L'arte è tutto ciò che nasce dal sogno, e plasmato dalle mani dell'uomo diventa realtà....

sabato 31 marzo 2012

Coniglietti di Pane

Dopo il post di ieri "Pulcini di Pane" ecco un'altra simpatica idea per Pasqua,altro animaletto simbolo della Pasqua è il coniglietto, e anche questa volta, i panini in questione potranno essere usati come segnaposto, o potranno essere semplicemente panini più carini che abbelliranno la vostra tavola.
Potete fare dei coniglietti bianchi di pane salato, e dei coniglietti marroni dolci al cacao, potete aromatizzare i coniglietti come volete, ma al contrario dei pulcini, che vi ho consigliato di aromatizzare alla curcuma, allo zafferano al curry...
Vi consiglio di mantenere questi panini delicatissimi, potrete quindi fare dei panini al burro o al latte, oppure potete aggiungere del timo fresco a piacere.

Coniglietti di Pane


Ingredienti per 15 coniglietti:

Coniglietti di Pane

600 g di farina 0
50 ml di olio
50 ml di latte
1 bustina di lievito secco
1 cucchiaino di zucchero
30 g di sale
acqua calda q.b

Per decorare:
mandorle

Unite le polveri,l'olio ed il latte nel robot con il gancio per il pane, nell'impastatrice, oppure mescolateli a mano.
Unite l'acqua a filo fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo, lasciate lievitare fino al raddoppio del volume.
Ricavate tante piccole palline di pane, schiacciandole un'pò per dare una forma un'pò ovale, quindi praticate due fori che saranno gli occhi e con piccole palline di pane modellate le orecchie e le codine, alternando coniglietti con orecchie di pane e coniglietti con orecchie di mandorle.
Infornate a 180° fino a leggerissima doratura.

venerdì 30 marzo 2012

Pulcini di Pane

Mi sono data alla panificazione, con l'arrivo imminente della pasqua ho deciso di dedicare una sezione del blog a ricette ed idee dedicate appunto alla pasqua.
In questi giorni scriverò ricette carine, e classiche, vi spiegherò come colorare le uova, come creare antipasti carini anche per i bambini, prendiamo la ricetta di oggi ad esempio, è semplice da realizzare, la si può fare in divere versioni, la si può aromatizzare allo zafferano, alla curcuma, al curry...
Si può tranquillamente utilizzare come segnaposto per la nostra tavola di pasqua, basterà legare un nastrino con il nome.

Pulcini di Pane


Per circa 20 pulcini:

600 g di farina 0
100 ml di olio
1 bustina di lievito secco
1 cucchiaino di zucchero
30 g di sale
acqua calda q.b

Per decorare:
1 tuorlo sbattuto
mandorle

Unite le polveri e l'olio nel robot con il gancio per il pane, nell'impastatrice, oppure mescolateli a mano.
Unite l'acqua a filo fino ad ottenere un composto liscio ed omogeneo, lasciate lievitare fino al raddoppio del volume.
Ricavate con la pasta, tante piccole palline di pane, la metà delle palline dovrà essere leggermente più grande, per fare il corpo dei pulcini, le altre più piccole.
Tagliate le mandorle in tanti piccoli triangoli, che saranno i becchi.
Praticate due fori sulle palline più piccole, che saranno gli occhi, quindi premete il triangolo di mandorla per fare il becco.
Adagiate le palline grandi sulla teglia, spennellatele con il tuorlo sbattuto, adagiatevi sopra le palline più piccole, le teste, e spennellate anche quelle.
Lasciate lievitare ancora ed infornate fino a doratura in forno a 200°, il tempo di cottura dipenderà dalla grandezza dei vostri pulcini!

mercoledì 28 marzo 2012

Strudel di ricotta

Quando la mia bisnonna, Tona, lo preparava, non sapevamo mai cosa ci avremmo trovato dentro, non seguiva una ricetta ben precisa per il ripieno, ci metteva quello che trovava al mercato, un giorno noci, un giorno pinoli, un giorno granella di nocciole ed uvetta, un giorno tutto insieme, ovviamente, l'unico ingrediente immancabile erano sempre le mele.
La ricetta della pasta però, nel corso degli anni non è cambiata, è passata dalle mani della mia bisnonna Tona, alle mani di mia nonna Etta, che poi a sua volta l'ha data a mia mamma Duska, che l'ha data a me.
Io tra tutte sono quella che in cucina fa più l'alternativa, e mi invento un sacco di cose, e come la mia bisnonna cambiava la frutta secca a seconda di quello che trovava, io, stravolgo il ripieno a seconda dei miei gusti.
"Il segreto per fare un ottimo Strudel è stendere bene la pasta, sottile, sottile!" mi ha sempre detto mia nonna quando lo preparava, ed anni fa, quando per la prima volta provai a prepararlo ero nel panico, pensavo che "sottile" in quel momento non significava niente, "quanto sottile?E se poi la faccio troppo sottile!?O se invece rimane troppo spessa?", sono cresciuta con mia mamma che mi diceva che tirare la pasta per lo strudel è difficile, e poi si rompe, si spacca in cottura, si secca...
Prendi, impasta, stendi, riempi, arrotola, inforna....Mica tanto male il risultato...
Il ripieno che di certo preferisco è quello che preparai per il mio primo strudel, feci due rotoli, uno classico alle mele, l'altro pere e scaglie di cioccolato, senza dubbio quello che tutt'oggi preferisco!(Nella foto strudel pere e cioccolato, e strudel mele uvetta e frutta secca)
Ieri però, e mi scuso per la pessima foto, ma così imparo a lasciare incustodito uno strudel appena sfornato in cucina, ieri ho deciso di farlo alla ricotta.
Siccome la cioccolata che avevo a disposizione mi occorreva per un altro dolce, ho optato per dei canditi che avevo da parte, ed ho fatto uno strudel di ricotta e canditi.
Dato che così non mi sembrava abbastanza goloso, ho pensato bene di caramellarlo....
Spero vi piaccia!!!!!
Nelle foto potete vedere sia lo strudel alla ricotta, che quello pere e cioccolato e mele e frutta secca.

Strudel di Ricotta


Ingredienti per 4 persone:

Per la crema di ricotta

400 g di ricotta
6 cucchiai di zucchero
6 cucchiai di canditi
gocce di cioccolata a piacere

Mescolate tutti gli ingredienti e mettete da parte a scolare l'acqua in eccesso.

Per la pasta:

200 g di farina
3 cucchiai di burro o di olio evo (circa 35/40 g)
1 uovo
acqua tiepida


Fate fondere il burro, disponte la farina a fontana sul pianbo di lavoro, sbattete leggermente l'uovo, unirlo al centro della farina, assieme al burro, impastate, ed aggiungete acqua, non troppa, fino ad ottenere un composto liscio e lavorabile, che farete riposare un ora in frigorifero prima di iniziare la farcitura.
Solitamente mia nonna lo imburrava prima di farcirlo, ma dato che questa è la versione alla ricotta, ho saltato il passaggio.

Stendete la sfoglia in un gran rettangolo, farcitela con la ricotta ed arrotolate lo strudel.
Adesso io l'ho voluto croccante caramellato, ed è molto semplice, basta sbattere un tuorlo e poi spennellarlo sulla superfice dello strudel e spolverarlo MOLTO abbondantemente con lo zucchero di canna.
Infornate a 200° fino a cottura.


Con questa ricetta partecipo al contest:

So che la scadenza è veramente vicinissima, ma partecipate!!!!!

lunedì 26 marzo 2012

Ceviche di Tonno ed Avocado con Alghe Wakame, Sesamo Nero e Salsa Ponzu



Vado matta per il pesce crudo, per la cucina Giapponese, per il sashimi e...per la Ceviche...
In tutte le sue forme, ingredienti e marinature...
Questa in particolare è nata a Panama, ed è il piatto forte di un locale famosissimo, la ceviche si fa da se, e questa penso sia la versione più semplice che esista.
Se non riuscite a trovare la salsa Ponzu, potete ovviare con della salsa di soia unita a poco aceto di riso e qualche goccia di limone.

Ceviche di Tonno ed Avocado con Alghe Wakame, Sesamo Nero e Salsa Ponzu



Ingredienti:
tonno fresco
1 avocado
salsa ponzu
sesamo nero
alghe wakame

Tagliate a cubetti l'avocado ed il tonno, uniteli ed insaporiteli con la salsa ponzu, spolverate con il sesamo nero, unite parte delle alghe e mescolate.
Disponete la ceviche nel centro del piatto aiutandovi con un coppapasta, coronate il tutto con un cucchiaio di alghe wakame ed un filo di salsa ponzu.

domenica 25 marzo 2012

Insalata di Cavolo Giapponese

Oggi a pranzo sono venuti a trovarmi dei parenti, sapete come sono i preparativi in questi casi, no?
Il giorno prima sommersi dalle cose da fare si stila un menù, e puntualmente, al supermercato, c'è la metà della roba che vorremmo comprare...
E quindi si prova, si sperimenta, ti tenta...
Sono tornata a casa ieri pomeriggio alle 17.30, ed ho iniziato a cucinare: antipasto crema ai carciofini per i crostini, ed involtini di gamberi e patate, per primo gnocchetti al granchio e limone, quindi prepariamo il sugo, per secondo salmone in crosta, ma dato che il filetto di salmone non l'ho trovato, mi sono arrangiata ed ho fatto un pasticcio di salmone in crosta, ma il risultato non era male, ah, dimenticavo, pasticcio di salmone al pepe rosa!
Torta con pan di spagna decorato al cioccolato, ripiena di crema al mascarpone e fragole....
Dopo un pranzo così abbondante non ho di certo voglia di mangiare ancora, e, complice la primavera, il sonno sta vincendo, mi sto addormentando davanti al pc...
Sono sollevata dall'arrivo delle rondini, ogni anno attendo il loro arrivo con ansia, tuttavia, come si suol dire, una rondine non fa primavera, infatti poche ore fa, un lampo enorme ha diviso il cielo, vi lascio immaginare che giornata grigia, eppure stamani c'era un sole da mare!
Insomma, è quel genere di tempo che ti invoglia a mangiare insalata, perchè caspita, ti rendi conto che sono le 18.36 e nonostante le nuvole grige, è ancora giorno!!!
(grazie alle lancette spostate degli orologi che ci hanno fatto dormire un ora in meno...)
Si avrebbe quasi voglia di caprese e cetrioli, poi si guarda fuori, e si evince che proprio tanto caldo non fa, quasi quasi la zuppetta ci starebbe bene....
Ed invece vi propongo una di quelle ricette semplici e facili da preparare, da giornata grigia, giornata che far venir voglia di dormire.

Insalata di Cavolo Giapponese


300 g di cavolo bianco
50 g di cipolle bianche a fettine
1cucchiaino di olio di girasole
45 ml di aceto di riso
2 cucchiaini di zucchero
salsa di soia q.b
sale e pepe
4 cucchiai di semi di sesamo tostati

Affettate finemente il cavolo e mettetelo in acqua fredda insieme alla cipolla per 3 minuti, quindi scolate e riponete in frigorifero in un recipiente a chiusura ermetica per 30 minuti, diventeranno croccanti!
Prima di servire unite l'olio, l'aceto, lo zucchero e la salsa di soia.
Mescolate, aggiustate di sale e pepate.
Cospargete con i semi di sesamo e servite subito!!!
Ricetta di Harumi Kurihara

venerdì 23 marzo 2012

In caso di Crisi Leggere Qui

Questo post narra di qualcosa di semplice ed essenziale, di qualcosa che molti ricordano, ma tanti non fanno, vuoi per il poco tempo o per la scarsa voglia.
Eppure, le nonne ce lo hanno insegnato, niente, in caso di crisi, è meglio di un bel minestrone, tanto più che "tutto fa brodo", e così i nonni andavano a prendere quello che l'orto donava, e le mani sapienti delle nonne, si muovevano leste, sminuzzando, tagliando e pelando tutto ciò che capitava a tiro...
La minestra di certo, nei tempi andati, non fu mai considerata cosa da ricchi, e sfido chiunque, a trovare sul menù di un ristorante stellato la ribollita, o l'acqua pazza...
Eppure, brodo e minestra racchiudono in sè i doni più preziosi che la terra ci offre: l'acqua e le verdure.
E non esiste "la ricetta" esistono i racconti di chi in tempi passati andava in cerca di asparagi selvatici, funghi dall'aspetto sospetto e tutto quello che si trovava: croste di formaggio, cardi, ortiche, tutto quello che poteva finire in pentola.
E quella si che era l'arte dell'arrangiarsi, che quando si ha la fortuna di sentire un nonno che racconta della sua gioventù si sente dire "si mangiava quel che c'era, e c'era ben poco, e tutto quello che trovavamo si buttava in pentola, anche i chiodi".
E la necessità aguzza l'ingegno, noi per fare la minestra andiamo a comprare i legumi secchi, per fare il brodo andiamo al supermercato ed ecco li, sullo scaffale, la vaschetta con gli aromi pronti, o addirittura abbiamo i dadi.
I dadi!?
Io vorrei tanto sapere cosa ne penserebbe un fiorentino del 1500 dei dadi, sicuramente esclamerebbe che sono di certo una diavoleria, e che non è possibile fare un buon brodo con quel cosetto che è tanto salato, ma che di verdura sa poco...
Con il passare degli anni abbiamo perso l'arte che avevano i nostri predecessori nell'arrangiarsi, e così, molte volte, apriamo il frigorifero e chiamiamo mamme o mariti per dire "non c'è niente in frigo, vai a fare la spesa!" o magari ci facciamo portare una pizza, eppure, in frigo c'è tutto.
Tutto quello che serve a fare un brodo o una minestra con i controfiocchi, brodi così succulenti che i nostri nonni da giovani si sarebbero fatti fuori in un baleno...
Abbiamo sempre il famoso gambo di sedano molliccio dimenticato nell'angolo del frigo, il pomodoro solitario, un'pò sciupato, ma pur sempre buono, la cipolla tagliata a metà in attesa di essere consumata, le patate che ci aspettano in qualche angolo buio di casa...
E qui si da la via alla fantasia, basta passare il tutto per ottenere una vellutata, basta aggiungere al brodo bollente un paio di uova per fare una stracciatella, basta aggiungere tuorli e farina per fare una crema deliziosa...
Si dice che il minestrone sia venuto alla luce, per ovvie necessità, non molto tempo fa, circa nell'800, la storia già ve la immaginate, una famiglia di contadini, molti figli, la moglie con il pentolone di rame, un marito che torna a casa affamato dopo una lunga giornata nei campi, un cavolo nero ed una manciata di riso per sfamare 5 bocche, e voilà, il gioco è fatto, ecco che è nato il minestrone...
Si dice che il primo minestrone della storia sia stato cucinato in Lombardia, tuttavia, in tutte le regioni si hanno preparazioni identiche, risalenti a vari periodi, una volta sentì parlare una signora, qui da me in Toscana, immaginatevela, una di quelle signore vecchio stampo, un'pò ricurva, con il grembiule scucito, la pezzolina in testa, pochi denti in bocca, ma con gli occhi da bambina, e 90 anni portati come se fosserò neanche 40.
Affermava che la ricetta del minestrone è assolutamente nata in Toscana, a lei l'aveva tramandata sua mamma, che a sua volta l'aveva appresa da sua nonna, e la ricetta si perdeva nel tempo...
Cucinava "l'acqua pazza" e raccontava che si chiamava così perchè non c'era un ordine o una ricetta, "in pentola ci si infila tutto,vedi?" e sopra al pentolone di rame, sospeso sopra il fuoco del camino c'era uno spago, che faceva cadere, dritti dritti nell'acqua 2 chiodi.
E vuoi vedere che questa da bambina ha sentito la storia della minestra di chiodo?
O di sassi, perchè, la storia della minestra di chiodo, è nata 300 anni fa, ed anche di quella, come del minestrone si hanno infinite versioni, non si sa se alla fine i chiodi erano sassi o i sassi erano chiodi, tutti dicono che è originaria della propria regione.
Chi di voi non la conosce?
Io me la ricordo, anche se a raccontarmela fu la maestra dell'asilo nella confusione generale.
In poche parole c'è sempre il furbo della situazione che mette a bollire dei chiodi o dei sassi e che convince, la gente incuriosita, a metterci qualcosa, "la minestra di chiodo, è ottima!Peccato che non ho una cipolla, sarebbe ancor più buona..." e così via, fino a che nel pentolone ci finiscono tutte le verdure necessarie a fare una buona minestra.
In ogni regione troviamo un brodo più o meno ricco, più o meno degno di essere chiamato minestra, o zuppa, o minestrone, il procedimento è lo stesso che ha portato i pescatori a mettere in pentola i piccoli pesciolini che non riuscivano a vendere, o che magari era meglio non mangiare, ma quando c'era poco a disposizione si faceva di poca virtù un vanto, si infilavano in pentola pesci e pomodoro, un sacco di aglio, piatto da poveri, di certo, nato grazie ai pescatori, ma che oggi è conosciuto in tutto il mondo, e così, come per la zuppa di verdure, anche la zuppa di pesce ha un sacco di versione, ogni regione rivendica la potestà dicendo che "la loro è sicuramente nata prima della vostra" e non se ne viene mai a capo.
E così, esistono le zuppe di verdure, il minestrone milanese, la zuppa di cardi pugliese, e chi più ne ha più ne metta, e chi di verdura ne aveva poca, in pentola buttava il pane secco, e via a pappa al pomodoro, pancotto, ed una cosa deliziosa che mi faceva mia nonna, con pane ammollato, cipolle cotte nel latte ed un sacco di parmigiano...
Ricetta che io tutt'oggi, non sono ancora riuscita ad eguagliare.
Detto che, il comune denominatore tra tutte le regioni, è, effettivamente il "chi più ne ha più ne metta", e che, nel corso dei secoli, ogni regione ha fatto sua una versione con una propria caratteristica che la contraddistingue dalle altre ricette, passerò ad altro.
I pescatori mettevano in pentola i pesci, e così sono nati piatti come il cacciucco livornese, o il brodetto di vasto, il cacciucco viareggino,se vogliamo spingerci un'pò più in là possiamo citare anche la zuppa di pesce ligure, o la versione napoletana, in tutta Italia ogni regione ha una versione diversa.
Stesso discorso per le zuppe di verdura, ogni regione ha una versione diversa.
Qui da me si dice "se non è zuppa è pan bagnato" ed proprio qui che io vorrei soffermarmi...
E vorrei insinuare in voi un dubbio: ma se i pescatori andavano avanti a zuppa di pesce, ed i contadini a zuppa di verdure, chi non era nè contadino, nè pescatore, cosa mangiava?
Mio nonno, Mauro, che insegna alla famiglia come avere 85 anni e non sentirli, mi racconta di quando era giovane.
Quando mio nonno aveva pochi anni meno di me, in Italia c'era la guerra, quello è stato un periodo difficile per tutti, mi dice, e non tutti avevano la fortuna di avere un pezzo di terra.
La carne la si mangiava una volta l'anno, a Natale, ed era una gran festa, e per il resto dell'anno, quel che si trovava andava bene, e solitamente erano fagioli e patate.
Se si aveva la fortuna di avere come vicino, un contadino non troppo avaro, lo si poteva convincere a farsi dare un pezzo di terra per coltivare qualche cipolla, in cambio di curare anche i suoi campi...
Ed è in quel periodo che la zuppa la faceva da padrone, quando si andava a raccogliere nei campi qualche ortaggio caduto dal carro, qualche foglia di cavolo che il contadino aveva perso durante la raccolta.
Allora, il pane, prima immancabile ed essenziale, anche se in quantità minima, sulle tavole dei meno ricchi, inizia ad essere un bene di lusso, e, se prima si facevano zuppe di pane, perchè l'inverno freddo e rigido aveva bruciato le verdure, ora lo si vede come un alimento quasi di lusso, ed alla zuppa si aggiunge una fetta per piatto, di pane duro come pietra, perchè di certo non si butta via niente, ed il pane non è più quello di prima.
Mio nonno andava per campi, con sua mamma, dopo che il contadino aveva tagliato il grano, a cercare le spighe rimaste a terra "andavamo a spigare" racconta lui "raccoglievamo le spighe di grano che il contadino aveva lasciato a terra, e le portavamo dal mugnaio, a macinare, ma i mugniai tiravano l'acqua al loro mulino, e ti davano la metà della farina che avevano ottenuto dalle tue spighe, senza dire niente, così iniziammo a macinare il grano da soli, in casa, con una macina costruita con delle pietre, il pane però, non era di certo quello che si mangiava una volta, il grano era macinato a mano, con tanta fatica, ed il pane si induriva subito, ma la fame era tanta, e guai a buttar via qualcosa, il pane era santo!" ed in questa parte della storia il pane non perde la sua importanza, nonostante la scarsità di materie prime e l'impossibilità delle famiglie a procurarsene una fetta, in pane diventa incvece alimento immancabile di sostentamento, e la gente è disposta ad andar per campi a spigare pur di ottere una fetta di pane da mettere nella zuppa.
Il pane, che ha saputo adattarsi nel corso degli anni alle esigenze di tutti, diventando morbido ed al latte per i bambini, arricchito con uvetta e pinoli per i giorni di festa, o non lievitato a "galletta" per facilitarne la conservazione e portarlo per mare, chi non ha mai sentito parlare del pane dei marinai ad esempio, il pane, uno degli alimenti più antichi conosciuti dall'uomo, preparato per la prima volta da antenati a noi così lontani che maipotremmo ricordare, e che ancora vivevano nelle caverne, nel corso della storia si è diffuso in tutto il mondo, c'è chi lo prepara senza lievito, chi senza sale, chi lo considera sacro, chi invece lo bacia prima di darlo agli uccellini, affinchè nessuna briciola venga sprecata.
L'arte del pane, anche se diffusa in tutto il vecchio mondo, si affinò in Grecia, dove, qualche secolo fa, appresa l'arte della panificazione dagli egiziani, cominciarono ad arricchire il pane con olio, latte o miele.
Il pane si diffuse poi in tutto il mondo, diventando la maggior fonte di carboidrati da inserire nelle diete.
Lo si portava per mare, si biscottava cuocendolo una seconda volta per la colazione, lo si imburrava, o si ricopriva con un velo di marmellata.
Da alimento sacro il pane passa ad essere, in tempi bui, un alimento ricercato, e si è disposti a fare grandi sacrifici per averne una fetta, e guai a buttar via anche solo le briciole...
Ma quand'è che il pane si è trasformato da alimento indispensabile ad alimento non sempre gradito?
Basta arrivare ai giorni nostri, periodo in cui, il pane è, per la prima volta nella storia, sottovalutato.
Lo gettiamo appena diventa duro, e non pensiamo che, non tantissimi anni fa, il pane era ottenuto con gran sacrificio, e che, utilizzare il pane avanzato, ci farebbe risparmiare molto.
Con il pane duro si possono fare gnocchi di pane, o, tornando al nostro discorso ed al detto "se non è zuppa è pan bagnato", si possono fare il pancotto, la minestra di pane, o la panzanella.
Deliziosa panzanella, anch'essa nata in caso di necessità, ammollando il pane duro e condendolo con ciò che si aveva a disposizione, solitamente cipolle e pomodori ammaccatti.
Il pancotto, potremmo dire che è la versione più ricca della panzanella, cuocere il pane nel brodo in certi periodi era certamente un lusso.
Per quanto il pancotto in confronto alla panzanella è da considerarsi ricco, niente è più ricco e sostanzioso di un bel minestrone di verdure, con una bella fetta abbrustolita di pane agliato infilata sul fondo del piatto...
Ma se il pane rende migliopre ogni zuppa, e di solo pane sono state fatte le più famose zuppe della storia, quand'è che il pane ha perso la sua importanza?

Riscopriamo il pane, quello raffermo che rimane ad ogni famiglia nel cestino del pane per giorni, riscopriamolo, rivalutiamolo, e facciamo ciò che i nostri nonni ci hanno insegnato, perchè i piatti che loro mangiavano per necessità, sono i sapori che noi adesso andiamo a ricercare...
Oggi vorrei proporvi una ricetta che vi proposi anche tempo fa, la ricetta della zuppa di pane, o pancotto, che si faceva quando si aveva la fortuna di avere il brodo, ma la sfortuna di avere poche verdure, tuttavia, il pancotto, è una delle cose più buone che io abbia mai mangiato...


Pancotto


1 filone di pane raffermo
1lt di brodo
1 cipolla

2 spicchi d'aglio
pomodorini piccoli (tipo ciliegini)80gr di parmigiano grattugiatoolio extra vergine d'oliva
sale e pepe
prezzemolo o basilico
Mettete il brodo a scaldare con la cipolla tagliata a fettine, tagliate grossolanamente i pomodori,e salateli in padella con l'aglio tritato.
Tagliate il pane a pezzetti e mettetelo nel brodo insieme ai pomodori, cuocete il tutto fino a che il pane si sarà completamente sfatto. Unite il parmigiano, il prezzemolo, un bel filo d'olio, pepe appena macinato, ed impiattate, spolverate con abbondante parmigiano e servite sia caldo che freddo.

Con questa sono arrivata prima a:
A spasso nella storia












con questa ricetta partecipo al contest: Un tuffo nel passato




avete tempo fino al 21 12 2012, affrettatevi!!!

giovedì 22 marzo 2012

Uova e Peperoni

Dopo il lunghissimo post di ieri oggi ho pensato fosse il caso di farla breve...
Mentre la sfogliatina di verdure si sta lentamente cuocendo in forno, accanto agli gnocchi di semolino alla besciamella con un mare di parmigiano, che si stanno gratinando, io sono qui a scrivere una nuova ricetta, la foto, per quanto pessima, si spiega da sola, si tagliano i peperoni, si mettono in padella ed al centro mettiamo l'uovo, non fate come me, non rompete i tuorli, e tenete pressati i bordi del peperone, in modo che l'albume non prenda il volo...
L'idea però è carina, ed il peperone leggermente abbrustolito con l'uovo sta davvero benone!!!
Perdonatemi se oggi non sono di moltissime parole, ma sono alla ricerca di un Riad per il mio prossimo viaggio in Marocco, e sono anche impegnata a creare nuove ricettine per partecipare ai vostri contest!

mercoledì 21 marzo 2012

Un dessert da favola, Mini Cake alla Mousse di Albicocche

Giorni fa ho scoperto un contest interessantissimo, "C'era una volta in cucina...", la parte divertente è che, per partecipare, si deve pubblicare una ricetta con una favola, inventata o già esistente, io non avevo ben chiara la ricetta che volevo postare, ma avevo già deciso quale storia raccontare.
Una storia che scrissi anni fa per la mia bambina....



Il principe senza regno

C’era una volta, in un regno lontanissimo, un re tanto malvagio ed avido, che comandava a bacchetta i suoi poveri sudditi, facendoli vivere nel terrore.

Questo re, conosciuto da tutti come “re di ghiaccio” aveva un figlio di nome Ezechiele.

Re di ghiaccio era così avido che non voleva cedere il trono neanche a suo figlio, il suo interesse era solo quello di circondarsi di ricchezze.

Il piccolo principe Ezechiele desiderava un regno tutto suo, ma il padre gli impediva sempre di comandare.

Così, un giorno, Ezechiele prese la sua spada di rame,la sua armatura di bronzo ed il suo asinello sellato con briglie di corda, e partì alla ricerca di un regno tutto suo.

Cammina, cammina, Ezechiele arrivò in un piccolo villaggio ai confini del regno di suo padre.

Un contadino, che se ne stava seduto a guardare i viandanti, rise sbeffeggiando il povero ragazzo.

- Dove pensi di andare con quell’asinello dalle briglie di corda?- disse divertito il contadino.

- Voglio andare molto lontano, per trovare un regno tutto mio dove potrò essere il principe - rispose Ezechiele.

- Tu!Il principe??- disse ridendo il contadino – Ma non farmi ridere!! Non credo proprio che tu sia un principe! Dove hai lasciato la tua scorta!?!

E dove sono le tue ricchezze??!! –

Il contadino continuò a ridere mentre il principe continuò tristemente il suo cammino.

Il sole era alto nel cielo e picchiava sulla terra come in una torrida giornata di mezza estate.

Non si vedeva, neanche di lontano, né un lago, nè un fiume.

Non c’era neanche un albero dove fermarsi all’ombra a riposare.

Cammina, cammina, Ezechiele arrivò al secondo villaggio.

Correva voce che un grande drago sbarrava il passo ai viandanti che volevano proseguire il loro cammino.

Il principe pensò dunque di liberare il villaggio da quella grande minaccia. Ezechiele non si scoraggiò, e si diresse verso la grotta dove dimorava il terribile drago.

- Cosa pensi di fare con quella ridicola

spada di rame? – lo derise un

abitante del villaggio.

Il principe non si fermò e proseguì.

Entrò nella grotta buia, e si ritrovò davanti ad una bestia orrenda, con le squame color della lava incandescente e gli occhi rossi come tizzoni ardenti.

Il drago era veramente enorme, con lunghi artigli neri insanguinati e file di denti affilatissimi.

Il principe con tanto coraggio si inoltrò nelle profondità della caverna impugnando saldamente la sua spada.

Il drago lo guardò con aria di sufficienza,

- come osi giovane cavaliere?

entrare nella mia dimora…- disse il drago.

- Io sono il principe Ezechiele, e sono venuto fin qui perché sei una minaccia per la gente del villaggio.-

- Quindi sei qui per scacciarmi?- replicò il drago ridendo – E cosa ti fa pensare che io non ti riservi il trattamento che ho riservato agli altri, forti e coraggiosi cavalieri che sono venuti a sfidarmi?

Potrei arrostirti e mangiarti in un sol boccone!-

- Lo so – disse Ezechiele intimidito –ma io ti chiedo di andartene, per favore…-

- E così tu mi chiedi per favore…- disse il drago divertito – Nessuno mai mi ha chiesto per favore, ma se questo è il tuo volere, io me ne andrò, ma prima voglio che tu abbia questa in mio ricordo. -

Così dicendo il drago spalancò le sue grandi e pesanti ali, liberando scintille infuocate, lasciando cadere nelle mani del principe una grossa squama luminosa.

- Questa – disse il drago – è una delle

mie portentose squame, non può essere scalfita neanche dalla spada più tagliente.

Ti proteggerà sempre.-

Il drago spiccò il volo verso terre lontane.

Ezechiele una volta tornato al villaggio, pensò che adesso, i cittadini lo avrebbero acclamato, ma niente, continuavano a ridere di quel povero ragazzo che, in sella ad un asinello e con una spada di rame aveva scacciato il drago.

Ezechiele ripartì alla volta di terre lontane.

Camminò per giorni attraversando ispide montagne innevate, ed aride terre bruciate dal sole.

Finalmente un giorno scorse un grande villaggio all’orizzonte.

Tutti gli abitanti stavano festeggiando, il villaggio era allestito con banchetti di cianfrusaglie, e giocolieri allegri giravano per le strade facendo divertire i bambini.

Una tigre dal lucido manto striato se ne stava intristita ed incatenata in bella vista su una pedana.

- Perché piangi? – domandò

Ezechiele alla tigre.

- Perché oggi, dei cavalieri si

sfideranno, ed il vincitore, riceverà

in premio, la mia bella pelliccia…-

- Non preoccuparti tigre, vincerò io,

ed in premio avrai la libertà.-

Ezechiele si diresse verso una grande piazza, dove un signore dai vestiti variopinti e sgargianti, prendeva nota con una bianca piuma d’oca, su una pergamena, i nomi dei partecipanti al torneo.

Appena l’uomo vide arrivare Ezechiele, scoppiò a ridere.

- E tu ragazzino, con quello stupido

asinello, quella piccola spada di rame, e quella insignificante armatura di bronzo, pensi veramente di sfidare questi possenti cavalieri? –

- Certamente mio signore, io voglio

sfidare tutti i cavalieri qui presenti.-

Ezechiele aspettò ansioso il suo turno nel torneo.

Poi qualcuno chiamò il suo nome, ed il principe uscì nella piazza in sella al suo asinello.

Sguainò la sua spada ed impugnò come uno scudo, la squama che il drago gli aveva donato.

Si sistemò in posizione davanti al suo avversario, ed aspettò che il combattimento avesse inizio.

Il principe ed il cavaliere avversario iniziarono un feroce combattimento, ma Ezechiele, nonostante lo svantaggio, non dava segni di voler rinunciare.

Il suo avversario cercava inutilmente di colpirlo, perché il principe si parava egregiamente con la grossa squama di drago, che non mostrava neanche un graffio.

Il primo incontro si concluse con Ezechiele vincitore, ed anche il secondo, ed il terzo, e così via…

Il principe riuscì a vincere tutti gli incontri.

Ed in premio ebbe la tigre.

- Ecco, sei libera adesso – disse

Ezechiele alla tigre.

- Mi hai salvato la vita – rispose grata la tigre – vi sono riconoscente, permettetemi di seguirvi. –

Il principe acconsentì e ripartì lasciandosi alle spalle gli abitanti del villaggio che continuavano a prenderlo in giro.

Di villaggio in villaggio le genti deridevano quello strano trio, un ragazzo con una misera armatura di bronzo ed una piccola spada di rame, che andava dicendo di essere un principe, in sella ad un piccolo asinello con briglie di corda, ed una tigre che lo seguiva ad ogni suo passo.

Ezechiele, la tigre e l’asinello attraversarono freddi fiumi, colline erbose e vaste pianure, vagarono per giorni e giorni, in cerca di un regno in cui il povero principe potesse finalmente governare, ma la ricerca si dimostrava inutile.

Il ragazzo si fermò a riposare all’ombra di un albero.

- Tigre mia – disse tristemente – non

troverò mai un regno tutto mio, io non sono destinato a salire su un trono…-

- Non disperare – rispose la tigre – vedrai che un regno lo troverai. –

Appena la tigre ebbe finito di pronunciare queste parole dall’albero cadde un’albicocca d’oro, che si aprì come un fiore che sboccia, rivelando una calda luce, che dette vita ad una bellissima fata dai capelli color delle susine mature, con occhi verdi come il prato di primavera e guance lisce come le pesche.

- Caro mio principe, sono una fata

del bosco, e ti seguo dall’inizio del

tuo viaggio.

Ero con te quando sei stato deriso

Perché non avevi con te una scorta

o mille ricchezze, ero con te quando

hai incontrato il drago, ed ero con te

quando hai salvato la tigre.

Sei stato buono e coraggioso, non ti

sei mai fermato, neanche davanti

alle difficoltà.

Non importa ciò che hai, è ciò che

sei, che ti rende grande.

Non sono le pietre preziose che

dimostrano chi sei, ma il coraggio e

la bontà fanno vedere al mondo, ciò

che vale veramente il tuo cuore.

E tu Ezechiele, hai un cuore d’oro.

Ti dono ciò che tanto hai cercato, un regno da governare, un trono e dei sudditi.

Governa con saggezza ed i

tuoi desideri diverranno sempre

realtà. –

L’albero per magia si trasformò in un sontuoso castello e le albicocche, cadendo a terra, dettero vita al popolo di questo nuovo e meraviglioso regno.

Ezechiele, al fianco della sua fidata tigre, governò con saggezza, come la fata aveva detto, diventando un re generoso ed acclamato dal suo popolo.

Fine.

Mini Cake alla Mousse di Albicocche


La ricetta che ho deciso di abbinare a questa storia scritta da me è una mini cake con base cioccolatosa e mousse di albicocca, ho voluto ricreare "la magia" dell'albicocca che si trasforma in una luminosa fata, ho così trasformato le albicocche in una freschissima e golosissima mousse.

Per la mousse di albicocche:

4 albicocche
1 albume
7 cucchiai di zucchero
2 fogli di colla di pesce
250 ml di panna fresca
1 cucchiaino di succo di limone
1 pizzico di cremor tartaro
1 pizzico di pannafix

Montate la panna con pannafix, a parte montate l'albume con il cremor tartaro, riducete le albicocche in purea, e zuccheratele.
Ammollate la colla di pesce in acqua fredda, quando sarà morbida fatela fondere a fuoco basso in un pentolino ed unitela subito alla purea di albicocche.
Unite albume, panna montata e purea di mele, mescolate con una spatola, disponete la mousse sopra il cerchio di pan di spagna al cioccolato.
Trasferite in frigorifero e fate riposare circa 2 ore.
Quindi servite guarnendo con frutta fresca.

lunedì 19 marzo 2012

Il Contest Non Contest di Lovely Cake, Destinazione: Fès e Meknès, partecipate per ricevere regali da Marocco!!!

Eccomi qui con una bellissima notizia per me, e per voi!
Luca ha prenotato il mio regalo di compleanno, è si, prenotato, non sia mai che l'aereo parte senza di noi...
E' si, l'aereo, la partnza è decisa, il 18 maggio partiremo alla volta di Fès, ed il giorno seguente prenderemo il treno diretto a Meknès!
Vi ricordate la mia iniziativa di fare regalini portati dai miei viaggi ai miei sostenitori?
Si?
Bene, se non ve la ricordate potete sempre andare a rileggervela qui, altrimenti, vi ricordo che i primi 2 commenti più originali o che indicheranno cose tipiche o spedibili per posta, al post dove comunico la destinazione, cioè questo, avranno la possibilità di ricevere un regalo, che questa volta arriverà direttamente da Fès o da Meknès (Marocco), quindi che aspettate?
Commentate, commentate!!!
Se diventerete sostenitori del mio blog avrete non una, bensì 2 possibilitò di vincere!

sabato 17 marzo 2012

Millefoglie di Bufala con Cruditè di Gamberi, su fondente di Pomodori ed aria al Basilico

Penso, penso e ripenso, progetto, scrivo, annoto, cancello, riannoto, correggo, ma niente, la ricetta è buona, la bozza sul foglio è carina, gli ingredienti stanno bene insieme, ma niente, non mi convince, in questo periodo, periodo in cui sono veramente molto creativa, non riesco a completare una sola ricetta, o meglio, non riesco a capire cosa manca!
Non è una bella sensazione, è come salire una scala immaginaria e fermarsi prima di mettere entrambi i piedi sull'ultimo gradino, e, in questi casi, il consiglio migliore che posso dare è viaggiare, non serve andare lontani, zaino in spalla e scarpe comode per una giornata a volterra, oppure cappello di paglia, grandi occhiali da sole e vestito bianco per una cena a Bolgheri mentre il sole tramonta, sorseggiando un buon rosso.
L'importante è staccare la spina, hodersi una bella giornata, ed aspettare che quella benedetta ed immaginaria lampadina spenta, che alberga costantemente sopra la mia testa, si illumini, e spero di ricevere un'illuminazione da scienziato, che mi faccia esclamare "Eureka" come fece Archimede, non ci tengo proprio ad un illuminazione del tipo "Willy il Coiote" che puntualmente finisce con l'incontro di un incudine...
Il probelma dovrebbe essere in parte risolto, visto che io e Luca abbiamo trovato un volo, quindi, tenetevi pronti per provare a vincere nuove spezie!!!
Intanto, ho ideato questa ricetta, freschissima, preludio all'estate più che alla primavera, con la quale partecipo al Contest MSC Crociere e Le Strade della Mozzarella.
Quesa ricetta è freschissima, semplice da preparare ma di grande effetto, l'ho ideata appositamente per questo contest, gli ingredienti sono pochi, ma devono essere eccellenti!
Quindi munitevi di una buonissima mozzarella di bufala, di un ottimo olio extra vergine d'oliva Toscano, pomodori rossi, profumati e maturi, preferibilmente dell'orto, inzomma, avete capito no?
L'eccellenza dei migliori ingredienti racchiusa in un millefoglie di bufala, alternata da una tartare di gamberoni, su uno specchio di fondente di pomodori, il tutto coronato da una leggerissima aria di basilico appena colto.

Millefoglie di Bufala con Cruditè di Gamberi, su fondente di Pomodori ed aria al Basilico



Ingredienti per 2 persone:
2 mozzarelle di bufala g 150 l'una
4 gamberoni
3 pomodori rossi maturi
1 mazzetto di basilico
1/2 cipollina bionda
olio extra vergine d'oliva
sale e pepe
lecitina di soia

Per il fondente di Pomodoro

In una padella fate soffriggere la mezza cipollina a dadini, quando e orata unite i pomodori a tocchetti, fateli cuocere a fuoco bassissimo, quando saranno morbidissimi salateli, pepateli e frullateli con il minipimer.
Passate la purea ottenuta con un colino, aggiustate di sale, unite un filo abbondante d'olio e lasciate da parte a raffreddare.

Per l'aria di basilico:

con il minipimer frullate una manciata di foglie di basilico in mezzo bicchiere d'acqua con 1 cucchiaino di lecitina di soia, se volete ottenere un composto di un verde brillante unite qualche goccia di clorofilla.

Per la tartare di gamberoni

Sgusciate i gamberoni e tagliateli a tocchetti.
Salateli, conditeli con ottimo olio e mettete da parte

Componiamo il piatto:



Tagliate a strati molto fini la mozzarella e mettete da parte.
Adagiate sul fondo del piatto uno specchio di fondente di pomodori, quindi uno strato di mozzarella, uno di gamberi, uno di mozzarella e così via.
Ultimate coronando con l'aria di basilico, condite tutto con un filo d'olio, guarnite con una foglia di basilico fritto e qualche goccia di clorofilla.

giovedì 15 marzo 2012

Aspic di Fragole con Zabaione al Marsala e Panna alla Vaniglia

La voglia di creare è tanta, tantissima, il tempo?
Non molto, di quello non ce n'è mai abbastanza, e la primavera poi, quella mi fa venire una voglia di addormentarmi al sole, stile lucertola...
Così, mentre ho in cantiere un nuovo progetto ed una nuovissima linea di torte, sono qui a proporvi una mia ricetta, liberamente ispirata ad un dessert di Sadler, solo come forma però, perchè ho stravolto tutti gli ingredienti, ho mantenuto inalterata solo la forma, un aspic delizioso sopra uno zabaione, il tutto coronato da un ciuffetto di panna alla vaniglia, la mia versione prevede fragole, zabaione al marsala, cioccolato fondente e panna alla vaniglia (quella di Sadler invece prevedeva arance,zabaione al moscato e spuma all'anice).
Chi ha assaggiato questa mia versione, è rimasto molto soddisfatto, affermando che, nella semplicità dell'aspic viene esaltato il sapore della fragola, che si sposa a meraviglia con la panna alla vaniglia, e la sorpresa nello scoprire che lo zabaione al marsala è il tocco perfetto, è tanta, e tra stupore e meraviglia, non mi resta che regalarvi questa mia nuova ricetta che sa di primavera.

Aspic di Fragole con Zabaione al Marsala e Panna alla Vaniglia



Per 6 persone

Ingredienti per l'aspic:

300 g di fragole + altri 100 g per il succo
3 cucchiai di zucchero
5 fogli di colla di pesce
1 bicchiere di acqua
1/2 bicchiere di succo di fragole, ottenuto spremendo fragole fresche

Lavate le fragole e tagliatele a tocchetti, mettetele in un recipiente con i 3 cucchiai di zucchero, mescolate e lasciate riposare.
Intanto ammollate la gelatina in acqua fredda.
Con le fragole rimaste ricavate un succo, schiacciandole per bene, o frullandole e passandole al setaccio.
Scaldate l'acqua con lo sciroppo di fragole, quando bolle toglietela dal fuoco, aggiungete la gelatina e lasciate intiepidire, quando sarà tiepida unite le fragole a tocchetti, versate negli stampi e trasferite in frigorifero.

Per la panna alla vaniglia:


panna g 200
1 stecca di vaniglia
1 cucchiaio di zucchero a velo

Mescolate la panna con lo zucchero e con i semi della bacca di vaniglia, trasferite tutto nel sifone, caricatelo, agitatelo e lasciatelo riposare a testa in giù in frigorifero, agitate bene prima dell'uso.
In assenza del sifone è possibile utilizzare della semplice panna montata.

Per lo zabaione:


3 tuorli
3 cucchiai di marsala
50 g di zucchero
cioccolato fondente q.b

In una pentola unite tuorli, zucchero e marsala, sbattete con le fruste a fuoco vivo, in questo modo lo zabaione si rassoderà e non si smonterà nel piatto.
Appena lo zabaione risulta spumoso è pronto.

Componiamo il dessert:

Adagiate sul piatto uno specchio di zabaione, quindi rigatelo con il cioccolato fondente.
Sopra lo zabaione disponete delicatamente l'aspic di fragole, coronatelo con un ciuffetto di panna e decorate con riccioli di cioccolato fondente.


questa ricetta è stata realizzata con uno stampo silikomart

lunedì 12 marzo 2012

La Giornata dei Mestieri

Il mio forno è pieno di delizie che sprigionano un favoloso profumino di limone, i sacchettini sono sul tavolo, in attesa di essere riempiti con piccoli dolcetti, gli stampi a forma di orsetto attendono di essere imburrati...
Tutto questo è per la giornata dei mestieri, quelle giornate che si vedono nei telefilm americani, in cui i genitori vengono invitati agli asili dei propri figli per spiegare in cosa consiste il loro lavoro.
Io avevo in mente di far preparare ai bambini dei biscotti, per poi glassarli e mangiarli, ma, l'asilo non dispone di forno, quindi dovranno accontentarsi di aiutarmi a montare la panna, aromatizzarla con gli sciroppi, decorarla con gli zuccherini...
Ho comprato dei cappelli da chef di carta, perchè ho deciso che mi farò aiutare da due bambini, e, come ogni buon aiutante che si rispetti, dovranno essere muniti di cappello.
Da inzuppare nella panna, delle mini madeleine al limone candito.
Per finire, ogni bambino si porterà a casa un sacchettino con mini madeleine, biscotti all'amarena con zuccherini e piccole meringhe a forma di funghetto...

sabato 10 marzo 2012

Ciambellina di Cioccolato Amaro, Banane Caramellate al Rhum, Essenza di Liquirizia e Gelato di Vaniglia

Quando sfogliando il libro di Sadler ho trovato la ricetta di queste ciambelline di cioccolato, ne sono immediatamente rimasta colpita, ed ho deciso di prepararle.
C'è da dire, che la mia proverbiale pigrizia mi ha impedito di creare le decorazioni di caramello che coronano la vera ciambellina by Sadler, ma va bene così, i dessert sono stati spolverati, e l'equilibrio dei sapori era perfetto così, senza decorazioni di caramello.

Ciambellina di Cioccolato Amaro, Banane Caramellate al Rhum, Essenza di Liquirizia e Gelato di Vaniglia



Ingredienti per 10 persone:

Per la Ciambellina:
Cioccolato fondente g 250
zucchero a velo g 250
burro g 250
uova 4

In una casseruola fate sciogliere il cioccolato con il burro, intanto sbattete le uova con lo zucchero, quando sono ben montate unite il cioccolato, sbattete ancora, e trasferite l'impasto negli stampini da savarin, cuocere a bagnomaria in forno per 15 minuti a 200°.

Per le Banane Caramellate:
3 banane
zucchero di canna 150 g


Tagliate le banane in 3 pezzi, passatele nello zucchero e caramellatele con il cannello o sulla fiamma viva.

Per lo Sciroppo:
zucchero g 200
acqua g 50
panna liquida g 200
liquirizia g 3
rhum g 50

Fate caramellare lo zucchero con l'acqua, quindi aggiungete a filo la panna tiepida, la liquirizia ed il rhum.
Fate ridurre mescolando costantemente, fino ad ottenere uno sciroppo liscio ma piuttosto legato.
Fate raffreddare stando attenti che non si solidifichi.

Componiamo in dessert:
cacao amaro g 30
gelato alla vaniglia g 300
Con il caramello formate un cerchio al centro del piatto, quindi adagiatevi sopra il savarin spolverato di cacao amaro, nel foro centrale adagiare una pallina di gelato.
Disporre le banane caramellate, le decorazioni in caramello, e servite.


Se preferite un gusto più delicato potete sostituire lo sciroppo di liquirizia con del semplice caramello, io l'ho fatto per preparare il dessert a mia figlia, che non apprezza molto la liquirizia, ed ovviamente, data la sua età, meglio evitare anche il rhum.

venerdì 9 marzo 2012

Bavarese di Fragole con Cuore Caldo di Cioccolato Fondente

Ho ideato questa ricetta per una particolare occasione, che presto vi dirò, l'altra mattina mi sono trovata davanti, mentre ero a fare la spesa, dei magnifici cestini di fragolone, ed ho pensato bene di provarle.
Una volta arrivata a casa le ho assaggiate ed erano spettacolari, ho pensato bene quindi, di ritornare al supermercato, e prendere 3 cestini, con parte di esse ho preparato questa spettacolare bavarese, cremosa, fruttata, ed il mio tocco ci voleva, ho pensato bene di aggiungere una nota leggermente alcolica ed un cuore caldo al cioccolato fondente...
Ho abbinato ingredienti che secondo me si sposano a meraviglia: panna, fragole e cioccolato fondente.

Bavarese di Fragole con Cuore Caldo di Cioccolato Fondente


Ingredienti per 8 persone:

fragole g 500
panna fresca ml 350
zucchero g 250
vodka alla fragola 1 cucchiaio
gelatina in fogli g 12

cioccolato fondente g 100
fragole fresche per guarnire




Frullate le fragole con lo zucchero, fino ad ottenere una purea, unite la vodka, mescolate, e tenete da parte.
Ammollate i fogli di gelatina in acqua fredda.
Versate in un pentolino 100 g di purea di fragole e scaldatela a fuoco lento, quando sarà calda toglietela dal fuoco, unite la gelatina e mescolate bene.
Unite la salsa calda alla salsa fredda, mescolate bene e fate raffreddare, intanto montate la panna.
Unite la salsa di fragole alla panna, mescolando con una spatola, molto delicatamente per non smontare la panna.
Disponete negli stampi e fate riposare in congelatore per circa 1 ora.
Fate fondere il cioccolato fondente nel forno a microonde.
Dopo un ora la bavarese sarà bella soda, e pronta per essere sformata, impiattatela, guarnitela con le fragole tagliate a pezzetti, e coronatela con un cuore di cioccolato caldo fondente.

giovedì 8 marzo 2012

Signore e Signori, il vincitore delle Spezie di Marrakech è...

Eccoci arrivati a giovedì!!
E quindi è giunto il momento di svelare il nome del vincitore delle spezie che ho portato da Marrakech....
Avviso subito tutti coloro che questa volta non sono stati estratti: non disperate!!!
Essere sostenitori del mio blog vi fa accedere automaticamente alla prossima estrazione!!!
Non so dirvi cosa ci sarrà in palio nella prossima estrazione, perchè, come gia vi ho anticipato, farò un'estrazione ogni volta che tornerò da un viaggio, estrarrò 2 persone a caso dai miei sostenitori, selezionerò i 2 commenti più interessanti e che parlano di cose tipiche del posto in cui vado dal post del viaggio, e 2 li sceglierò io, in questo modo spero di dare la possibilità di ricevere qualcosa, a tutti.
La meta per il prossimo viaggio è ancora incerta, ma stiamo valutando Lisbona e Praga, vedremo più avanti cosa troveremo, ma comunque, il nostro prossimo viaggio breve, se tutto va bene, vorremmo farlo a maggio, quindi manca poco alla prossima estrazione!!!



Il commento estratto è questo:

La ricetta sarà pure sempre la stessa.. ma l'idea di farne delle monoporzioni a forma di mela è originalissima, mai vista prima, complimenti! Hai utilizzato uno stampino oppure hai sagomato a mano?
Visto che già ti seguo... non mi resta che incrociare le dita.
Grazie, anche per il bel dono che hai deciso e di fare e buona domenica!



Ciao Barbara, adesso finalmente posso risponderti!

Ho usato uno stampo per biscotti a forma di mela, ed è stato davvero divertente far diventare una torta classica, una monoporzione, quasi un gran biscotto; ma parliamo della tua vincita: spediscimi una mail con il tuo indirizzo, così procederò ad inviarti le spezie!


Chi invece non è stato estratto partecipa automaticamente all'estrazione di maggio, quindi incrociate le dita!

Ed attenzione, ricordatevi di tornare a lasciare un commento sul post del mio prossimo viaggio (ovviamente vi avvertirò)!!!

mercoledì 7 marzo 2012

Vellutata panna, Zafferano e Cozze

Ultimo giorno per provare a vincere un pacchettino di spezie di marrakech!!!
Vi ricordo che basta andare al post "mini apple cake" lasciare un commento ed essere miei sostenitori (questo vi darà la garanzia di partecipare automaticamente alla prossima estrazione!!!), tra poche ore ci sarà l'estrazione, quindi, in bocca al lupo!!!!!
Intanto, mentre aspetto di estrarre il fortunato, o la fortunata, vi lascio con una ricetta un'pò insolita, adatta per quelle cene con ospiti un'pò chic, bella calda e speziata, accompagnata da piccoli e soffici panini all'aglio, o perchè no, anche fredda, a pranzo, con fette di pane tostato.
Questa ricetta Francese è di Joanne Harris, vi ricordate il libro, ed il film Chocolat?
Bene, è proprio la scrittrice di Chocolat che scrive questa ricetta, che adesso io darò a voi, con delle piccol modifiche che non potevo non fare...
Ingredienti per 6 persone:

Vellutata panna, Zafferano e Cozze

3 cucchiai di olio d'oliva
3 scalogni tritati
2 grandi spicchi d'aglio schiacciati
50 g di farina
1 lt di brodo di pesce (io ho usato un brodo fatto con i gusci dei gamberi)
3 bustine di zafferano
200 ml di panna fresca
200 ml di vino bianco
1 kg di cozze
sale, pepe
prezzemolo


Scaldate l'olio e soffriggete gli scalogni, e l'aglio, mescolando energicamente unite la farina ed allungate con il brodo, unite lo zafferano e la panna, fate addensare.
In una pentola a parte fate cuocere le cozze con un filo d'olio, a metà cottura sfumatele con il vino bianco, fate evaporare, toglietele dal fuoco e fatele raffreddare.
Unite il sughetto di cottura delle cozze (filtrato) alla zuppa, e le cozze sgusciate, fate cuocere per qualche minuto,aggiustate di sale, pepate, unite il prezzemolo tritato e servite.

martedì 6 marzo 2012

Salame di Tonno con Patate

Pasqua si avvicina, ed è ora di cercare idee carine per il menù, ovviamente ci saranno delle uova sode, e vi darò dei consigli per presentarle in modo originale e carinissimo, e poi, non possono mancare stuzzichini e antipastini golosi!!
Il salame di tonno è ottimo per accompagnare le uova, ed un paio di anni fa vi avevo proposto la stessa ricetta, ma senza patate, questa invece, è molto più delicata, ed il salame viene molto soffice.

Ne approfitto per ricordarvi che avete tempo fino a domani a mezzanotte per partecipare al mio "contest non contest" per provare a vincere le spezie di marrakech, basterà essere sostenitori del mio blog e lasciare un commento al post "mini apple cake".

Salame di Tonno con Patate




2 patate grandi
250 g di tonno sott'olio
40 g di parmigiano grattugiato
3 uova
1 pizzico di sale
erba cipollina (facoltativa)
sale e pepe
pangrattato


Lessate le patate, pelatele e schiacciatele, mettetele da parte.
Intanto unite tutti gli ingredienti tranne le uova nel mixer, unite anche le patate e tritate fino ad ottenere un composto cremoso, quindi unire le uova sbattute ed azionate ancora il mixer.
Regolate il composto di sale e pepe, unite del pangrattato per rassodare il composto, quindi disponetelo in una garza (un asciughino pulito, un tovagliolino di cotone) date la forma di salame, fermate le estremità con lo spago e lessate in acqua bollente.
Fate raffreddare prima di tagliare!!!
Servite accompagnando con uova sode o maionese.

lunedì 5 marzo 2012

Finte Chioccioline al Pesto e la mia intervista su "Il Tirreno"

Carissime lettrici e carissimi lettori, oggi su Il Tirreno di Livorno c'è una mia intervista, una pagina interamente dedicata a me, ed ai miei dolci!
Fa davvero uno strano effetto aprire il giornale, sfogliarlo, e trovare un'intera pagina dedicata a me; ringrazio la giornalista M.Antonietta Schiavina, che mi ha intervistata e che ha fatto davvero un ottimo lavoro.
Chiusa questa breve parentesi (sappiate che a breve troverete l'articolo nella sezione del blog: "dicono di me") ne apro subito un'altra: la mia iniziativa di regalare le spezie che ho preso a Marrakech sta avendo successo, e ne sono felice!
Per chi non ne fosse a conoscenza, sappiate che, mercoledì. alle 24.00 in punto, estrarrò 1 fortunato vincitore, che riceverà 4 tipi di spezie diverse, che ho portato in Italia dal mio recentissimo viaggio a Marrakech, le regole sono pochissime e semplicissime: basta essere sostenitori del mio blog e lasciare un commento al post "mini apple pie", per chi volesse leggere per intero il regolamento di questa mia iniziativa, basta cliccare qui.
Scoprirete così che ci sono moltissime possibilità di vincere (spezie,ingredienti tipici, libricini di ricette, dolcetti e cose varie che porterò dai miei viaggi).
Ma passiamo alla ricetta di oggi, semplicissima, come le ultime ricette che vi ho dato in questi ultimi giorni.

Finte Chioccioline al Pesto


Adattissima per un rinfresco a tema "fatato", per i compleanni dei bambini, o perchè no, per un aperitivo spiritoso.
Si tratta di una "ricetta non ricetta", basterà infatti stendere la pasta sfoglia, tagliarla in piccole striscioline, e spennellarle con il pesto (con la salsa di noci sono divine, potete usare anche sugo di funghi, pesto rosso...ecc ecc).
Arrotolate le striscioline lasciando un pezzettino di sfoglia non arrotolato alla fine, spennellate anche il guscio estrnamente ed infornate fino a cottura.

sabato 3 marzo 2012

Mini Apple Cake


Sabato mattina, un sole splendido, sono appena tornata a casa, dopo un bel giro di shopping alla piccola fiera con i banchetti provenienti da tutta Italia, shopping ristoratore a base di formaggi, ottimo pane cotto a legna e 2 piantine di menta ed origano.
Finalmente menta, è il caso di dire, dopo essere tornata da Marrakech mi è presa la fissa di consumare tè alla menta, in ricordo della vacanza, ed ovviamente ci vuole la menta fresca, e so che l'anno scorso ne avevo piantati 4 tipi diversi sul mio terrazzo, ma il gelo e la neve hanno distrutto tutto, compreso il gelsomino, quindi, se volete inviarmi un piccione viaggiatore che sparge semi nei mie vasi sappiate che è ben accetto.
Inutile darvi la ricetta di queste mini apple pie, la forma è diversa, sono monoporzioni, ma la ricetta è questa, sempre la solita.
Scrivo questo post per fare un regalo....
Vi ricordate il post di qualche giorno fa?
Dove scrivevo che da ogni viaggio invierò dei regalini?
Bene, le 9 persone fortunate erano gia state scelte, ma siccome mi dispiace un sacco non aver dato la possibilità di "partecipare" a tutti, ho deciso di arrivare a 10, quindi, tra tutti i commenti lasciati dai sostenitori del mio blog a questo post, ne estrarrò uno che riceverà dei sacchettini di spezie di Marrakech, non dovete fare praticamente niente, basta essere sostenitori e lasciare un commento qua sotto, non ci sono banner da esporre, però se con il passaparola volete invitare qualcuno mi fate felice.
Il fortunato riceverà una busta contenente profumatissime spezie dal Marocco, l'estrazione avverrà mercoledì, quindi, avete tempo!!!
Non vi ho detto che quando sono andata a spedire i pacchettini speziosi, alla posta si sono fermati tutti, dalla signora dietro di me, a quella che etichettava i pacchettini, in tutto lo stanzone risuonavano solo -uooo--hmmmm- fino a che la signora della posta tutta ecitata mi ha chiesto_ma, ma...sono profumatissimi, che delizia c'è dentro?- ed io ho risposto -spezie di marrakech- ho profumato tutte le poste heheheheh.....

venerdì 2 marzo 2012

Cake Soffice allo Yogurt

Questa torta è molto particolare, davvero molto soffice, ottima da servire il pomeriggio accompagnata da un buon tè, adesso, per dirvi qual'è la particolarità di questa torta devo prenderla un'pò larga, come al solito del resto, Luca dice che la capacità di sintesi non rientra tra le mie qualità ;P
Vi ho dato la ricetta del paneer, che io adoro, e, se avete letto la ricetta, o se l'avete provata, avrete sicuramente notato che lo scarto è notevole, e qui entra in gioco questa ricetta; con il siero, ciò che rimane dalla preparazione del paneer, si possono fare tante cose, torte, biscotti, c'è chi lo utilizza per marinare la carne...
Io vi do la ricetta della torta, semplice, e soffice.

Cake Soffice allo Yogurt



Ingredienti:

3 uova
200 ml di siero
320 gr di farina
100 g di burro fuso
95 g di yogurt alla stracciatella
1 bustina di lievito
150 g di zucchero

Sbattete uova e zucchero fino ad ottenere uno zabaione spumoso e bianco, quindi unite tutti gli altri ingredienti, versate nella teglia ed infornate a 180° per circa 55 minuti.

giovedì 1 marzo 2012

Semifreddo Gianduia e More






La Lindt mi ha invitata a creare qualcosa per Pasqua con i loro prodotti, io ho chiesto del cioccolato fondente e del Gianduia, avevo ben chiaro in mente cosa volevo realizzare.
Una mini cake, che ultimamente mi piacciono tanto, che mi ricordasse le giornate passate in campagna con la mia famiglia.
Quando mi è stato chiesto di creare qualcosa per pasqua, che non fosse necessariamente un uovo, ho rievocato nella mia mente i ricordi della mia infanzia, quando per noi "pasqua" era sinonimo di "braciata in campagna".
Con io che, appena arrivata alla terra di nonno, correvo nel pollaio a prendere le uova delle galline, nel capanno per prendere le patate e di corsa al fianco di mio nonno che si occupava di controllare brace e fiamme.
Aiutata da mia nonna preparavo patate e uova, ed attendevo con impazienza che la brace fosse spenta, per metterle a cuocere sotto la cenere, al tempo avevo un manuale di come vivevano gli Indiani d'America, e da amante della storia che voleva diventare archeologa, nonostante i miei 7 anni, studiavo abitudini di vita e stili culinari di altre civiltà, cercando di immedesimarmi il più possibile per capire bene il loro punto di vista, così, attraversai una fase in cui patate cotte sotto la cenere e tentativi di arrostire pannocchie su pietre poste sopra alle fiamme, rappresentavano una prospettiva di vita allettante.
Insieme all'andare nel bosco a colare il gesso nelle impronte che volpi e cinghiali lasciavano nel fango.
Ma senza ombra di dubbio, oltre le scorpacciate e le passeggiate in cerca di impronte ciò che mi ricorda di più le giornate di pasqua e pasquetta passate in campagna sono le passeggiate con mio nonno, in cerca di bacche selvatiche e frutti nascosti.
Mio nonno mi insegnava a riconoscere gli alberi da frutto dalle foglie, mi diceva quale bacche erano buone e quali no, mi svelava i posti dove si nascondeva l'asparagina, pronta a donare tanti buoni asparagi selvatici, mi insegnava a riconoscere l'aglio selvatico e i funghi.
Ma nel mio cuore, i miei frutti preferiti, tra i tanti che quella terra ci donava erano le more selvatiche ed i fichi, e quando arrivava il momento della raccolta non vedevo l'ora di poterne gustare la marmellata...
Le more, erano oggetto fisso della mia attenzione, saltavo di gioia appena i rovi si riempvano di candidi fiorellini, attendevo con impazienza appena le more erano verdi e dure, le contemplavo quando diventavano rosse ed aspre, chiedendomi come faceva mia nonno a mangiarle così, e mi imbrattavo le mani di viola appena erano mature, facendomi prendere sulle spalle da nonno per poter arrivare a prendere quelle più in alto.
La Pasqua per me era diventata, con il tempo, l'occasione per vedere a che punto erano le more, la speranza che maturassero prima, un'pò come quando da piccoli si crede che spostando le lancette dell'orologio arrivi prima l'ora della merenda....

Ho voluto creare un dolce che mi ricordasse i momenti felici trascorsi in campagna, aspettando le more e scartando uova di cioccolato mentre mia nonna preparava il caffè con la vecchia caffettiera, direttamente sulla brace, con quel profumo inconfondibile di chicco tostato che si spandeva nell'aria.

Pan di Spagna al cioccolato fondente al profumo di chicco di caffè:

Ingredienti per 3 mini cake:

220 gr di cioccolato fondente Lindt
80 ml di caffè
120 gr di burro morbido
170 gr di zucchero
60 gr di farina
mezza bustina di lievito
4 uova


Mettere il caffè in un pentolino con la cioccolata a scaglie, fate sciogliere ed amalgamate tutto per bene.
Senza far raffreddare trasferite il composto e con le fruste amalgamatevi 4 tuorli,lo zucchero, la farina ed il lievito.
Montate a neve gli albumi, ed incorporateli delicatamente con un mestolo al composto di cioccolato e caffè.
Infornate a 170 ° per 50 minuti, se la superficie tende a cuocere troppo rapidamente coprite con un foglio di alluminio.
Sfornate e fate raffreddare per bene.
Togliete la crosticina e ricavate 3 cerchi con un coppapasta o uno stampino, alti circa 2 dita, metteteli da parte.

Per la mousse di Gianduia:

150 g di gianduia Lindt
5 tuorli

Montate i tuorli con le fruste, e nel mentre fate sciogliere il gianduia al microonde.
Unite il gianduia fuso ai tuorli e sbattete ancora, trasferite in frigorifero a solidificare per una decina di minuti, intanto preparate il ripieno.

Velluto blu
ovvero ripieno vellutata di more di bosco.

100 g di more di bosco
1 cucchiaio di zucchero a piacere

Ovviamente se non trovate le more di rovo andranno benissimo quelle congelate.

Schiacciate con una forchetta 100 g di more, unite un cucchiaio di zucchero se necessario, scaldate sul fuoco e passate al colino per eliminare i semini, mettete da parte.

More glassate al gianduia:

9 more grandi o 12 piccole

150 g di gianduia

Fate fondere il gianduia a microonde e, una volta fuso ed intiepidito, intingetevi metà delle more, scolatele e mettetele da parte a solidificare.

Componiamo il dessert:

Disponete i cerchi di pan di spagna alla base dei coppa pasta, quindi riempiteli per metà di mousse di gianduia, mettete nel congelatore per qualche minuti, affinche la superficie si solidifichi, quindi toglieteli dal congelatore, unite al centro un cucchiaino di vellutata di more di bosco, quindi ricoprite con altra mousse di gianduia e livellate.
Trasferite in congelatore fino al momento di servire.
Quando volete servire il dessert toglietelo da congelatore, sformatelo, adagiatelo su un piatto, fatelo riposare a temperatura ambiente circa 7 minuti e servite guarnando con le more glassate e magari qualche fogliolina di menta.

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