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giovedì 20 settembre 2018

Ercolano, meraviglia archeologica


Si dice che Pompei sia il sito archeologico più bello del mondo, molti turisti vengono in Italia per visitarlo, e la maggior parte di loro non considera minimamente l'idea di visitare Ercolano, c'è chi addirittura non la conosce!



Il sito di Ercolano, gestito dalla Soprintendenza Pompei, viene visitato mediamente da trecentomila turisti ogni anno contro i circa 3 milioni di turisti che visitano Pompei, ma come mai?
Pompei è realmente più bella?
Se chiedete ad un qualsiasi Ercolanese vi dirà che è orgoglioso degli scavi della propria città, e che sono di gran lunga più belli di quelli di Pompei, all’inizio magari a sentire queste parole vi verrà da storcere il naso, e non c’è modo di capire il perché di tanto orgoglio e di tanto amore nei racconti e nelle descrizioni degli scavi nelle loro parole, per capirlo dovrete per forza andare a visitare il sito archeologico.

Che non vi venga in mente di paragonare Ercolano a Pompei, la storia ha deciso per loro la stessa triste fine ma non sono assolutamente paragonabili.
Pompei è grande, non basta una giornata per vederla tutta, è conosciuta, luminosa, ha una magnifica vista del Vesuvio, è ben conservata e lascia tutto il mondo senza parole, ma Ercolano è una perla, non è grande, la si visita tutta in poche ore, non è luminosa, da li non si vede il vulcano, anzi, si ha la sensazione di trovarsi diversi metri sotto terra, ed in effetti è così, anche se è uno scavo a cielo aperto, come Pompei, Ercolano è stata interamente sepolta e ad oggi il dislivello che si è creato tra l’attuale città e la base dello scavo è di più di 4 metri, in pratica vi trovate in una conca, tuttavia c’è un “ma”, un “ma” che vale un viaggio a Ercolano.



Fu la stessa eruzione a segnarne la fine ma le modalità furono differenti, mentre Pompei nel 79 perì sotto strato di cenere e lapilli di 6 metri, Ercolano venne sommersa da una colata di fango alta 25 metri, così, mentre Pompei bruciava, Ercolano venne completamente sigillata, detta così può non sembrare una grande differenza, ma lo è, basti pensare che le ceneri roventi avvolsero il corpo degli abitanti lasciando poi uno spazio vuoto che gli archeologi hanno provveduto a riempire per ottenere dei calchi, di loro in pratica è rimasto un calco da riempire, ad Ercolano invece lo strato di fango ha preservato tutto, ha reso si più difficile gli scavi ma ha fatto si che fino a noi giungessero non solo gli scheletri degli abitanti, ma anche stoffe, papiri, affreschi, persino le porte di legno ed i soppalchi che a Pompei sono bruciati qui sono rimasti intatti, e le decorazioni dei muri delle case qui sono perfettamente conservate, ancora si distinguono alla perfezione i dettagli, sono stati rinvenuti anche  sacchi di farina, forme di pane, vasi colmi di legumi, mandorle, olive, farro e frutta; insomma, se avete visitato Pompei e la sua Villa dei Misteri sapete che la villa è forse il luogo meglio conservato del sito archeologico, bèh, Ercolano è tutta così…


 
Ercolano è un comune Italiano di 52842 abitanti, la leggenda narra che la città romana distrutta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 fu fondata da Ercole in persona, fa parte del patrimonio dell’umanità Unesco, come gli altri due siti archeologici sepolti dalla lava: la famosa Pompei, la vicina Stabia e la meno conosciuta Oplontis.
La scoperta di Ercolano fu casuale, nel 1709 Emanuele Maurizio di Lorena Principe d'Elbeuf iniziò i lavori di costruzione del suo palazzo, andando in giro per la città e parlando con gli abitanti venne a sapere che un tale Nocerino detto Enzechetta nello scavare un pozzo in un podere alle spalle del convendto degli agostiniani di Resina, si era imbattuto in colonne antiche e marmi pregiati.
Il principe di certo non sapeva che la città di Resina sorgeva su quella che un tempo era l’antica Ercolano e che oggi ha riconquistato il suo nome, decise però di comprare il fondo e nel 1711 avviò gli scavi di una galleria di cunicoli, gli operai scavando raggiunsero il Teatro da cui estrassero statue e colonne che il principe tenne per se o utilizzò per fare regali agli amici nobili.
Il re Carlo III di Borbone, saputo l’accaduto decise di acquistare a sua volta il fondo del principe per avviare degli scavi più profondi e ramificati, intanto in tutta Europa si iniziò a parlare dell’antica città sepolta dalla lava del vulcano di cui parlavano gli scritti di epoca romana di Plinio il Giovane, che fosse quella la perduta Ercolano?



Le scoperte continuarono, all’alba del 1750 venne portata alla luce la villa suburbana appartenuta alla famiglia dei Pisoni, nella quale fu rinvenuta una gran quantità di bellissime statue in bronzo e in marmo, come i due Lottatori e il Mercurio Dormiente, nel 1752 lo stupore fu grande quando vennero ritrovati oltre mille papiri carbonizzati della biblioteca della villa che da quel momento divenne nota in tutto il mondo come Villa dei Papiri, i rotoli furono meticolosamente srotolati grazie ad una macchina appositamente realizzata in quegli anni da Padre Antonio Piaggio e rivelarono opere del filosofo epicureo Filodemo da Gadara.
Ma fu nel 1927 che iniziarono gli scavi veri e propri per riportare la città perduta agli antichi splendori, perciò non più gallerie per scovare statue e opere d’arte, ma uno scavo sistematico promosso da Amedeo Maiuri.



Ercolano era un luogo residenziale per l'aristocrazia romana, la città era sinonimo di opulenza, bellezza e ricchezza, le strade sono grandi e costellate da ville e colonnati di marmo africano, lastre in alabastro, statue in bronzo, ed anche per questo in un primo moneto si pensò che gli abitanti furono riusciti a salvarsi tornando alle proprie abitazioni principali a Roma dopo le avvisaglie del terremoto, questa ipotesi era avvalorata anche dal fatto che vennero ritrovati pochissimi corpi nelle case, la svolta si ebbe nel 1981 sotto la direzione di Giuseppe Maggi, anno in cui un gruppo di scheletri venne rinvenuto sotto alcune arcate che sostenevano le terrazze delle Terme Suburbane e dell'Area Sacra ed utilizzate per la manutenzione delle imbarcazioni, venne ritrovata anche una barca, successivamente furono recuperati altri resti umani, per un totale di oltre trecento scheletri, questo portò gli archeologi alla conclusione che la maggior parte della popolazione di Ercolano avesse cercato la fuga via mare, sostando sulla spiaggia durante la notte, dove venne sorpresa dal tremendo calore e dalle colate piroclastiche, sulla spiaggia fu rinvenuto anche il corpo di quello che si crede fosse un marinaio intento a cercare di portare in acqua la barca, ma dagli scritti di Plinio il giovane si è poi scoperto che il mare quel giorno ad Ercolano era in tempesta, e gli abitanti che tentarono la fuga via mare probabilmente trovarono la morte tra le onde.

Dell'antica Ercolano sono stati riportati alla luce solo quattro dei venti ettari totali su cui originariamente si estendeva: era cinta da spesse mura che con il passare del tempo vennero inglobate da edifici costruiti nelle loro prossimità, ad oggi restano ancora sepolti il Foro, i templi, numerose case e le necropoli. 


 

L’abitazione tipica di Ercolano era più piccola rispetto a quella di Pompei ma decorata in modo più raffinato e sfarzoso, quasi tutte le case erano precedute da portici con colonne in laterizio, costruiti a seguito del terremoto del 62 per sostenere i balconi, un’altra particolarità era l'assenza nell'atrio, quasi tutte le case erano dotate di un proprio pozzo ed erano collegate alla rete idrica.

Ad Ercolano c’erano molti negozi ed attivià commerciali, come in ogni località di villeggiatura che si rispetti, tra le più importanti la taberna di Priapo, nella quale fu rinvenuto un contenitore con all'interno delle noci; la bottega ad cucumas, probabilmente deve il suo nome a quattro brocche disegnate su un pilastro dell'ingresso come insegna, con indicati i tipi di bevande disponibili ed il prezzo del vino. 



 
Ercolano è ancora un mistero e un tesoro da scoprire, nei magazzini degli scavi sono presenti centinaia di oggetti di uso quotidiano che fanno comprendere com’era la vita degli Ercolanesi, tanti piccoli oggetti che commuovono e lasciano a bocca aperta e che ancora non hanno trovato una sistemazione, ma presto, forse, potrebbero essere esposti in un nuovo museo progettato da Renzo Piano, spero che questo momento arrivi presto, la nostra è una società per cui l’immagine a supporto di una tesi o di una storia è fondamentale, se non esiste immagine sembra quasi che per molte persone non esista neanche la storia, e questi oggetti aiuterebbero a comprendere meglio un passato che ha rischiato di scomparire ma che si è conservato intatto fino ai giorni nostri, un tesoro bloccato nel tempo che è giunto fino a noi, e così tra i reperti ritrovati non solo stoffe, statue di rara bellezza, graniglie, cibo e papiri, ma anche letti, armadi in legno, tavolini e anche una culla, ad oggi è possibile trovare alcuni di questi reperti nel Museo Archeologico di Napoli, ma sono solo un infinitesima parte di quello che Ercolano ha dato alla luce e di quello che ancora conserva nelle case rimaste sepolte.


Come arrivare:

Dalla stazione di Napoli: prendete la linea ferrovia EAV - CIRCUMVESUVIANA linee Napoli-Sorrento o Napoli-Poggiomarino stazione ERCOLANO-SCAVI, una volta scesi alla stazione di Ercolano scendete in strada e proseguite tutto a diritto, vi troverete l’entrata principale davanti.

La società ANM fornisce diverse linee per arrivare ad Ercolano da Napoli e Portici.
157 Napoli (Via Brin) – Ercolano (corso Italia)
3 Portici (via Dei Cipressi) – Ercolano (Contrada Monaco Ajello)
5 Portici (Piazza San Pasquale) – Ercolano (via Vesuvio)
176 Portici (piazza San Pasquale) – Ercolano (via Cook)
177 Portici (piazza San Pasquale) – S. Sebastiano al V. (piazza Belvedere)

CTP
M54 Pomigliano d'Arco-Portici con fermata a Ercolano
M56 Pomigliano d'Arco-San Giorgio a Cremano con fermata a Ercolano

 In foto me e Keira sulla Circumvesuviana, distrutte ma felici.

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