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L'arte è tutto ciò che nasce dal sogno, e plasmato dalle mani dell'uomo diventa realtà....

martedì 7 agosto 2018

Zuppa ai 4 fagioli, brodo di parmigiano 7 spezie, cubetti di patate affumicate, variazione di fagioli alla cipolla rossa di Tropea, consommè di patate arrosto

Tempo fa un amico mi ha chiesto se esistono modi carini per servire una zuppa di fagioli, neanche a farlo apposta avevo realizzato una zuppa molto particolare qualche giorno prima; già perchè anche una semplice zuppa di fagioli e cipolle può trasformarsi in un piatto elaborato e chic da servire ai propri ospite.
Provate questa ricetta e poi mi saprete dire; la vellutata cremosa e speziata dei fagioli arricchita dal parmigiano, il consommè di patate arrosto che esalta la nota affumicata dei cubi di patate, la croccantezza della cipolla di Tropea, l'arcobaleno di gusti e colori dei 4 tipi di fagioli...

Per il brodo di parmigiano 7 spezie


brodo di pollo 3 l
croste di parmigiano 2
chiodi di garofano 5
cannella di Ceylon in stecche 1 cm
noce moscata 1 grattugiata
anice stellato 1 bacca
zenzero fresco 0,5 cm
coriandolo in semi 1 cucchiaino
cardamomo 5 bacche

Unisci tutti gli ingredienti, porta ad ebollizione e fai ridurre della metà, filtra e tieni da parte.

Per il consommè di patate arrosto

patate rosse 250 g
rosmarino 1 rametto
salvia 3 foglie grandi
aglio 1 spicchio grande in camicia
olio evo
pepe nero in grani
sale

Pela e taglia a cubetti le patate, condiscile con i restanti ingredienti, inforna in forno preriscaldato a 190° fino a quando riulteranno morbide e ben dorate.
Trasferisci le patate in un pentolino, copri con 1 l di acqua e fai ridurre della metà, elimina l'aglio in camicia, il rosmarino e la savia, frulla con il frullatore ad immersione e filtra.
Tieni da parte.

Per la vellutata ai 4 fagioli



cannellini prelessati 300 g
fagioli borlotti prelessati 150 g
fagioli di Spagna prelessati 150 g
fagioli di pigna prelessati 150 g
cipolla dorata 100 g
foglie di salvia grandi 5
lardo di colonnata 200 g
burro 40 g
brodo di parmigiano 7 spezie 1 l
consommè di patate arrosto

Trita il lardo e lascialo dorare insieme al burro e alle cipolle in un tegame, aggiungi i fagioli e copri con il brodo di parmigiano 7 spezie, cuoci per 20 minuti a fuoco dolce, frulla e aggiungi il consommè di patate, frulla ancora e fai ridurre della metà, tieni in caldo.

Per la variazione di fagioli alla cipola rossa di Tropea


cannellini prelessati 50 g
fagioli borlotti prelessati 100 g
fagioli di Spagna prelessati 100 g
fagioli di pigna prelessati 100 g
cipolla di tropea 1
pepe nero
olio evo

Trita la cipolla di tropea, uniscila ai fagili, condisci con olio evo e lascia riposare per 20 minuti.
Aggiungi poca acqua e cuoci per pochi minuti, fino a che la cipolla sarà morbida.
Tieni da parte.

Per i cubetti di patate affumicate


patate a pasta gialla 300 g
paprica dolce 1 presa
legno di albicocco per affumicare

Pela e taglia a cubi le patate.
Lessa le patate in acqua salata condita con la paprica, scolale quando saranno cotte ma compatte, affumicale con il legno di albicocco, salale e tienile in caldo.

Finitura e impiattamento

pasta tricolore La Fabbrica della pasta di Gragnano
olio evo
pepe della Tasmania

Lessa la pasta secondo i tempi riportati sulla confezione, scalda tutte le varie preparazioni, impiatta la vellutata, disponi un cucchiaio di variazione di fagioli per piatto, completa con i cubi di patate, la pasta, una spolverata di pepe della Tasmania e un filo d'olio a crudo.


lunedì 6 agosto 2018

100 ore nel Piceno: Giorno 1, alla scoperta di Ascoli

La vita è il viaggio più bello che una persona possa fare, e quando questo viaggio ti porta a scoprire posti meravigliosi e a conoscere persone magnifiche non puoi che esserne felice!
A giugno ho avuto la possibilità di vivere un tour intenso, giunto alla sua seconda edizione ma già famosissimo, sto parlando di "100 ore nel Piceno" organizzato dalla Picenum Tour, un’associazione no profit fondata da persone fantastiche che amano la loro terra, la fondazione nasce con lo scopo di promuovere il territorio della provincia di Ascoli Piceno, e proprio da Ascoli sono iniziate le nostre 100 ore alla scoperta del Piceno, piccolo angolo di paradiso nelle Marche.
Migliaia le richieste che arrivano ogni anno per partecipare alle 100 ore, ma sono solo 8 i fortunati che possono partecipare e raccontare questo territorio con le loro parole, 1 per regione, come ambasciatrice dalla Toscana sono stata scelta io, non vi dico che emozione! 
Un tour che ci ha portato a scoprire angoli nascosti del Piceno, panorami mozzafiato e borghi antichi, con un occhio particolare per le ricette tipiche i ristoranti e le cantine vinicole  di zona, senza dubbio tutti voi conoscerete le olive all'Ascolana, ma avete mai sentito parlare dei cremini fritti o del pollo 'gnip 'ngiap?
 
Per raggiungere il Piceno sono scesa alla stazione di San Benedetto del Tronto, neanche sono passata da casa prima, sono partita direttamente da Milano trascinandomi un valigione dietro che dalle mia parti si direbbe "ti serve la gru del Bettarini per portarlo in giro", (per chi non lo sapesse, io lavoro a Milano ma abito a Livorno, anche se ormai sono più in giro che a casa); spostarci da un posto all'altro è stato facile, grazie al pulmino messoci a disposizione da Cascioli Rent, a cui vi consiglio di affidarvi per il noleggio auto se programmate una vacanza in zona.

Giorno 1 Alla scoperta di Ascoli


Milano all'alba è meravigliosa, un po' meno meravigliosa se all'alba devi già essere in viaggio verso la stazione, trascinandoti dietro un valigione così pesante che ormai ha una volontà propria e capacità decisionale su quale direzione prendere, comunque sono riuscita ad arrivare alla stazione, dove ho incontrato Mari del blog "Un architetto in cucina", io ero gia al settimo cielo, perchè io e Mari siamo amiche, e avere la possibilità di intraprendere insieme un nuovo viaggio (oltre al viaggio in Valle d'Aosta di qualche mese fa) è stato fantastico!
Mari non è solo una persona squisita, ma anche una fantastica scrittrice, per questo vi consiglio caldamente di visitare il suo blog dove troverete racconti di viaggi e ricette, e dove potrete leggere il racconto delle 100 ore viste con i suoi occhi.
La nostra prima tappa è Ascoli, quindi prima di tutto andiamo a lasciare i bagagli al Di Sabatino Resort  


 centralissimo boutique hotel, dove io e Mari, compagne di avventure, dividiamo l'elegante camera, che più che una camera è un vero e proprio appartamento, con salottino, cucina con piastra a induzione, finestre grandi che si affacciano sul centro storico, bagno con tanto di lavatrice, e terrazza per la colazione con vista sul campanile della chiesa con il canto delle rondini in sottofondo, tutto questo a 2 minuti a piedi da Piazza del Popolo!

 
Ascoli è il quarto comune delle Marche per popolazione dopo Ancona, Pesaro e Fano, tuttavia il suo centro storico è il più esteso della regione, ed è costruito quasi interamente in travertino, una roccia calcarea dal colore candido, qui giungono turisti da tutto il mondo per ammirare le sue bellezze architettoniche, è chiamata anche la "città dalle 100 torri", per via delle numerose torri gentilizie e campanarie che vi si trovavano in epoca medievale, è stato appurato poi che inizialmente le torri fossero 200, prima della parziale distruzione del 1242 ad opera di Federico II, ad oggi ne sono rimaste circa 50, alcune integre e molte inglobate da altri edifici.

Iniziamo il tour con calma e tranquillità, sotto il nostro Hotel c'è il Senduiccerì, un locale specializzato in panini gourmet, il menù è ricco e i prezzi davvero bassi, le materie prime eccellenti, ed oltre ai panini a base di carne e di pesce propongono anche panini vegetariani, insalatone e fritti.
Il pane rigorosamente fresco è realizzato partendo da lievito madre o farine multicereale, gli ingredienti utilizzati sono  D.O.P o D.O.C.G e a km 0, il tutto accompagnato da birre artigianali e vini del territorio. 


Alla fine, anche se ero dannatamente indecisa, ho scelto un panino dal nome che è tutto un programma "il pescatore di sogni", ovvero un croccante panino farcito con salmone affumicato, limone a fette, brie, rucola, vodka grey goose e olio extravergine d'oliva, assolutamente divino! 

Sazie e cariche io, le altre blogger e gli organizzatori iniziamo queste 100 ore, con la scoperta di Ascoli e della sua storia, io sono affascinata da storia e archeologia, tanto che quando ero piccola me ne andavo in giro dicendo "da grande voglio fare l'archeologa", ogni tanto mia mamma se ne esce con il grazioso aneddoto: "quando Shamira era piccola, aveva 2 anni, la portai ad un mercatino, tra tutte le cose che c'erano volle un libro di storia sugli Egiziani", insomma, neanche sapevo leggere che già volevo studiare storia, ricordo come ieri che uno dei primi libri che iniziai a leggere, ancor prima di iniziare le elementari, fu il libro dei perchè, ho passato la vita a studiare storia e da li a ritrovarsi a scrivere di cucina deve essere stato un attimo, ovviamente scherzo, ahahahha!
Comunque, chiudo questa piccola parentesi per dire che ho abbandonato l'idea di fare l'archeologa, ma che concilio l'amore per la cucina e per i viaggi con la storia che ogni cosa si porta dietro, ed Ascoli è piena di storia, da quella a tema "culinario" dell'Anisetta Meletti, definita da una cara amica "una delle cose più buone che l'uomo abbia mai inventato" a quella dei Piceni, a raccontarcele tutte è stata Lella Palumbi, la nostra guida preparatissima e simpaticissima, super consigliata anche per chi ha bambini, la sua simpatia coinvolgerà tutta la famiglia e i bambini impareranno un sacco di cose senza annoiarsi mai!

 

Il nostro pomeriggio alla scoperta di Ascoli è iniziato dalla Piazza Ventidio Basso, dove si trova la chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio, la facciata è divisa in 64 quadrati che originariamente erano affrescati con scene del vecchio e del nuovo Testamento, la sua costruzione risale al XI secolo, tempo in cui la maggior parte delle persone povere non sapeva nè leggere nè scrivere, per questo gli artisti dipingevano quella che poi è stata soprannominata "la Bibbia dei Poveri" una pratica assai comune, era letteralmente una vera e propria necessità la decorazione delle Chiese tramite affreschi, ed ogni artista aggiungeva il suo tocco personale, con il passare del tempo le facciate delle cattedrali e degli edifici adibiti a luoghi di culto si è fatta via via sempre più spoglia, lo si deve a Gutenberg, e all'invenzione della tecnica di stampa come la conosciamo oggi, fu così possibile produrre libri in serie, ovviamente il primo libro ad essere stampato fu la Bibbia, che fino a quel momento era stata scritta interamente a mano, immaginate quanto tempo ci voleva per scrivere un singolo libro, e poi immaginate quanto tempo si poteva risparmiare stampando un intero libro con un torchio...
C'è un interessante capitolo di approfondimento in "Notre-Dame de Paris" di Victor Hugo, si intitola "questo ucciderà quello", non è inerente alla storia narrata nel libro, bensì racconta di come l'avvento della pressa da scrittura cambi il modo di concepire il mondo, facendo si che i libri siano alla portata di più persone e non solo dei ricchi, l'architettura quindi non sarà più il metodo principale per "raccontare" la Bibbia tramite affreschi e statue, che passeranno in secondo piano ed acquisiranno più uno scopo decorativo e non divulgativo, una gran rivoluzione per l'epoca.

 

Continuiamo la passeggiata tra le vie di Ascoli, che si chiamano "Rue", un signore anziano ci ferma per raccontarci la sua personale storia del perchè non si chiamino "vie", ci dice che "rue" viene dal Francese e si chiamano così perchè furono i Francesi a costruirle, questa è solo una delle tante leggende che rendono questa città ancora più affascinante, come la leggenda del picchio; prima di spiegarvi il vero motivo per cui si chiamano "rue", voglio svelarvi il perchè del nome "Piceno": nel corso del tempo la città fu chiamata con il nome greco-romano di Asculon; Giulio Cesare poi decise di aggiungere "Picenum" per distinguerla dalla città di Apulia, che all'epoca si chiamava Asculum Apulum, ad oggi Ascoli Satriano, che neanche a farlo apposta, ho visitato una settimana fa; "picenum" deriva da "picus" ovvero "picchio", simbolo che campeggia tutt'oggi sullo stemma di Ascoli, si narra che un giorno un gruppo di Sabini lasciarono la loro casa in cerca di un territorio fertile in cui stabilirsi, decisero così di liberare un picchio e di seguirlo, l'uccello si posò sulla cima più alta della roccia, dove oggi sorge l'entrata di Ascoli, vennero così soprannominati "i piceni", ecco il perchè del nome "Ascoli Piceno", riguardo alle "rue" posso dirvi che non hanno niente di Francese, il nome deriva da "rugam" che in latino significa appunto ruga, e sono caratteristiche del centro di Ascoli.
Cammina, cammina siamo arrivati fino ad una bellissima via panoramica, che si chiama "Rua delle Stelle",  la strada più romantica di Ascoli, che costeggia il fiume Tronto e il quartiere medievale fino a raggiungere la Chiesa di Santa Maria delle Stelle, in dialetto è chiamata “Rrète li mierghie”, letteralmente “dietro ai merli”, perchè anticamente costeggiava le mura di cinta medievali che erano merlate.


Proseguiamo verso la Chiesa di San Francesco, uno dei più interessanti esempi italiani di architettura francescana, nonchè chiesa più famosa e rappresentativa delle Marche, le colonne della porta principale suonano se vengono colpite con le mani, un'opera di grande ingegno!

Un veloce salto al Duomo e alla Cripta di S. Emidio, che mi è piaciuta particolarmente, bellissimi i mosaici che vi lasceranno senza parole!

 

La nostra visita si conclude in Piazza del Popolo, nota piazza rinascimentale nonchè "salotto" di Ascoli, dove i cittadini si riuniscono da tempo immemore, si è fatta ora di cena e ad ospitarci è il famoso Caffè Meletti, annoverato nell'elenco dei 150 caffè storici d'Italia.

 

Il Caffè Meletti vanta una bellissima storia, fin dalla sua nascita è stato ritrovo di personaggi illustri, tutto qui è degno di nota, perfino il bagno, costruito sopra l'antico mercato romano le cui rovine si possono ad oggi ammirare!
Qui si produce la famosa Anisetta e si servono deliziose cene, dalla terrazza si può ammirare l'intera piazza in tutto il suo splendore, la sera è uno spetacolo bellissimo!



Il ristorante è al primo piano dell'edificio in cui si trova il Caffè Meletti, il menù è ricco di piatti che cambiano con cadenza stagionale, utilizzando sempre ciò che di meglio il territorio ha da offrire.
Il nostro menù prevedeva:

 La gallina ha fatto l'uovo, ovvero uovo al tartufo su nido croccante.

Raviolo aperto di seppia, canocchie e fave

Trasparenza di cartoccio di mare con ricciola

Fritto misto su crema al limone

Fresco di nocciole del Piemonte, fiordilatte ed estratto di arancia.

Ho gradito particolarmente l'uovo, perfetto equilibrio di sapori e consistenze, il tuorlo sapido e cremoso, l'albume delicato, la panatura e il nido sapidi e croccanti, ed a coronorare il tutto, un abbondante grattugiata di tartufo fresco!




Dove:

Di Sabatino Resort: Corso Trento e Trieste, 25, 63100 Ascoli Piceno AP 

Senduiccerì: Corso Trento e Trieste, 27, Ascoli Piceno, 63100

Caffè Meletti: Piazza del Popolo, 56, 63100 Ascoli Piceno AP


Continua...

sabato 4 agosto 2018

Lonzino al tartufo

Oggi è una giornata importante, prima di tutto perchè la mia bimba compie 11 anni, ed oggi festeggeremo alla grande, è da ieri che armeggio con teglie e pentole tra forno e fornelli, per preparare torte, tramezzini e pasticcini che presto vi farò vedere, e poi perchè alle 14:00 sarò ospite di Linea Blu, e sono emozionatissima!
Questa è stata per me un'estate ricca di eventi magnifici, un sogno da cui ho quasi paura di svegliarmi, frenetica si, ma piena di soddisfazioni, e così oggi sarà una gran festa.

Vi lascio con una ricetta semplicissima ma gustosissima!

Lonzino al tartufo



filetto di maiale 1 kg
sale fino 3 kg
zucchero di canna 1 kg
zucchero bianco 2 kg
essenza di tartufo Flavourart 6 gocce
vino bianco profumato 300 ml
Tartufo fresco 1

pepe bianco 1 cucchiaino
rosmarino secco solo aghi 1 rametto
aglio in polvere 1 cucchiaino

Unite sale e zucchero, mescolate bene, questa sarà la nostra marinatura in cui riposerà il filetto.
Adagiate una parte del mix di sale e zucchero in una bacinella, sopra disponete il filetto, copritelo con altro sale e zucchero.
Il più è fatto, adesso dovete soltanto cambiare la marinatura ogni 12 ore fino a che il lonzino non smetterà di rilasciare liquido.
Quando il lonzino sarà asciutto (per 1 kg di carne ci vogliono circa 72 ore) eliminate la marinatura in eccesso con un panno, quindi lavatelo con il vino bianco, solitamente si utilizza il rosso, ma questa ricetta è molto più delicata, e il risultato sarà un affettato morbido e profumato.
Massaggiatela con l'essenza di tartufo.
A parte unite il pepe, l'aglio in polvere, il tartufo e gli aghi di rosmarino, frullate fino ad ottenere una polvere.
Massaggiate il lonzino con la polvere ottenuta, avvolgetelo nella carta assorbente e lasciatelo riposare almeno 9 giorni in frigorifero, più riposerà più sarà stagionato, compatto e saporito, quindi decidete in base al vostro gusto.


Potete utilizzare anche sale e zucchero bianco, evitando di utilizzare lo zucchero di canna, ma per questa ricetta ho scelto di utilizzare lo zucchero di canna per dare all'affettato un sapore più rotondo e speziato.
Se durante la stagionatura in frigorifero l'affettato dovesse perdere il suo aroma di tartufo potrete massaggiarlo nuovamente con l'essenza la tartufo prima di servire, oppure servirlo condito con un filo d'olio al tartufo.


Suggerimento di presentazione:

Tagliete di affettato e formaggi vari.
Vassoio con letto di rucola e affettato condito con olio e poco limone.
Bruschette con affettato e fette di avocado.


I formaggi che vedete in foto di fianco all'affettato sono prodotti da me, nello specifico sono un pecorino alle noci e del gorgonzola stagionato 3 mesi.
Il miele che ho utilizzato per accompagnare è miele di flora aplina acquistabile su Shop Piemonte.





venerdì 3 agosto 2018

Uovo centenario croccante

Conoscete le uova centenarie?
Senza dubbio sono una di quelle cose che dovete assaggiare almeno una volta nella vità, non hanno veramente 100 anni ovviamente, sono uova di anatra conservate in una marinatura particolare, che rende l'abume compatto e color ambra e il tuorlo quasi sodo e color notte, la consistenza dell'albume è gelatinosa mentre quella del tuorlo compatta ma cremosa, il sapore è particolare, ricorda vagamente i gamberi alla griglia, provare per credere.
L'uovo centenario viene lasciato fermentare secondo l'antica ricetta che risale alla dinastia Ming, la marinatura prevede una miscela di acqua, carbone, calce e sale, in cui l'uovo viene lasciato riposare per cento giorni.
Sull'albume si creano dei disegni durante la marinatura che somigliano molto a fiocchi di neve, li trovo affascinanti, comunque, se riescite a superare il fatto che l'uovo sia color ambra e volete assaggiarlo, sappiate che lo vendono su internet, io lo trovo a Milano, nei negozi di alimenti etnici in Via Sarpi, una confezione da 6 viene al massimo 5€.
Non pensate di avere sotto mano delle uova con cui potrete realizzare qualsiasi ricetta, come vi ho già detto la fermentazione solidifica l'albume e il tuorlo, quello che avrete di fronte è in tutto e per tutto un uovo che sembra sodo, quindi non cominciate a fantasticare su albumi centenari montati a neve...
Il fatto che venga venduto "solido" non impedisce comunque la creazione di una moltitudine di ricette, solitamente lo si serve a spicchi, al naturale, ma in  molti lo servono con erbe o in insalata, nessuno poi vi impedisce di schiacciarlo per creare una sorta di salsa, io lo friggo, per pochi secondi in una panatura croccante, e lo servo su una tartare di gamberi rossi e alghe, davvero un piatto fresco e gustoso.


Uovo centenario croccante
Per l'uovo croccante

1 uovo a testa
100 g di pangrattato
1 albume di uovo di gallina
Olio per friggere

Sbatti l'albume con una forchetta, a parte sguscia le uova centenarie, passale nell'albume, poi nel pangrattato, nuovamente nell'albume e infine nel pangrattato, friggi in abbondante olio di semi bollente fino a doratura e scolalo.

Per la tartare di gamberi rossi


100 g di gamberi rossi
Olio evo fruttato
scorza di 1 lime
sale Maldon

Pulisci i gamberi, tagliali a cubetti e condiscili con un filo d'olio, una presa di sale e la scorza grattugiata del lime, lascia marinare per almeno 10 minuti in frigorifero prima di servire.

Per le alghe wakame

100 g di wakame congelate
salsa di soia shoyu

Scongela le alghe, tritale grossolanamente, condiscile con la soia e tieni da parte.

Finitura e impiattamento

Disponi alla base del piatto un nido di alghe, quindi adagia sopra la tartare di gamberoni e infine disponi l'uovo.

giovedì 2 agosto 2018

10 Cose da fare a Rovigno, Istria

1 Una passeggiata nel centro storico


Rovigno è piccola, la si visita in un pomeriggio, anche se da il meglio di se al tramonto, dove le strade si tingono di oro e d'estate si riempiono di candele e lanterne accese, mentre tutto intorno la costa è lambita da acqua cristallina con in lontananza i delfini che giocano, non so come immaginiate il Paradiso, ma Rovigno sicuramente si avvicina all'idea che avete.


2 Godersi il panorama dalla cima del campanile della chiesa di Sant’Eufemia 

 
La torre del campanile della chiesa di Sant’Eufemia, nonchè replica del più noto campanile di San Marco a Venezia, è il più alto punto panoramico di Rovigno, da qui potrete ammirare tutto l'arcipelago

3 In cerca di delfini 


Sono tante le imbarcazioni ormeggiate in porto che offrono visite e crociere per tutti i gusti, se amate la buona cucina ci sono crociere con degustazione di vini e di piatti tipici a bordo, o imbarcazioni che propongono pranzi e cene, tuttavia vi consiglio il pacchetto completo, cena al tramonto alla ricerca di delfini, qui il mare è pulito e incontaminato ed avvistare i delfini è più semplice di quanto si pensi, ricordo che quando da piccola andavo a Cherso con la barca i delfini ci accompagnavano saltando intorno alla nave.


4 Una passeggiata in bicicletta
 


Sulla penisola Muntrav, a sud di Rovigno, troverete il Parco Naturale e il Parco Forestale di Punta Corrente, qui è possibile esplorare i sentieri in bicicletta, arrivate fino alle cave di pietra Istriana, famosa per essere stata utilizzata per costruire il Palazzo del Doge e piazza San Marco a Venezia.



5 Una cenetta romantica al Blu


Il ristorante Blu è un posto caratteristico con una vista mozzafiato su Rovigno, preparano piatti di pesce favolosi, ma anche menù per bambini, il locale è quasi tutto in pietra, con tavoli eleganti e candele, possibilità di mangiare all'esterno nelle serate calde, letteralmente sopra il mare.


6 Un tuffo dove l'acqua è più blu


L'acqua del mare qui è uno spettacolo, e fare il bagno con Rovigno che sembra emergere dall'acqua come la mitologica Atlantide è un esperienza unica, i fondali sono meravigliosi e non è raro imbattersi in pesci multicolori e stelle marine, portatevi una maschera!


7 Shopping al mercato



Ogni giorno nella piazzetta principale si tiene il mercato, qui, agricoltori e contadini vendono a prezzi davvero moderati, prodotti tipici della zona, dal delizioso miele alle verdure, provate i peperoni, gli asparagi selvatici e i tartufi istriani, anche l'olio è eccellente, pluripremiato a livello dell'olio Toscano!
Nei negozi intorno alla piazza troverete anche il pesce fresco, il pesce Adriatico è molto saporito, ottime le orate, gli scampi e le ostriche, allevate a pochi passi dal Rovigno.


8 Ostriche in riva al mare


Fermatevi da un pescatore e comprate ostriche fresche, fatevele aprire e andate in riva al mare a gustarle, le ostriche istriane sono dolci, croccanti e delicate, non serve nè limone nè pepe per esaltarne il sapore, sono una vera prelibatezza


9 In volo sopra Rovigno



Assolutamente consigliato è il volo panoramico sopra Rovigno, che vista dall'alto si rivela in tutta la sua bellezza, potrete capire a pieno perchè viene definita "La perla dell'Adriatico", potrete affidarvi all'Aropark, che offre voli panoramici sicuri e a buon prezzo.


10 Un cocktail al Valentino


Senza dubbio uno dei locali più "in" della città, la sera viene illuminato da luci che si trovano nell'acqua del mare, qui potrete gustare un cocktail o dello champagne seduti su divanetti bianchi o grandi cuscini, circondati da candele e luci soffuse, posto romanticissimo!
Si trova in Ulica Svetoga Krizha - Via Santa Croce 28, facilissimo da trovare.


mercoledì 1 agosto 2018

Cannolicchio

Ultimamente mi sto dedicando a ricette un po' particolari, dove ciò che solitamente non viene servito, o meglio, mangiato, in quanto "guscio", viene comunque messo nel piatto sostituito da qualcosa commestibile che però ne conserva la forma, è stato il caso della noce di foie gras e tartufo, della perla di cacciucco, e prossimamente di un ostrica, ma la ricetta di oggi è stata la prima, anche se poi ho tardato a pubblicarla; ultimamente sono sempre impegnata, ne sono felice, davvero, anche se a volte vorrei avere un po' più di tempo per me, tuttavia il mio nuovo libro "La cucina senza" va alla grande, sta ricevendo recensioni positivissime, sono appena tornata da Napoli dove ho partecipato al tour Pomodorosso d'autore indetto da My social recipes in collaborazione con La Fiammante e Olio Fam, e indovinate un po'?
Mi sono classificata prima al contest di Pomorosso, sono emozionatissima, e presto vi racconterò tutto, ma oggi ci dedichiamo a questa nuova ricetta, posso assicurarvi che realizzarla è davvero semplicissimo, si tratta di una variazione di cannolicchio servita su un guscio croccante di alghe.

Cannolicchio
Per 4 persone



 
Per i cannolicchi in brodo dashi

500 ml di brodo dashi
40 g di sale grigio
300 g di cannolicchi

Togli i cannolicchi dal guscio, pulisci i gusci, lasciali asciugare e mettili da parte.
Elimina eventuale sabbia dai cannolicchi, lavali per bene, asciugali e tuffali in un contenitore con il brodo dashi ben freddo, unisci il sale, mescola, chiudi e lascia riposare per una notte in frigorifero.
Per i cannolicchi al profumo di sesamo

300 g di cannolicchi
50 g di olio di sesamo tostato
50 g di salsa di soia
30 g di mirin
50 g di sakè
40 g di aceto di riso

Togli i cannolicchi dal guscio, pulisci i gusci, lasciali asciugare e mettili da parte.
Elimina eventuale sabbia dai cannolicchi, lavali per bene, asciugali e tienili da parte.
Unisci il mirin e il sakè in un pentolino, fiammeggia per togliere l'alcool e aggiungi la salsa di soia e l'aceto, fai ridurre della metà, aggiungi l'olio di sesamo e porta a bollore.
Versa la marinata ottenuta in un sacchetto per sottovuoto, unisci la polpa di cannolicchi e sigilla, fai raffreddare lentamente a temperatura ambiente.
  
Per la frolla alle alghe


160 g burro salato freddo a tocchetti
60 g di tuorlo
1 albume
220 g farina 00
60 g amido di riso o fecola
50 g farina di noci
30 g di parmigiano grattugiato
1 cucchiaio di alghe secche polverizzate
1 cucchiaio di salsa di soia
sale alle alghe q.b

Unisci tutti gli ingredienti nel robot a lame e frulla velecemente senza far scaldare troppo il burro, fino ad ottenere un composto omogeneo che si stacca dalle pareti, riponilo in frigorifero avvolto dalla pellicola.

Per la crema di sesamo e soia


1 cucchiaio di pasta di sesamo tahina
200 ml di brodo dashi
1 cucchiaio di salsa di soia
200 g di ceci prelessati
1 pezzetto di scorza di limone confit
1 pezzetto piccolo di zenzero fresco
pepe nero macinato fresco


In un pentolino unisci i ceci e il brodo dashi, fai ridurre il brodo e infine frulla i ceci fino ad ottenere una crema, aggiungi la salsa di soia e fai addensare a fuoco dolce, infine aggiungi la scorza di limone confit, una grattugiata di zenzero fresco e la tahina, frulla ancora e trasferisci in sac a poche.

Finitura e impiattamento


Olio di sesamo
sesamo nero
pepe di montagna della Tasmania
germogli di finocchietto e nasturzio

Preriscalda il forno a 180°.
Stendi la frolla salata con uno spessore di 4 millimetri, su un piano infarinato, ungi per bene con dell'olio i gusci dei cannolicci, stendici sopra la frolla e rifila i bordi, cuoci per 15/20 minuti, fino a doratura.
Fai raffreddare e togli con delicatezza dai gusci dei cannolicchi.
Disponi 3 gusci di frolla su ogni piatto, riempili con la crema di sesamo e soia.
Scola i cannolicchi al profumo di sesamo dalla marinatura, tamponali e tritali grossolanamente, ripeti il procedimento con i cannolicchi in brodo dashi.
Disponi i cannolicchi sopra la crema, ultima con un filo d'olio di sesamo, spolvera con il sesamo nero, una spolverata di pepe e i germogli, servi subito.





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