentilezza quando cadrai".

All'interno di un guscio di croccante zucchero alla vaniglia, una leggera crema pasticcera alla pesca con dadolata di pesche, il tutto viene accolto da un letto di cioccolato e nocciole.

E' caduta una pesca in Giardino


Per la Crema alle Pesche
Ricetta tratta da "Alchimie in Cucina"




50 g di maizena
5 tuorli
1 mazzetto di foglie di salvia ananas
250 ml panna fresca
250 ml di latte intero di capra
150 g di zucchero
20 g di burro


Fate bollire il latte unendo le foglie di salvia ananas.
Appena bolle spegnete e lasciate la bacca in infusione per 10 minuti.
A parte sbattere con le fruste i tuorli con lo zucchero,appena saranno spumosi unite il latte a filo e la panna.
Unite la maizena e sbattete ancora con le fruste, quindi fate addensare sul fuoco.
Tenete da parte.
Fate raffreddare e poi unite



150 g di pesca spellata e tagliata a dadolini
100 g di purea di pesca frullata
50 g di mascarpone



Montate il mascarpone con una frusta, ed unitelo alla crema con una spatola, mescolando dal basso verso l'alto per incorporare aria erendere leggera la crema, come se fosse una mousse, unite la dadolata di pesca e la purea, ottenuta frullando la polpa della pesca con il suo succo, ottenuto con una centrifuga.



Per la "Pesca" di zucchero croccante alla vaniglia



1 cucchiaino di zucchero a velo alla vaniglia
150 g di isomalto
colorante alimentare giallo oro


Unite in un pentolino tutti gli ingredienti, attendente che si fondano e disponete il composto in due stampi a forma di semisfera, di silicone, attendente che si raffreddi completamente.


Impiattiamo



150 g di cioccolato fondente
50 g di nocciole
fiori eduli
salvia ananas


Tritate grossolanamente il cioccolato con le nocciole, disponete una semisfera di zucchero al centro, farcitela con la crema  e chiudetela delicatamente con la seconda semisfera, spolverate con fiori eduli a piacere, ultimate con un rametto di salvia ananas.




sabato 27 agosto 2016

La Burrata, capolavoro Italiano - Frutti della Terra: Burrata ripiena di pomodorini del Piennolo Confit

Negli scorsi giorni vi ho lasciati con la ricetta del tofu home made, e sebbene io debba ancora darvi una curiosa versione con un italianissimo ingrediente, ovvero il finocchio di mare, di cui vi parlerò, oggi passerò ad una ricetta più semplice, così semplice e buona che dovrebbe diventare patrimonio culturale italiano, sia chiaro, non perchè l'ho inventata io, ma perchè il classico abbinamneto: "mozzarella di bufala, pomodori, basilico, olio buono" è conosciuto in tutto il mondo ed ampliamente, nonchè giustamente, apprezzato.
Un piatto che nasce nelle campagne Italiane, con ingredienti semplici quanto ineguagliabili,mozzarella di bufala, svuotata delicatamente e farcita con burrata e pomodorini confit, olio buono e basilico, l'importante?
La provenienza.

La Burrata, Capolavoro Italiano

Così buona che un suo dipinto potrebbe tranquillamente essere esposto in un museo, la burrata, prodotto tipico Pugliese, formaggio unico nel suo genere, tanto buono da essere letteralmente un capolavoro,  si presenta come una sacchetto di pasta filata al cui interno si nascondono "sfilacci" della stessa pasta filata e panna freschissima.
L'insieme di panna e "sfilacci" è detto stracciatella.


Candida e morbida, dal colore bianco brillante, in bocca la burrata è un esplosione di sapore, sapida e con piacevoli sentori di latte fresco e panna.
Il riconoscimento del marchio IGP per la Burrata di Andria è in fase di riconoscimento.

Come cosumarla

Al naturale, così com'è, senza troppi fronzoli ed intingoli, tuttavia, l'abbinamento con il pomodoro ed il basilico è senza dubbio uno dei meno arditi e più conosciuti, perciò servitela con dei pomodorini del contadino, e delle foglie di basilico fresco, irrorate il tutto con un abbondante filo d'olio.

Frutti della Terra

Ho deciso di chiamare questa ricetta "i frutti della terra", è di una semplicità imbarazzante e di una bontà inaudita, si tratta di svuotare delicatamente una mozzarella di bufala contenente della fresca burrata, condire il tutto con pomodorini del Piennolo, o i miglior pomodorini tipo piccadilly o ciliegino, olio extra vergine Campano dal gusto robusto, e rimettere delicatamente tutto dentro, condite con un abbondante filo d'olio al basilico e coronate con foglie fresche, non sembra un frutto paradisiaco?

Per i pomodorini del Piennolo

800 g di pomodorini del Piennolo
origano fresco
basilico fresco
zucchero di canna
olio extra vergine d'oliva
sale

Lavate i pomodorini, tagliateli in 4 parti e disponeteli su una teglia da forno, conditeli con il sale e lo zucchero, con un abbondante filo d'olio ed infine con un battuto finissimo di erbe.
Infornate a 100° per 2 ore.

Per la Burrata

1 burratina monoporzione a testa
pomodorini del Piennolo confit
basilico fresco
sale
olio extra vergine d'oliva Campano, gusto Robusto

Svuotate delicatamente la pasta della mozzarella dalla burrata, conditela con olio e sale, con i pomodorini confit e con un generoso filo d'olio.
Farcite nuovamente la pasta della mozzarella ed adagiatela delcatamente sul piatto.

Impiattate


Olio extra vergine d'oliva Campano, gusto Robusto
1 mazzetto di basilico

Frullate l'olio insieme al basilico e filtrate. condite con l'olio aromatizzato ottenuto, la vostra burrata, ultimate con una foglia di basilico e servite subito.



venerdì 26 agosto 2016

Tofu Fusion in Agrodolce

L'autunno è alle porte, ed io amo l'autunno, certo, l'idea dell'estate che corre via non mi piace per niente, quest'anno, a parte i vari viaggi di lavoro, che comunque vedo come mini-vacanze, perchè riesco sempre a farci incastrare qualcosa che progettavo da tempo, non ho fato grandi viaggi, certo, c'è ancora tempo, ma sono a lavoro su un nuovo progetto per una casa editrice, il blog cambierà radicalmente, verrà finalmente riaperta la sezione "Schede di Viaggio" e sarà più ricca e coinvolgente che mai!
In attesa di farvi vedere questi nuovi cambiamenti, sappiate che sto letteralmente riorganizzando la mia vita, ed anche il blog sta più o meno subendo le conseguenze di questo dolcissimo cambiamento.
Ormai non cucino più dalla mia cucina, ma da quella di casa del mio ragazzo, dove non solo ci divertiamo un mondo a sperimentare cose nuove facendoci assaggiare gustose novità a vicenda, ma andiamo insieme alla ricerca di nuovi ingredienti e li elaboriamo poi in mille modi, divertendoci come se fosse un gioco.
Insomma, avrete di certo capito che la mia vita è migliorata un bel po', e che a breve anche questo mio blog ne trarrà giovamento...
Intanto, giusto per non farmi mancare niente, sto organizzando una nuova avventura, anche se, quella più bella l'ho appena iniziata...

Giusto ieri vi davo la ricetta del Tofu Home Made, il "formaggio" vegano per eccellenza, fatto in casa poi è veramente delizioso, tuttavia, mi sono limitata a darvi la ricetta semplice, di base, per prepararlo, partendo dal latte di soia o dalla soia stessa, ma nonvi ho detto come servirlo.
Il Tofu è estremamente versatile, lo si può usare per arricchire le insalate, è ottimo piastrato, ma anche fritto, lo si può trasformare in un dessert o in un vegan-spezzatino, tuttavia, una ricetta buonissima e facilissima è senza dubbio quella che sto per darvi.
Si tratta di una ricetta di base, dove il Tofu mantiene il suo sapore originale poichè crudo e manipolato il meno possibile, si tratta solo di condirlo, in questo caso con un condimento fusion ed agrodolce, con un retrogusto piccante, ricetta vegetariana, nonchè vegana, perfetta servita come antipasto per una cena di fine estate.

Tofu Fusion in Agrodolce


Per i pomodorini Confit


500 g di pomodorini piccadilly
origano fresco
timo fresco
cipollotto fresco
zucchero di canna
sale
pepe
olio allo zenzero

Condite il Tofu



Lavate i pomodorini, tagliateli in 4 parti e disponeteli su una teglia da forno, conditeli con il sale e lo zucchero, con un abbondante filo d'olio allo zenzero ed infine con un battuto finissimo di erbe.
Infornate a 100° per 2 ore..

1 Cubo di Tofu fresco consistenza budino a testa
1 cucchiaio di radice fresca di zenzero macinato
salsa di soia dolce
1 mazzetto di basilico o fresco
1 mazzetto di finocchio di mare, o in alternativa, aneto fresco

Condite i pomodorini confit precedentemente ottenuti, con la radice di zenzerograttugiata, unite il battuto di finocchio di mare e basilico, disponeteli sopra al cubo di Tofu e prima di servire irrorate con abbondante salsa di soia dolce.

giovedì 25 agosto 2016

Tofu Home Made

La prima volta che ho assaggiato il Tofu sono rimasta letteralmente schifata, e non capivo come potesse esistere gente che riuscisse a mangiarlo con piacere, tuttavia, io sono fatta strana, quando una cosa non mi piace, a distanza di tempo, la assaggio nuovamente, sia mai chei gusti mi siano cambiati o che alle volte, lo stesso prodotto realizzato in modo differente possa piacermi, e questo è il caso del Tofu.
Ho imparato che esistono 3 consistenze diverse, una più budinosa, in assoluto la mia preferita, ottima per le zuppe, una media, da consumare anche "cruda", ed una più consistente, perfetta per le cotture su piastra e griglia.
Certo, c'è da dire che non nutro particolare amore per il Tofu che si compra confezionato al supermercato, ma per quello che mangio al Giapponese vicino casa si, dopotutto, le cose fatte in casa sono sempre le più buone, e così, tempo fa, mi sono messa alla ricerca della ricetta, non troppo segreta, del Tofu Home made...

Il tofu è un alimento di orgine vegetale, (vegano) molto proteico e con un irrisorio contenuto in grassi, perciò è un alimento consigliato per chi segue regimi alimentari ipocalorici ma completi di nutrienti.
Il Tofu viene alla luce in Cina nel II secolo d.C, grazie alle tecniche insegnate dai Mongoli. 
Con il passare del tempo, il Tofu viaggia e lascia la cine per diventare un alimento importantissimo anche in Giappone, Corea, Vietnam, Thailandia e Cambogia.

Il procedimento da allora è rimasto invariato praticamente ovunque, esiste la versione in cui nella cagliata vengono aggiunte delle erbe, ma non esistono tante versioni di Tofu quante ne esistono invece di formaggio caprino od ovino, resta perciò, nonostante la sua longevità, un alimento manipolato il meno possibile, leggero, proteico, sano e dal gusto delicato e fresco.

Farlo in casa non è difficile, si ha bisogno di edamame e nigari, ovvero fagioli di soia gialla e caglio vegetale, la soia viene sbollentata e pestata per ottenere il latte, che viene poi fatto cagliare, una volta aggiunto il caglio il latte si addensa e diventa tofu, che viene poi pressato per eliminare i liquidi in eccesso.

I diversi tipi di tofu e le sue consistenze

Esiste il Tufo delicato, il mio preferito, con la consistenza molto simile a quella di un budino bianco e profumato, lo si ottiene pressando poco e delicatamente la cagliata ottenuta.

Il tofu solido ed il Tofu secco sono le varianti mediamente e maggiormente pressate, più si pressa la cagliata, più si ottiene un Tofu solido e compatto.

Quanto fai bene Tofu

Il tofu possiede proteine di alto valore biologico, le stesse della soia, e assimilabili alle proteine nobili della carne, inoltre è ricco di sali minerali, in particolar modo di  ferro, manganese, rame e selenio con azione antiossidante, ha perciò effetti antinvecchiamento e antitumorali.
E' ottimo per contrastare le malattie cardiovascolari e per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo, attenuando i livelli di colesterolo LDL (colesterolo cattivo) e incrementando i livelli di colesterolo HDL (colesterolo buono).
Nell'antica Cina veniva considerato un rimedio contro la febbre alta e l'emicrania, venivano messe alcune fette fresche sulla fronte al malato che sentiva subito del sollievo.


Ma come si prepara il Tofu Home Made?


Tofu Home Made 


E' possibile partire dal latte di soia o dalla farina, ma la cosa migliore è partire dai fagioli secchi, fatti rinvenire in acqua almeno una notte.

600 g di edamame (fagioli di soia gialla)
5 litri d'acqua
7 g di nigari*

Dopo aver ammollato i fagioli di soia, rullateli aggiungendo poca acqua a filo, fino ad ottenere una crema liscia.
Trasferite la crema ottenuta sul fuoco, con la restante acqua, portate ad ebollizione mescolando costantemente.
Filtrate con una garza il latte ottenuto.
Avete appena ottenuto dell'ottimo latte di soia, lo scarto che rimarrà nella garza si chiama okara**. 


Trasferite il latte ottenuto e ben filtrato sul fuoco, portate ad ebollizione ed aggiungete il nigari.

*Il nigari è un caglio naturale vegetale ottenuto dal sale, in questa ricetta può essere sostituito con il succo di 2 limoni, il sapore del tofu risulterà così più aspro ed acido, ma la consistenza sarà la stessa, otterrete però un tofu meno delicato, adatto più alla cottura che al consumo da crudo.

Mescolale il latte facendo si che il nigari si sciolga per bene, coprite la pentola, toglietela dal fuoco e lasciatela riposare, dopo 10 minti noterete che il latte avrà iniziato a cagliare.
Lasciate che cagli completamente, aspettando ancora 20 minuti, quindi raccogliete con un mestolo i fiocchi di tofu e disponeteli in una forma traforata (va bene anche una fuscella per formaggi) rivestita da una garza o un canovaccio di cotone bianco e pulito.
Chiudete i lembi del canovaccio, e disponete sopra al tofu un peso.
Lasciate sgocciolare dai 20 ai 50 minuti, a seconda della consistenza che vorrete ottenere.

**Sarebbe un peccato sprecare l'okara!
Con l'okara infatti si possono preparare molte ricette, come 
pasta,
crackers,
biscotti,
pane
e polpette.
A breve troverete le ricette per utilizzare la vostra okara; se non avete voglia di ammattire ed utilizzarla come base per una nuova ricetta, sappiate che è anche un ottimo concime per le vostre piantine aromatiche.

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